Le rilevazioni più recenti delineano un rimbalzo dell’inflazione nell’area dell’Eurozona e in Francia, in gran parte guidato dal caro energia.
I pronostici indicano che l’incremento dei prezzi al consumo sarà visibile già a marzo: la previsione per l’Eurozona è di un valore intorno al 2,6% anno su anno, contro l’1,9% di febbraio, mentre la Francia partirebbe da un livello molto più basso e salirebbe a percentuali comunque contenute nel breve periodo. Questo andamento riflette soprattutto movimenti nei prezzi dei carburanti e nel mercato del gas, che per ora non si sono ancora trasmessi in modo pervasivo al core dell’inflazione.
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Il quadro numerico e la natura del rimbalzo
Per l’Eurozona le stime parlano di un aumento mensile dei prezzi pari a circa 1,4% m/m per marzo 2026, valore nettamente superiore al 0,6% registrato a marzo 2026. La componente che spinge maggiormente è il petrolio Brent e i relativi prodotti energetici, mentre il dato di core inflation dovrebbe restare stabile sui livelli recenti, attorno al 2,4% tendenziale. Alcuni grandi Paesi mostrano accelerazioni sensibili: la Germania potrebbe registrare un’accelerazione di 0,8 punti percentuali fino a circa il 2,8%, e la Spagna salirebbe verso il 3,3%. È importante sottolineare che, sebbene il rialzo mensile ricordi certi scatti osservati in passato, il fenomeno di contagio ai prezzi di beni e servizi appare per il momento meno esteso rispetto a situazioni precedenti.
Il caso della Francia
In Francia le previsioni indicano un aumento dell’inflazione armonizzata a circa il 1,7% anno su anno a marzo (con l’indice INSEE stimato sull’1,6%): si tratta di un rimbalzo rispetto all’1,1% di febbraio (INSEE a 1%). Gran parte del movimento deriva da una stima di crescita dei prezzi dei carburanti nell’ordine del 17% per il mese di marzo, cifra comparabile agli scatti visti in marzo 2026. Inoltre, l’autorità di regolazione energetica ha annunciato un aumento del prezzo di riferimento del gas del 15% in maggio, elemento che dovrebbe spingere l’inflazione armonizzata francese oltre la soglia del 2% in maggio (prevista intorno al 2,1%). La core inflation francese, tuttavia, è attesa in un orizzonte di breve termine sostanzialmente stabile rispetto ai livelli recenti.
Segnali dalle imprese e rischio di spillover sui prezzi core
I sondaggi di attività economica offrono indizi utili sulla potenziale trasmissione dei rincari energetici al resto dell’economia. Le indagini della Commissione Europea mostrano un saldo sulle aspettative di prezzi a tre mesi pari a circa +20 nell’industria e nel commercio, valori in aumento mese su mese ma ben lontani dai picchi di marzo 2026. Anche i questionari INSEE indicano una crescita delle pressioni sui costi di produzione, ma con un livello di passaggio ai prezzi di vendita più controllato rispetto al passato. In pratica, i dati segnalano un aumento degli input price, ma non ancora un ampio trasferimento al selling price nel secondo trimestre, sebbene il settore alimentare presenti una maggiore sensibilità rispetto ad altri comparti.
Confronto con marzo 2026
La differenza principale rispetto a marzo 2026 sta nell’ampiezza e nella natura del contagio: allora il rialzo dei carburanti (con picchi di oltre il 19% m/m) si sommò a forti aumenti dei prezzi alimentari e si diffuse rapidamente alla core inflation, in particolare ai prezzi dei beni. Nel contesto attuale, pur con un impulso energetico paragonabile su base mensile, la dinamica dei prezzi dei beni e dei servizi rimane più contenuta e l’effetto secondario sul core dovrebbe manifestarsi in misura più graduale, salvo shock più intensi sul fronte dell’offerta energetica o su materie prime industriali.
Scenari per la politica monetaria e implicazioni per i mercati
L’evoluzione del conflitto in Medio Oriente, con riferimento particolare alle tensioni intorno allo stretto di Hormuz, è il principale fattore d’incertezza per i prezzi del petrolio. Nel nostro scenario più probabile il Brent si manterrebbe oltre i USD 100/barile fino alla fine del secondo trimestre, con interruzioni logistiche e attacchi mirati ma senza danni strutturali massicci agli impianti: un aggravamento della situazione potrebbe però spingere il prezzo molto più in alto. L’aumento prolungato dei costi energetici tenderà ad amplificare i prezzi dell’elettricità (ad eccezione della Francia, dove la dipendenza dal gas è minore) e a esercitare pressioni maggiori sul core nel semestre successivo.
Alla luce di questi elementi, la nostra traiettoria di politica monetaria segnala la possibilità di un inizio di stretta da parte della BCE a partire da giugno, con un’aggiunta cumulata stimata in circa 75 punti base entro l’autunno nello scenario base. I mercati, nel frattempo, prezzano tre rialzi da 25 punti base nel corso del 2026 (giugno, luglio e dicembre), sebbene la tempistica e la dimensione degli interventi restino sensibili agli sviluppi geopolitici e alle prove di persistenza dell’inflazione. In conclusione, consumatori e operatori finanziari devono prepararsi a una fase di maggiore volatilità indotta dal fronte energetico, mentre la BCE manterrà alta la vigilanza per evitare che un ritardo nell’azione trasformi un picco temporaneo in un’inflazione più diffusa.
