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Come agire dopo una sottrazione di criptovalute
La sottrazione di criptovalute tramite inganno colpisce investitori privati e operatori del settore. Le transazioni sulla blockchain sono percepite come irrevocabili e gli indirizzi risultano pseudonimi, ma non completamente anonimi. I dati raccontano una storia interessante: l’immediatezza delle azioni successive influisce direttamente sulle possibilità di recupero.
Questo articolo descrive in modo operativo le azioni prioritarie nella fase iniziale e le principali strategie investigative e legali da attivare. Giulia Romano, ex Google Ads specialist che si occupa di marketing data-driven, sottolinea l’importanza del fattore tempo e indica quali strumenti e interlocutori coinvolgere per trasformare un episodio potenzialmente definitivo in un percorso di tutela concreto.
Conservare e documentare ogni elemento digitale
Subito dopo la scoperta della truffa è fondamentale preservare ogni traccia utile per le indagini. Devono essere salvati screenshot delle conversazioni, gli hash delle transazioni e gli indirizzi dei wallet coinvolti. Vanno inoltre archiviati le e‑mail ricevute, le ricevute di bonifico e i messaggi inviati su Telegram o WhatsApp. Registrazioni di call, copie di contratti e condizioni di investimento possono risultare decisive per ricostruire i fatti.
Dal punto di vista procedurale, questi elementi costituiscono documentazione informatica acquisibile e valutabile nel processo penale. Eliminare account o profili per istinto rischia di compromettere la catena probatoria; conservare i dati facilita l’acquisizione dei log e la ricostruzione dei movimenti. I dati raccolti dovranno poi essere messi a disposizione degli investigatori e del legale per le azioni successive, inclusi eventuali richiami alle piattaforme di servizio e alle autorità competenti.
Analisi tecnica on-chain: seguire il flusso dei fondi
Dopo le prime attività investigative e il coinvolgimento del legale, l’analisi on-chain consente di ricostruire i movimenti dei fondi. Il punto di partenza è la raccolta di transaction id, indirizzi pubblici e timestamp. Questi elementi permettono di verificare dove e come siano stati instradati i fondi, informazione utile per le richieste agli exchange e per le segnalazioni alle autorità competenti.
La blockchain garantisce pseudonimato, non anonimato assoluto. Ogni trasferimento è pubblico e, mediante strumenti di blockchain forensics, gli analisti possono collegare transazioni a cluster di indirizzi, exchange centralizzati o servizi di conversione. L’analisi individua pattern quali frazionamento dei fondi, conversione in stablecoin o instradamento verso servizi di mixing, elementi che definiscono possibili strategie di recupero o azioni legali.
Giulia Romano, ex Google Ads specialist, osserva che i dati forniscono indicazioni operative chiare: identificare i punti di ingresso negli exchange, conservare le evidenze temporali e condividere le informazioni tecniche con gli inquirenti accelera le procedure. L’analisi on-chain rappresenta uno strumento determinante per orientare le richieste di blocco degli asset e per predisporre eventuali azioni civili o penali.
Quando l’intervento tecnico è più efficace
Subito dopo la sottrazione le probabilità di recupero aumentano in modo significativo. Se i fondi non sono stati ancora sottoposti a offuscamento tramite conversioni complesse o bridge cross-chain, gli analisti possono tracciare i movimenti e identificare i wallet riceventi. Questa ricostruzione consente di indirizzare le richieste investigative verso punti specifici della catena di transazioni.
La relazione forense on-chain redatta dall’analista fornisce un allegato tecnico utile da presentare con la querela. Il documento dettaglia indirizzi, direzioni dei flussi e tempi delle transazioni, elementi necessari per le richieste di blocco degli asset e per l’avvio di azioni civili o penali. I dati disponibili nelle fasi iniziali determinano in larghissima misura l’efficacia delle misure successive.
Come strutturare una querela efficace e gli strumenti cautelari
Dopo le prime fasi di raccolta dati, la querela deve presentare con chiarezza chi agisce e cosa si contesta. La parte offesa deve descrivere i fatti in ordine cronologico e qualificare i reati ipotizzati, per esempio truffa e, se del caso, frode informatica o accesso abusivo. Vanno indicati gli elementi probatori digitali disponibili, come indirizzi wallet, hash delle transazioni e le piattaforme coinvolte, e formulata esplicita richiesta di acquisizione dei log dagli exchange e di cooperazione internazionale.
