Il quadro con cui si apre la discussione è chiaro: le stime indicano un ritorno dell’inflazione a livelli non più visti dalla stagione estiva del 2026.
Secondo le previsioni, per marzo l’Eurozona registrerà un tasso annuo di 2,6% y/y (in aumento rispetto all’1,9% di febbraio). In Francia, partendo da una base più bassa (1,1% a febbraio), si prevede un incremento a 1,7% a marzo, con un’ulteriore salita fino a 2,1% a maggio. Pubblicato: 30/03/2026 00:00.
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Le cause del rimbalzo: energia e pressioni sui costi
Il motore principale dietro questa inversione di tendenza è l’impennata dei prezzi dell’energia. Questo shock ha un effetto diretto sui contatori dei consumatori e su molti settori produttivi, ma non si è ancora tradotto completamente in una crescita dei prezzi «di base». Per chiarire il concetto: con inflazione di fondo (o core inflation) ci si riferisce alla dinamica dei prezzi al netto delle componenti volatili come energia e alimentari; al momento queste componenti volatili stanno guidando la variazione aggregata mentre la inflazione di fondo resta relativamente contenuta.
Segnali dalle imprese: input sì, prezzi di vendita no
Le rilevazioni congiunturali tra le aziende mostrano un ritorno della pressione sui prezzi degli input, ossia quello che le imprese pagano per materie prime e servizi. Tuttavia, questi rilievi non segnalano ancora una traslazione ampia verso i prezzi di vendita nella seconda parte del primo semestre. In altre parole, i costi stanno crescendo ma le imprese non sembrano aver iniziato a scaricarli sui consumatori in misura evidente nel secondo trimestre, né in Francia né nell’Eurozona.
Il caso Francia: partenza bassa, aumento graduale
La traiettoria francese merita un approfondimento: partendo da un tasso di 1,1% a febbraio, il paese dovrebbe osservare un aumento fino a 1,7% a marzo e proseguire verso il 2,1% a maggio. Questo percorso riflette come la Francia fosse inizialmente meno esposta alle spinte inflazionistiche recenti, ma ora riceva l’eredità dell’aumento energetico. Il ritmo è però più moderato rispetto alla media dell’Eurozona, il che implica effetti differenziati su consumi e redditi reali.
Effetti domestici e comportamento dei consumatori
Un aumento graduale dell’inflazione influenza il potere d’acquisto e le scelte di spesa: famiglie e imprese potrebbero rinviare acquisti discrezionali o rivedere investimenti. Anche le attese di inflazione giocano un ruolo: se i consumatori percepiscono la ripresa dei prezzi come temporanea, il comportamento di spesa rimane contenuto; se invece si aspettano una persistenza, la dinamica dei consumi può amplificare le pressioni inflazionistiche. Le politiche fiscali e gli interventi di sussidio energetico possono attenuare questi effetti nel breve periodo.
Impatto sulla politica monetaria e scenari della BCE
Guardando alla politica monetaria, la previsione di un ritorno dell’inflazione di fondo nella seconda metà dell’anno è il fattore decisivo. Se l’inflazione di fondo dovesse effettivamente intensificarsi, la BCE potrebbe reagire con un irrigidimento della politica monetaria. Le nostre proiezioni indicano l’avvio di tale stretta già da giugno, con un aumento cumulato di 75 punti base entro l’autunno. Questo percorso riflette la necessità di riportare le attese inflazionistiche sotto controllo senza soffocare la ripresa economica.
Scenari e rischi per i mercati
Il sentiero descritto non è privo di incertezze: uno shock energetico più prolungato o una rapida trasmissione dei costi ai prezzi finali accelererebbero la necessità di intervento della BCE, mentre una normalizzazione dei mercati energetici o un rallentamento della domanda potrebbero attenuare la pressione sui prezzi. Per gli investitori, ciò significa che incertezza sui tassi e sulla crescita rimane elevata; per i policymaker, l’equilibrio tra stabilità dei prezzi e sostegno alla crescita diventerà ancora più delicato.
In sintesi, il rimbalzo dell’inflazione nell’Eurozona e in Francia appare guidato da fattori energetici con trasferimenti ai prezzi di fondo previsti nella seconda metà dell’anno. Le indagini aziendali segnalano pressioni sui costi ma non ancora una traslazione massiccia sui prezzi di vendita nel secondo trimestre. La risposta della BCE, se confermata, dovrebbe tradursi in una normalizzazione dei tassi a partire da giugno e in un aggiustamento cumulativo di 75 punti base entro l’autunno, con implicazioni significative per consumi, investimenti e mercati finanziari.