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19 Settembre 2026

Nuove norme sulla confisca dei beni digitali in Italia

Il nuovo decreto stabilisce procedure obbligatorie per il sequestro e la confisca delle cripto‑attività, includendo il trasferimento delle chiavi private alle autorità competenti.

Nuove norme sulla confisca dei beni digitali in Italia

Il 16 settembre 2026 il Consiglio dei ministri ha dato via libera al decreto legislativo che recepisce la direttiva UE 2024/1260. Si tratta della prima norma italiana che disciplina in modo dettagliato il sequestro e la confisca di beni digitali, tra cui le criptovalute e altre cripto-attività. L’intervento nasce per colmare un vuoto normativo, consentendo alle autorità di intervenire in maniera efficace contro il riciclaggio, la criminalità organizzata e gli abusi di mercato che sfruttano le monete virtuali.

Entrata in vigore del decreto di attuazione della direttiva UE 2024/1260

Il testo, già esaminato in via preliminare il 14, è stato approvato in sede definitiva nel mese di settembre e entrerà in vigore entro pochi mesi. Le disposizioni introdotte rafforzano gli strumenti di recupero patrimoniale, permettendo di sottrarre il profitto illecito anche quando i beni direttamente utilizzati per il reato non siano suscettibili di sequestro. In tali situazioni, la legge autorizza la confisca ampliata che può riguardare beni di valore analogo o trasferiti a terzi consapevoli dell’intento criminoso.

Sequestro preventivo delle cripto-attività

Per quanto riguarda gli asset digitali, il provvedimento prevede una modalità operativa specifica. Le cripto-attività devono essere trasferite sotto il controllo dell’autorità giudiziaria; se la tecnologia lo permette, vengono acquisite anche le chiavi crittografiche private. Il possesso delle chiavi consente alle autorità di gestire, bloccare o liquidare le monete senza l’intervento del soggetto sottoposto al sequestro. Qualora il trasferimento delle chiavi risultasse impraticabile, viene adottata una procedura tecnica idonea a garantire il controllo esclusivo delle risorse digitali.

Meccanismi di confisca e ruolo del Fondo unico giustizia

Le criptovalute sequestrate concorreranno al Fondo unico giustizia istituito per raccogliere i beni oggetto di confisca e reindirizzarli verso iniziative di carattere pubblico. All’interno del Fondo è previsto un servizio dedicato alla gestione del portafoglio digitale, con infrastrutture altamente sicure. Le specifiche tecniche, i requisiti di sicurezza e le modalità operative saranno definite in un successivo decreto del Presidente del Consiglio, garantendo così la continuità della custodia e la tracciabilità dei beni.

Gestione delle chiavi private e collaborazione con i provider di servizi

Quando le cripto-attività sono custodite presso un fornitore di servizi, il provvedimento obbliga l’intermediario a ricevere il mandato di esecuzione del sequestro. Il comunicato dall’autorità raggiunge anche l’emittente della moneta, se identificabile, assicurando che tutti gli attori nella catena di custodia siano informati. La copia delle chiavi private viene poi inserita in un ambiente sicuro gestito dalle autorità, evitando ogni rischio di utilizzo improprio da parte del soggetto sequestrato. Questa procedura è considerata cruciale per impedire il trasferimento o la trasformazione dei beni digitali durante la fase di accertamento.

Con l’obbligo di trasferimento delle chiavi, la possibilità di confisca ampliata e l’integrazione nel Fondo unico giustizia, le autorità dispongono di un arsenale completo per intervenire in modo rapido ed efficace, riducendo al contempo i costi di gestione e preservando il valore dei beni sequestrati.

Autore

Edoardo Vitali

Edoardo Vitali ha coordinato la copertura della ristrutturazione del mercato ittico di Palermo, sostenendo la linea editoriale sulla trasparenza fiscale. Capo redattore economia, porta in redazione un tratto pragmatico e un dettaglio personale: conserva ancora taccuini degli incontri in Sala delle Lapidi.