Nel periodo compreso tra fine marzo e aprile, a seguito del crollo avviato nell’ottobre 2025, quindici grandi attori del mondo finanziario hanno risposto in modo sorprendente: nessuno ha ridotto le proprie partecipazioni in criptovalute. Al contrario, alcune realtà hanno raffinato le proprie strategie acquistando ulteriori quote, dimostrando una resilienza rara nei mercati volatili.
Resilienza istituzionale di fronte a un mercato in ribasso
Le interviste condotte con fondi di dotazione, fondazioni, fondi pensione pubblici, fondi sovrani, family office e società quotate hanno rivelato che la decisione di non vendere non è stata motivata dal calo dei prezzi. Le ragioni citate ruotano attorno a eventuali inversioni normative a una crisi di credibilità del settore e alla perdita della tesi di investimento originaria. In pratica, il prezzo è stato considerato un segnale secondario rispetto a fattori strutturali.
Quote di esposizione e utilizzo di ETF spot
Le allocazioni dichiarate variavano dallo 0,5% al 13% del patrimonio investibile, con la maggior parte dei partecipanti che si collocava tra l’1% e il 2%. Quasi tutti gli intervistati hanno già adottato o intendono adottare ETF spot su Bitcoin, passando gradualmente da collocamenti privati o custodie dirette a strumenti negoziati in borsa. Questo trend evidenzia un orientamento verso soluzioni più liquide e regolamentate.
Preferenze tra Bitcoin, Ether e Solana
Tra le criptovalute possedute, il Bitcoin (BTC) è emerso come la prima e principale scelta, spesso considerata una riserva di valore comparabile all’oro. Le istituzioni lo mantengono a lungo termine e lo collocano come elemento di diversificazione patrimoniale. Al contrario, Ether (ETH) e Solana (SOL) sono trattati come scommesse più contenute, con orizzonti di investimento più brevi e condizioni di vendita predefinite.
Condizioni per l’uscita da Ether e Solana
Gli intervistati hanno indicato che la decisione di liquidare ETH o SOL dipenderà dalla capacità delle reti di generare valore tangibile. In particolare, se la crescita dell’uso in settori come le stablecoin, la finanza decentralizzata (DeFi) e la tokenizzazione non tradurrà benefici concreti per i token, le istituzioni valuteranno un’eventuale dismissione. Alcune realtà hanno già dichiarato di non vedere un legame chiaro tra l’utilizzo di applicazioni DeFi e il valore sottostante dei token.
Il ruolo della normativa e delle prospettive future
Il contesto regolamentare rimane il driver più critico per le decisioni di aggiustamento del portafoglio. Una svolta normativa sfavorevole potrebbe innescare vendite, mentre un quadro più chiaro e favorevole favorirebbe ulteriori acquisti. Nel frattempo, la fiducia istituzionale in Bitcoin si consolida, mentre Ether e Solana devono ancora dimostrare il proprio valore a lungo termine per conquistare posizioni più stabili.
Questo approccio suggerisce una maturazione del settore, dove la strategia di investimento si basa più su analisi fondamentali che su reazioni emotive al prezzo.



