Il 8 aprile 2026 è emersa l’indicazione che Teheran stia valutando di imporre un pedaggio in criptovalute alle navi che attraversano lo Stretto di Hormuz.
Secondo le fonti, la misura sarebbe parte di un accordo temporaneo collegato a una tregua di due settimane tra Iran e Usa e avrebbe l’obiettivo dichiarato di monitorare i carichi e prevenire trasferimenti illeciti di armi. Il piano prevede che le petroliere cariche paghino l’equivalente di un dollaro per barile tramite valute digitali, mentre i transiti a vuoto resterebbero gratuiti.
Il meccanismo operativo descritto implica che ogni nave debba inviare via email la dichiarazione del carico alle autorità iraniane, che poi comunicherebbero il pedaggio da versare in bitcoin o simili. Le autorità avrebbero un tempo molto limitato per ricevere il pagamento, una procedura pensata per ridurre il rischio di sequestro dei fondi legato alle sanzioni e per sfruttare la minore tracciabilità delle valute digitali. L’ipotesi, riportata da più testate, riporta anche che il prezzo del bitcoin in quel periodo viaggiava intorno a 71.600 dollari, con un rialzo indicato del 3,87%.
Indice dei contenuti:
Come funzionerebbe la tariffazione e la logistica del transito
Nella pratica ogni petroliera dovrebbe dichiarare i barili trasportati e attendere la valutazione di Teheran prima di ricevere il via libera. Il pagamento in criptovalute sarebbe effettuato in pochi secondi dal permesso, un elemento fondamentale per impedire l’intervento di terze parti che possano bloccare o confiscare i fondi. In aggiunta, il Consiglio supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano potrebbe imporre alle navi di seguire la rotta più vicina alla costa iraniana per facilitare i controlli e ridurre i tempi di ispezione.
Dimensioni e costi per le grandi navi
Una Very Large Crude Carrier (VLCC) può trasportare fino a circa due milioni di barili: applicando la tariffa prevista, il conto per singola nave diventa significativo. Anche se la proposta parla di 1 dollaro per barile, il totale per le grandi unità si tradurrebbe in somme elevate da trasferire in valute digitali. I tempi stretti per il trasferimento e la logica di instradare il traffico vicino alla costa rendono la procedura una combinazione di controllo marittimo e monitoraggio finanziario.
Conseguenze economiche e impatto sui mercati
Se confermata, la misura trasformerebbe lo stretto in una fonte di entrate potenzialmente molto rilevante per la Repubblica islamica; alcuni osservatori ipotizzano entrate pari a decine di miliardi di dollari annui. Il costo del pedaggio verrebbe probabilmente trasferito lungo la filiera fino al consumatore finale, contribuendo ad aumentare il prezzo dell’energia. Inoltre, la sospensione o il rallentamento dei transiti aumenterebbe il costo delle assicurazioni marittime e ridurrebbe la capacità di trasporto disponibile nel breve termine.
Assicurazioni, operatori e cronologia dei flussi
Le società di assicurazione e le grandi compagnie di navigazione hanno già espresso forte preoccupazione: il rialzo dei premi per i rischi bellici e la cautela degli armatori potrebbero allungare i tempi di sblocco delle navi in attesa. Dati di monitoraggio marittimo indicavano la presenza di circa 187 petroliere cariche per oltre 170 milioni di barili nella regione, con migliaia di navi potenzialmente influenzate dalla nuova disciplina. Il risultato sarebbe un aumento dei costi logisti e una minore immediatezza nel riassorbire il backlog di carichi.
Rischi geopolitici e scenari futuri
La proposta di pedaggi in criptovalute si colloca in un quadro geopolitico teso: rappresenta uno strumento di pressione che mette in gioco non solo l’economia ma anche la sicurezza regionale. Paesi del Golfo e attori internazionali potrebbero reagire, temendo che il controllo del transito si trasformi in un potere contrattuale permanente. Allo stesso tempo, l’uso di valute digitali solleva questioni sul rispetto delle sanzioni e sulla tracciabilità dei flussi finanziari.
Infine, la decisione definitiva spetterebbe al Consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniano, e molte incognite restano aperte: dalla durata della tregua all’adesione delle compagnie di navigazione. In assenza di certezze, gli operatori internazionali potrebbero privilegiare la cautela, contribuendo a un prolungato periodo di volatilità per i prezzi dell’energia e per i costi del trasporto via mare.
