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9 Giugno 2026

Rallentamento in Australia: perché gli economisti vedono un rischio crescente di recessione

Il pil è cresciuto solo dello 0,3% nel primo trimestre del 2026 e alcuni economisti avvertono che la fase di rallentamento è appena iniziata; analisi su inflazione, occupazione e investimenti che tengono banco in Australia

Rallentamento in Australia: perché gli economisti vedono un rischio crescente di recessione

Il quadro economico australiano presenta segnali di rallentamento misurabili: nel primo trimestre del 2026 il prodotto interno lordo è aumentato di appena 0,3% su base trimestrale, sotto il consenso di Bloomberg dello 0,5% e vicino al nowcast del Melbourne Institute dello 0,4%. Questi numeri coincidono con un contesto internazionale turbolento e hanno riacceso il dibattito sui rischi di recessione, mentre la Reserve Bank of Australia mantiene l’obiettivo di riportare l’inflazione nel suo target.

Contrazione del reddito pro capite e pressione sul mercato del lavoro

Nel trimestre citato il reddito nazionale pro capite è sceso dello 0,1%segnando la prima contrazione dall’inizio del 2026. Questo fenomeno riflette un mix di consumi più deboli e di costi essenziali in aumento che erodono il potere d’acquisto delle famiglie. A aprile il tasso di disoccupazione è salito al 4,5%un dato che rafforza le previsioni di una progressiva debolezza nel mercato del lavoro.

Harry Murphy Cruise, responsabile della ricerca economica e del commercio globale per Oxford Economics Australiasottolinea che la spesa delle famiglie pro capite è destinata a restare sostanzialmente piatta nel 2026 e che una minore dinamica delle assunzioni potrebbe portare la disoccupazione vicino al 5% nel periodo fino al 2027. Questi cambiamenti incidono direttamente sulla domanda interna e sulla capacità dell’economia di sostenere la crescita.

Inflazione, tassi e l’orizzonte temporale della RBA

L’inflazione rimane sopra il target del 2–3% fissato dalla RBAaggravata dallo shock sui prezzi del petrolio legato agli eventi in Medio Oriente. Ian Harper, membro del consiglio della RBA, ha ribadito che “we expect inflation to be with us for a while” e che le proiezioni della banca non prevedono il rientro della misura sottostante dell’inflazione nel target prima del 2027né il ritorno al punto medio del band prima del 2028. Queste stime giustificano la disposizione a mantenere o aggiustare la politica monetaria a seconda dell’evoluzione dei dati.

La banca centrale affronta un dilemma: tassi più alti aiutano a smorzare l’inflazione ma aumentano il rischio di soffocare la crescita. Tra le dichiarazioni ufficiali emerge una consapevolezza dell’incertezza: “Well, none of us really knows. We’re taking our best guess here.” Questo approccio riflette la complessità delle scelte di politica monetaria in un contesto con shock esogeni e segnali domestici di rallentamento.

Possibile ritmo dei rialzi e impatto sugli indicatori

Alcune previsioni suggeriscono ulteriori stretta dei tassi: AMP, per esempio, valuta l’ipotesi di due ulteriori aumenti entro fine anno, mentre altri operatori vedono almeno un rialzo aggiuntivo. Le tre aumenti già effettuate in febbraio, marzo e maggio hanno già contribuito a raffreddare la crescita; la questione ora è se ulteriori irrigidimenti possano spingere l’economia verso una decisa contrazione.

Produttività, investimenti e il ruolo dei data centre

Un elemento strutturale che pesa sulla crescita è la produttività: una misura come il PIL per ora lavorata è diminuita dello 0,6% nel trimestre, con un incremento annuo di appena 0,3%. Diana Mousina, vicedirettore della ricerca economica di AMPha definito questa dinamica come un “massive drag” sull’economia, perché abbassa la capacità potenziale di espansione e incide sul tenore di vita nel medio termine. AMP stima le probabilità di recessione entro i prossimi 12 mesi intorno al 30%.

Sul fronte degli investimenti, emerge però un elemento positivo: la forte spinta nelle spese per data centre ha alimentato una crescita privata del 3,6% nel trimestre, trainata da un aumento del 16,3% negli acquisti di macchinari e attrezzature. Questo boom ha però un’elevata intensità di importazioni per la tecnologia necessaria, e quindi l’effetto netto sul PIL è stato attenuato dal contributo negativo della bilancia commerciale.

Nel complesso, gli indicatori macro riflettono una fase di transizione: crescita molto contenuta del PIL, pressione inflazionistica persistente, produttività in flessione e una risposta della politica monetaria che resta vincolata all’obiettivo di riportare l’inflazione nel band. Come sintetizza la valutazione pubblica, “GDP is likely to contract in Q2” è una delle ipotesi allo studio da parte di alcuni economisti, che temono l’eventualità di due trimestri consecutivi di contrazione e quindi di una recessione tecnica.

Autore

Niccolò Conforti

Niccolò Conforti ha seguito il lancio di una startup napoletana in un incontro al Centro Direzionale, sostenendo una linea editoriale pro-innovazione nel settore fintech. Analista fintech, porta un dettaglio biografico: mantiene un registro delle prime pitch a cui ha assistito a Napoli.