Il mondo della finanza di progetto è in fermento dopo le recenti dichiarazioni del Presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, Angelo Domenico Perrini. Durante un’audizione presso la Commissione Ambiente della Camera, Perrini ha illustrato le posizioni del CNI riguardo alle risoluzioni Mazzetti e Bonelli, che mirano a riformare la disciplina della finanza di progetto alla luce di una recente sentenza della Corte di giustizia dell’Unione Europea.
La sentenza in questione, emessa il 5, ha sollevato importanti questioni sul diritto di prelazione del promotore, un tema che tocca da vicino i professionisti tecnici coinvolti nei partenariati pubblico-privato. Perrini ha sottolineato che la finanza di progetto ad iniziativa privata è ormai lo strumento più utilizzato per bandire questi partenariati, e che i responsabili unici del progetto (RUP) devono gestire le conseguenze della sentenza.
Le risoluzioni Mazzetti e Bonelli: complementari e non alternative
Perrini ha chiarito che le due risoluzioni non sono viste come alternative, ma come complementari. La risoluzione Bonelli offre un percorso operativo utile, differenziato per fase della procedura, e prevede il coinvolgimento degli Ordini professionali nell’aggiornamento delle linee guida per i RUP. La risoluzione Mazzetti, invece, aggiunge un tassello importante: la certezza giuridica per i contratti già in esecuzione e proposte tecniche concrete per il futuro della finanza di progetto.
Tra le proposte tecniche di Mazzetti, Perrini ha evidenziato i criteri premiali, le valutazioni non tabellari e le semplificazioni per i piccoli PPP, che vanno nella stessa direzione della richiesta di riforma della risoluzione Bonelli. Il CNI ha proposto un testo unificato che unisca il protocollo operativo di Bonelli con la clausola di certezza giuridica di Mazzetti per i rapporti già consolidati.
Le proposte del CNI per la riforma
Il CNI ha avanzato tre proposte principali. La prima è l’adozione di un singolo testo che unisca le due risoluzioni. In secondo luogo, si chiede che le proposte tecniche di Mazzetti su premialità e semplificazione confluiscano nella riforma degli articoli 175 e 193 già chiesta da entrambe le risoluzioni. Infine, si chiede al Governo di sollevare formalmente il punto presso la Commissione, nell’ambito del dialogo già aperto sulla procedura di infrazione.
Perrini ha anche segnalato un aspetto tecnico importante: secondo i primi commenti, il Consiglio di Stato avrebbe qualificato il vizio della prelazione come annullabilità e non nullità. Se confermato, significherebbe che non c’è una caducazione automatica: gli atti non impugnati nei termini resterebbero validi. Questo chiarimento aiuterebbe a evitare letture troppo drastiche della sentenza.
La posizione del CNI e la disponibilità a collaborare
Perrini ha ribadito l’importanza di agire rapidamente per evitare che si accumulino nuove procedure costruite su un meccanismo di cui non è ancora certa la compatibilità con il diritto europeo.
La discussione sulle risoluzioni Mazzetti e Bonelli è stata conclusa dalla Commissione Ambiente della Camera il 4 agosto 2026, con l’approvazione della risoluzione conclusiva n. 8-00107. Questa risoluzione impegna il Governo ad adottare iniziative urgenti per garantire la continuità delle procedure già avviate e ad adeguare l’ordinamento interno alla sentenza della Corte di giustizia UE.



