La presidente della Commissione europea ha presentato in conferenza stampa, il 9 giugno, una proposta per il ventunesimo pacchetto di misure restrittive rivolte alla Russia. Il documento mira a stringere ulteriormente il controllo su tre macrosettori: energiaservizi finanziari e commerciocon l’obiettivo dichiarato di limitare le entrate che finanziano lo sforzo bellico.
Questa esposizione è una relazione introduttivaper diventare normativa dovrà ottenere l’approvazione unanime dei 27 Stati membri nel Consiglio dell’Unione europea. Nelle righe seguenti vengono riassunte le principali proposte e gli aspetti concreti che potrebbero essere adottati.
Sospensione temporanea dell’adeguamento automatico del tetto al prezzo del petrolio
Al centro del capitolo energia c’è la decisione di bloccare l’adeguamento automatico del tetto al prezzo del petrolio russo, attualmente fissato a 44,10 dollari al barile. Il meccanismo, introdotto nel 2026 e reso variabile l’anno successivo, avrebbe dovuto ricalibrarsi sulla base del prezzo medio di mercato: la proposta odierna chiede invece di mantenere il livello corrente fino a gennaio del prossimo annoper evitare che shock esterni, come la chiusura dello Stretto di Hormuz, producano un aumento momentaneo dei ricavi russi.
Secondo la Commissione, questa pausa darà tempo ai mercati di stabilizzarsi e impedirà che il rialzo dei prezzi traduca immediatamente in maggiori entrate per Mosca. La misura si pone come alternativa al piano più radicale che era stato in studio in precedenza, cioè il divieto totale dei servizi marittimi per le petroliere russe, opzione che ha perso consenso tra alcuni Stati membri con importanti settori portuali.
Estensione delle restrizioni alla cosiddetta «flotta ombra»
Il pacchetto prevede inoltre l’inserimento di altre 30 navi nella lista nera della flotta ombraportando l’elenco a oltre 600 unità già oggetto di limitazioni d’accesso ai porti e ai servizi europei. Per la prima volta la proposta intende sanzionare anche le imbarcazioni e gli operatori che forniscono assistenza logistica a quelle petroliere, ad esempio con rifornimenti o servizi tecnici, nel tentativo di interrompere le pratiche di cambio bandiera e spegnimento dei sistemi di tracciamento usati per eludere i divieti.
Allargamento dei divieti finanziari e nuovo strumento per le piattaforme crypto
Sul fronte finanziario la proposta estende il divieto di transazioni con soggetti europei a ulteriori 31 banche russe. L’intento è di comprimere ulteriormente l’accesso di istituti selezionati ai mercati e ai servizi europei. Parallelamente, il pacchetto punta a colpire fino a 20 operatori esteri di piattaforme e servizi legati ai crypto-asset che avrebbero facilitato l’elusione delle sanzioni.
Oltre alle singole black list, la proposta introduce l’idea di uno strumento giuridico nuovo che consentirebbe di vietare in modo più strutturato i servizi cripto provenienti da paesi terzi quando risultino implicati nell’aiuto a soggetti sanzionati. L’obiettivo dichiarato è creare un effetto deterrente verso gli Stati che ospitano piattaforme utilizzate per aggirare le restrizioni.
Limitazioni commerciali mirate e divieto di ingresso per ex combattenti
Nel capitolo commerciale il pacchetto amplia l’elenco di materiali soggetti a controllo, inserendo ulteriori metalli e leghe impiegati nei settori aerospaziale e della difesa, oltre a nuove restrizioni su componenti e sistemi legati all’uso dei droni, come attrezzature di supporto a terra, contromisure elettroniche e sistemi di lancio.
Per la prima volta le misure includono anche restrizioni sul commercio ittico: sono previste limitazioni all’importazione di alcuni prodotti della pesca e il divieto totale per altre categorie, come il merluzzo, con l’intento di ridurre fonti di guadagno non militari del paese target.
Infine, rispondendo a richieste di alcuni Stati membri, la proposta introduce un divieto di ingresso nello spazio Schengen per chi abbia partecipato attivamente all’invasione, una misura che estende le sanzioni personali oltre i meri asset finanziari e commerciali.
Alcuni dossier controversi rimangono aperti: fra questi la situazione di un impianto di produzione di allumina in Irlanda, di proprietà di una società russa, che ha alimentato dibattiti politici sull’opportunità di ulteriori restrizioni. Inoltre, iniziative più radicali, come il divieto totale dei servizi marittimi per il trasporto di petrolio russo, restano al momento in bilico a causa delle divergenze tra Stati membri.



