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Rialzo dell’inflazione in eurozona e Francia: cause e conseguenze

Negli ultimi mesi si osserva un’inversione di tendenza nelle dinamiche dei prezzi nell’Eurozona e in Francia.

Dopo una fase di decelerazione, le stime indicano un ritorno a ritmi di inflazione più elevati: per marzo prevediamo un valore del 2,6% su base annua nell’Eurozona (rispetto a 1,9% a febbraio) e un aumento in Francia, partita da una base molto più bassa (1,1% a febbraio) fino al 1,7% in marzo, con un’ulteriore salita attesa al 2,1% in maggio. Questo scenario mette in luce come fattori esterni possano rapidamente alterare il corso della dinamica dei prezzi.

Le proiezioni non nascono dal vuoto: dietro i numeri si leggono grandi movimenti di mercato e segnali provenienti dalle imprese. In particolare, la spinta arriva dall’aumento dei prezzi dell’energia, che ha provocato un impatto immediato sull’inflazione headline ma non si è ancora tradotto pienamente nei prezzi al consumo esclusi gli energetici. I sondaggi con le imprese segnalano una ripresa dei costi di input, mentre la trasmissione verso i prezzi di vendita appare, al momento, limitata per il secondo trimestre.

Perché l’energia guida il rialzo

Il ruolo dell’energia è centrale: le oscillazioni dei prezzi energetici influenzano direttamente molti capitoli del paniere dei consumi e hanno un effetto immediato sull’inflazione headline. L’energia è spesso la componente più volatile e, quando risale, trascina con sé la misura complessiva dei prezzi. Allo stesso tempo, il fenomeno non si estende istantaneamente alle componenti core perché queste ultime rispecchiano una maggiore inerzia e richiedono tempo prima di assorbire gli aumenti dei costi. In questo quadro il termine inflazione core indica la misura che esclude voci volatili come energia e alimentari e serve per valutare la tendenza sottostante dell’inflazione.

Canali di trasmissione e tempi

I canali attraverso cui i rincari energetici colpiscono il resto dell’economia passano per i costi di produzione, i servizi energeticamente intensivi e la fiducia delle imprese. I sondaggi mostrano un aumento dei prezzi degli input, segnale che i costi a monte stanno crescendo; tuttavia, la loro trasformazione in aumenti dei prezzi di vendita dipende da fattori come margini aziendali, concorrenza e contratti a breve o lungo termine. Nel breve periodo, quindi, è plausibile osservare uno scatto dell’inflazione headline seguito da un ritardo prima che l’inflazione core reagisca in maniera sostenuta.

Cosa dicono le imprese e le prospettive per i prezzi core

I rapporti con il mondo produttivo spiegano perché l’aumento dei costi non si è ancora tradotto compiutamente in prezzi finali. I più recenti sondaggi indicano che le imprese stanno affrontando costi più elevati, ma non intendono rialzare i prezzi in modo significativo nel secondo trimestre: la capacità di assorbimento dei rincari nei margini e la contestuale concorrenza limitano il trasferimento immediato sui consumatori. Questo non esclude però un’evoluzione diversa nei mesi successivi, quando la persistenza dei costi potrebbe obbligare a ripensare le strategie di prezzo.

Quando potrebbe reagire l’inflazione core

Le proiezioni segnalano che l’inflazione core dovrebbe intensificarsi nella seconda metà dell’anno: l’effetto ritardato dei costi energetici e la progressiva riduzione dello spazio per assorbire gli aumenti nei margini aprono la strada a un aumento più generalizzato dei prezzi. Il concetto di pass-through — ossia la trasmissione dei costi ai prezzi finali — è cruciale qui: quando questo processo accelera, l’inflazione diventa meno dipendente da shock transitori e più radicata nel sistema economico.

Implicazioni per la politica monetaria

Le prospettive di una ripresa dell’inflazione core hanno conseguenze dirette sulle scelte delle autorità monetarie. Se la tendenza confermasse un trasferimento più ampio dei rincari ai prezzi di vendita, la BCE potrebbe rivedere la propria strategia e interrompere la fase espansiva o neutrale della politica. Le nostre previsioni indicano che la banca centrale potrebbe iniziare una fase di inasprimento a partire da giugno, con un incremento cumulato di circa 75 punti base entro l’autunno, condizione che rifletterebbe la necessità di riportare l’inflazione verso l’obiettivo.

Scenario operativo per la BCE

Nel breve periodo la BCE valuterà attentamente segnali come la persistenza dell’aumento dei prezzi energetici, l’evoluzione dei salari e la dinamica dei prezzi core. Una decisione di aumentare i tassi fin dall’estate sarebbe motivata dal rischio di un’entrata in una fase di inflazione più duratura; d’altro canto, la banca centrale dovrà bilanciare l’azione con la prospettiva di crescita economica, evitando di soffocare la ripresa con un inasprimento prematuro.

In sintesi, il quadro delineato dai dati e dai sondaggi mostra un ritorno dell’inflazione trainato dall’energia e da un aumento dei costi di input, con una reazione ritardata dei prezzi core che potrebbe manifestarsi nella seconda metà dell’anno e spingere la BCE verso un possibile inasprimento a partire da giugno. Per riferimento, questo aggiornamento è stato pubblicato il 30/03/2026 00:00.

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