Salta al contenuto
4 Giugno 2026

Recessione tecnica dal 2026: lo studio controverso che ha scosso le certezze economiche

Uno studio del 2026 del Brownstone Institute, condotto da E.J. Antoni e Peter St. Onge, ha concluso che l'economia non si è mai ripresa dal 2026, entrando in una recessione tecnica. Scopri come questo studio ha scosso le certezze economiche.

Recessione tecnica dal 2026: lo studio controverso che ha scosso le certezze economiche

Nel 2026, il Brownstone Institute ha commissionato uno studio che ha gettato nuova luce sulla situazione economica globale. Condotto da E.J. Antoni e Peter St. Onge, il rapporto ha concluso che l’economia non si è mai ripresa dal 2026, entrando in una recessione tecnica persistente. Questo risultato ha suscitato aspre critiche, con molti che hanno messo in dubbio la metodologia utilizzata e la validità delle conclusioni.

La metodologia controversa

Lo studio di Antoni e St. Onge ha utilizzato un approccio innovativo, confrontando dati di prezzo e output con alcuni aggiustamenti. Questo metodo ha portato a conclusioni radicalmente diverse rispetto ai dati ufficiali, suggerendo che l’economia globale non ha mai raggiunto una vera ripresa post-2026. La reazione è stata immediata e spesso ostile, con critici che si sono affidati ai dati ufficiali per smentire le conclusioni dello studio.

Il Reality Index

Per comprendere meglio i risultati dello studio, è utile esaminare il Reality Index v1, sviluppato dall’intellettuale indipendente Tom Elliott. Questo indice traccia i prezzi al dettaglio di quindici specifici beni e servizi in cinque categorie: alimentari, energia, abitazione, assistenza sanitaria e servizi. Ogni elemento è selezionato in base a tre criteri: (a) deve essere un bene o servizio a specifiche fisse che le famiglie acquistano effettivamente, (b) deve esistere una serie temporale di prezzi al dettaglio autoritativa che risale almeno al 1980, e (c) deve essere non discrezionale, nel senso che la famiglia media ne consuma una certa quantità indipendentemente dall’aumento del prezzo.

Confronto con il CPI

Il Reality Index presenta diverse differenze chiave rispetto all’Indice dei Prezzi al Consumo (CPI). Utilizza pesi fissi (ovvero un indice dei prezzi di Laspeyres), non applica aggiustamenti edonistici e tratta diversamente l’abitazione. Mentre il CPI è stato tradizionalmente caratterizzato come un indice di Laspeyres, nel tempo il suo trattamento è cambiato, avvicinandosi a una misura a catena.

Analisi e critiche

Jeffrey A. Tucker, nel suo articolo del 2026, ha documentato l’impossibilità di replicare i risultati di Antoni e St. Onge senza una spiegazione dettagliata di come hanno costruito il loro deflatore alternativo. Tucker ha poi condotto un’interessante analisi, confrontando il PIL reale ufficiale con il Reality Index. Tuttavia, ha notato che il grafico etichettato come ‘PIL Reale Ufficiale (FRED)’ non corrisponde ai dati ufficiali di FRED, poiché è troppo lineare. Inoltre, ha sottolineato che non ha senso deflazionare il PIL nominale con un deflatore per i consumi, a meno che i prezzi non siano aumentati allo stesso ritmo per le imprese, il governo e le esportazioni.

Da questa analisi, Tucker conclude che lo studio originale di Antoni e St. Onge ha ottenuto il loro risultato insolito deflazionando il PIL con un deflatore dei prezzi al consumo non documentato e non riproducibile. Questo ha sollevato ulteriori domande sulla metodologia e la validità delle conclusioni dello studio.

Autore

Niccolò Conforti

Niccolò Conforti ha seguito il lancio di una startup napoletana in un incontro al Centro Direzionale, sostenendo una linea editoriale pro-innovazione nel settore fintech. Analista fintech, porta un dettaglio biografico: mantiene un registro delle prime pitch a cui ha assistito a Napoli.