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Patteggiamento da 40 milioni permette il salvataggio di Banca Progetto

La vicenda di Banca Progetto ha trovato una svolta decisiva grazie a un’intesa negoziata con la Procura di Milano.

Dopo settimane di incertezze legate a possibili sequestri e responsabilità amministrative, l’istituto commissariato ha concordato un patteggiamento pari a circa 40 milioni di euro, un passo che ha riaperto il percorso per la ricapitalizzazione e per l’attivazione delle garanzie pubbliche bloccate.

L’accordo, che ora attende il via libera del giudice per l’udienza preliminare, ha effetti concreti sul piano di salvataggio coordinato dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD) e supportato da un gruppo di grandi banche italiane. Il superamento delle incertezze legali ha favorito il proseguimento delle operazioni che mirano a rimodellare l’attivo e il capitale della banca.

La natura dell’intesa con la magistratura

Il fulcro dell’intesa è il patteggiamento, ovvero un accordo con la Procura che fissa un importo massimo come soluzione della controversia penale. In questo caso i magistrati hanno indagato su finanziamenti sospetti, tra cui prestiti garantiti dallo Stato tramite il MCC e finanziamenti a soggetti ritenuti vicini alla criminalità organizzata. La definizione del tetto economico ha tolto molti dubbi agli investitori coinvolti nel salvataggio e ha permesso lo sblocco delle condizioni contrattuali ferme da settimane.

Perché il patteggiamento è cruciale

Con il patteggiamento la banca e la Procura evitano un processo lungo e incerto, traducendo il rischio giudiziario in un onere economico predeterminato. Questo meccanismo ha consentito al FITD di accollarsi la cifra concordata e di garantire così la stabilità dell’operazione di salvataggio. La riduzione dell’incertezza legale è stata la condizione necessaria perché il gruppo di banche potesse confermare il proprio impegno finanziario nel progetto di ristrutturazione.

Elementi principali del piano di salvataggio

Il piano si articola su più mosse finanziarie: un aumento di capitale da 750 milioni che sarà sottoscritto dal FITD, la cessione di sofferenze e altre attività problematiche e la cartolarizzazione di portafogli in bonis. Al centro dell’operazione è un fondo di apporto che acquisterà circa 2 miliardi di NPL, partecipato al 50% da Amco e per il restante 50% dal pool bancario formato da Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Banco Bpm e Bper. Questo schema mira a ripulire il bilancio e a ristabilire fiducia nel modello di business.

Vendita NPL e cartolarizzazione

La strategia prevede la cessione di circa 2 miliardi di crediti deteriorati e la cartolarizzazione di circa 1 miliardo di crediti performing. La separazione tra portafoglio problematico e crediti in bonis serve a ridurre la volatilità patrimoniale e a creare strumenti più chiari per i futuri investitori. L’operazione coinvolge anche società di gestione e servicer specialistici per massimizzare il valore recuperabile dai crediti ceduti.

Prossime tappe e impatti sul controllo societario

Con il via libera all’accordo con la Procura, sono rimaste solo alcune formalità procedurali: l’ok del gip sul patteggiamento e le assemblee convocate per definire ufficialmente l’aumento di capitale e i nuovi organi sociali. Le assemblee previste per il 27 e il 31 marzo rappresentano i momenti in cui sarà perfezionato l’intervento e abolito il commissariamento. Al termine delle operazioni, il controllo sarà prevalentemente nelle mani del pool bancario con circa il 90,1% del capitale, mentre il FITD manterrà una quota residua pari al 9,9%.

Secondo i commissari che hanno seguito l’iter, Lodovico Mazzolin e Livia Casale (assistiti da Lazard), l’accordo segna la conclusione di un anno di lavoro intenso e restituisce stabilità all’istituto. Restano sullo sfondo le indagini in altre procure e alcuni sequestri operati dalla Guardia di Finanza, ma il perimetro economico dell’intervento ora è definito e il piano di ristrutturazione può procedere senza il freno dell’incertezza giudiziaria.

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