È possibile richiedere il sequestro preventivo delle somme o dei beni pertinenti quando sussiste il concreto pericolo di dispersione, ai sensi del codice di procedura penale. La giurisprudenza ha riconosciuto la compatibilità di questo strumento anche per risorse digitali: la Corte di Cassazione, sezione seconda penale, ha più volte ritenuto che i valori detenuti su strumenti digitali possano costituire profitto di reato (si veda, tra le altre, le sentenze n. 26807 e n. 42415). Tale orientamento giuridico giustifica misure cautelari tese a preservare l’effettiva disponibilità delle risorse digitali in vista dell’accertamento penale.
Cooperazione con exchange e segnalazioni antiriciclaggio
Dopo la presentazione della querela, è opportuno inoltrare segnalazioni formali agli exchange coinvolti per richiedere il congelamento degli account sospetti. Le piattaforme dispongono di procedure interne conformi alla normativa antiriciclaggio per la gestione di operazioni anomale.
Se la transazione è stata effettuata tramite bonifico o carta, è possibile attivare una contestazione presso l’istituto di credito per bloccare o recuperare le somme. La segnalazione all’exchange e la contestazione bancaria devono essere corredate dalla documentazione già raccolta nella fase iniziale, per favorire verifiche rapide.
La collaborazione tra autorità giudiziarie, forze dell’ordine, istituti bancari e piattaforme di scambio accelera l’identificazione dei responsabili e può incrementare le probabilità di recupero dei fondi.
Azioni civili e iniziative collettive
Quando una frode coinvolge più vittime sulla medesima piattaforma, il coordinamento tra danneggiati riduce i costi e aumenta l’impatto investigativo. Questa strategia facilita la raccolta di prove comuni e rafforza le richieste di collaborazione internazionale e il coinvolgimento delle autorità competenti. Inoltre, il collegamento con segnalazioni a operatori finanziari e piattaforme di scambio accelera l’identificazione dei responsabili e può incrementare le probabilità di recupero dei fondi.
In ambito civile, chi subisce il danno può costituirsi parte civile nel procedimento penale per ottenere il risarcimento del danno patrimoniale e, se previsto dalla normativa, del danno non patrimoniale. Secondo l’analisi di Giulia Romano, ex Google Ads specialist, un’azione collettiva consente economie di scala nelle spese legali e una strategia processuale unificata, elementi utili per massimizzare l’efficacia delle istanze risarcitorie.
Perché il tempo è il fattore determinante
Entro il primo mese dopo l’incidente le tracce sulle diverse chain restano più riconoscibili. I responsabili spesso frammentano, convertono e instradano i fondi su più servizi, come mixing, bridge e conversioni in stablecoin, rendendo il tracciamento progressivamente più difficile. Agire tempestivamente aumenta la probabilità di ottenere risposte utili dalle piattaforme e di sfruttare i exchange logs ancora disponibili.
La gestione efficace richiede un coordinamento tra competenze legali e tecniche. L’avvocato struttura l’azione giudiziaria; l’analista on-chain fornisce la base tecnica per le contestazioni probatorie. Solo un approccio integrato e tempestivo trasforma un evento apparentemente irreversibile in una concreta opportunità di recupero.
Nella sua esperienza in Google, Giulia Romano osserva che la tempestività ottimizza anche la strategia procedurale collettiva. Il coordinamento tra vittime consente economie di scala nelle spese legali e una strategia processuale unificata, elementi utili per massimizzare l’efficacia delle istanze risarcitorie. L’intervento rapido favorisce inoltre la tracciabilità e l’azione concertata degli operatori di mercato.
Il prossimo sviluppo atteso riguarda il miglioramento delle procedure di risposta degli exchange e l’aumento delle operazioni congiunte tra avvocati e analisti. Un intervento tempestivo resta l’elemento chiave per conservare prove utili e per incrementare le possibilità di recupero.
