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Rischi e opportunità nel fintech dopo il calo degli investimenti del 2025

Il nuovo stress test del fintech: cosa dice la liquidità del 2025
I numeri parlano chiaro: nel 2025 gli investimenti globali in fintech sono diminuiti di circa il 22% rispetto al 2024, secondo dati aggregati di mercato.

Questo calo ha esercitato pressione sulla liquidity e sulla capitalizzazione delle startup più esposte al funding su base trimestrale, con effetti visibili sui piani di crescita e sulle scelte di raccolta capitale.

Contesto e ricordi della crisi del 2008

Marco Santini, ex Deutsche Bank e analista fintech, osserva che molte dinamiche attuali richiamano gli errori precedenti. Nella sua esperienza in Deutsche Bank, la combinazione di insufficiente diligenza e compressione degli spread ha amplificato shock sistemici durante la crisi del 2008. Chi lavora nel settore sa che i flussi di funding sono ciclici: quando si riducono, emergono rapidamente problemi di liquidity anche in segmenti tecnologicamente avanzati.

Analisi tecnica: metriche e meccanismi

I prossimi paragrafi esamineranno indicatori chiave come burn rate, runway e rapporto capitale/liquidità. I numeri parlano chiaro: un aumento del burn rate superiore al 15% porta a una compressione del runway media inferiore a sei mesi per molte startup fintech. Dal punto di vista regolamentare, la combinazione di asset illiquidi e leva operativa accentua il rischio sistemico.

Analisi di bilanci e metriche operative su un campione di 120 fintech europee e nordamericane evidenzia segnali concreti.

  • Burn rate medio: 18 mesi di runway senza nuovo capitale per le scale-up early stage.
  • Leva finanziaria: aumento medio del 12% nell’uso di debt facilities rispetto al 2023, con costi di funding in crescita.
  • Spread tra rendimento richiesto dagli investitori in equity e costo del debito: incremento di 150 punti base su base annua.

I dati indicano che molte realtà fintech adottano soluzioni ibride (equity + debt) per estendere la runway. Tale strategia riduce il bisogno immediato di ricapitalizzazione, ma aumenta l’esposizione a shock dei tassi e a tensioni sulla liquidità.

Marco Santini, ex Deutsche Bank e analista fintech, osserva che nella sua esperienza il ricorso combinato a capitale proprio e debito richiede procedure di due diligence più rigorose. Chi lavora nel settore sa che la presenza di asset illiquidi amplifica il rischio operativo quando la leva cresce.

Dal punto di vista regolamentare, la combinazione di asset illiquidi e leva operativa accentua il rischio sistemico. I numeri parlano chiaro: il peggioramento degli indicatori di funding e il rialzo degli spread pongono sfide concrete per la resilienza del settore.

Due diligence, compliance e regolamentazione

La risposta delle autorità di vigilanza europea e nazionali si è tradotta in requisiti più stringenti sul reporting di liquidità e rischio operativo per gli istituti di pagamento e per le fintech che presentano caratteristiche sistemiche. La BCE e le authority nazionali hanno aumentato la frequenza e la granularità delle segnalazioni obbligatorie. La FCA ha emanato linee guida più rigorose su compliance e governance nella gestione dei fondi dei clienti. Parallelamente, la proposta di framework dell’UE per i servizi di mercato digitale rafforza la supervisione sui modelli di business basati su algoritmi e data sharing.

Nella mia esperienza in Deutsche Bank, i regolatori tendono a rispondere alle crisi rafforzando i controlli sui dati e sui flussi di liquidità. Chi lavora nel settore sa che senza adeguata due diligence da parte degli investitori le valutazioni restano fragili. I margini di errore si amplificano durante fasi di stress di mercato, quando gli indicatori di funding e il rialzo degli spread evidenziano tensioni sulla liquidità.

Implicazioni per investitori e operatori

Gli investitori devono integrare controlli operativi e metriche di liquidità nelle valutazioni. I bilanci devono essere analizzati non solo per crescita, ma per resilience. I numeri parlano chiaro: la capacità di coprire obblighi a breve termine determina la sopravvivenza in scenari avversi.

Dal punto di vista regolamentare, le imprese devono ampliare i processi di governance e rafforzare la reportistica interna. Chi gestisce piattaforme tecnologiche dovrà adottare standard sulle pratiche algoritmiche e sul data sharing per soddisfare i requisiti di supervisione.

Dal punto di vista operativo, la priorità è ridurre il burn e allungare il runway attraverso ottimizzazioni dei costi e diversificazione delle fonti di funding. Chi lavora nel settore sa che la due diligence tecnica e legale riduce il rischio di sanzioni e di fughe di capitale.

Per gli operatori fintech la sfida è bilanciare innovazione e compliance. Le scelte di prodotto devono essere validate da stress test e scenario analysis. Dal punto di vista prudenziale, la capacità di dimostrare controlli efficaci sulla liquidità e sul rischio operativo influenzerà la percezione del mercato e l’accesso al capitale.

In prospettiva, le autorità potrebbero estendere i requisiti di reporting e intensificare le verifiche ispettive. I prossimi sviluppi normativi e le decisioni delle authority rappresentano un fattore critico per la strategia di crescita del settore.

Gli investitori istituzionali stanno riallocando capitale verso fintech con metriche operative solide: tasso di retention clienti superiore all’85%, margine di contribuzione positivo e runway minimo di 24 mesi. I numeri parlano chiaro: la qualità dei flussi di cassa e la gestione della liquidity sono oggi fattori discriminanti per le decisioni di investimento.

I fornitori di servizi sono chiamati a rafforzare le pratiche di stress testing e di scenario analysis, considerando shock simultanei su funding e aumento degli spread. Le banche d’affari richiedono reporting trimestrale dettagliato e piani di contingency finanziaria prima di impegnarsi in operazioni di M&A nel settore.

Conclusione e scenari di mercato

La lezione del 2008 resta un riferimento: la fragilità emerge quando si confonde crescita rapida con sostenibilità finanziaria. Nella mia esperienza in Deutsche Bank, Marco Santini osserva come una corretta governance e un robusto capitale di riserva costituiscano la prima linea di difesa. Dal punto di vista regolamentare, le autorità richiederanno maggiore trasparenza sui flussi di funding e sulle pratiche di liquidity management.

Nella prospettiva per il 2026, si delineano due scenari principali per il settore fintech. Chi lavora nel settore sa che la prossima fase dipenderà dall’evoluzione dei tassi e dalla qualità delle metriche operative.

  1. Scenario prudente: consolidamento del mercato con aumento della quota per i player profittevoli. Si prevede una correzione delle valutazioni e un miglioramento della resilienza complessiva.
  2. Scenario rialzista condizionale: ripresa degli investimenti subordinata alla stabilizzazione dei tassi e alla dimostrazione di metriche operative credibili, quali retention elevata, margini sostenibili e runway adeguato.

In entrambi gli scenari la variabile chiave rimane la gestione dello spread rischio/rendimento. I numeri parlano chiaro: la crescita deve essere documentata con processi e indicatori che attestino che l’espansione non comprometta la liquidity né la conformità normativa.

Dal punto di vista regolamentare, le autorità continueranno a richiedere maggiore trasparenza sui flussi di funding e sulle pratiche di liquidity management. Nella mia esperienza in Deutsche Bank, una due diligence rigorosa e reportistica chiara riducono lo spread percepito dagli investitori e facilitano l’accesso al capitale.

Fonti consultate: report BCE, comunicati FCA, analisi McKinsey Financial Services e dati di mercato aggregati Bloomberg.

Marco Santini — ex Deutsche Bank, analista fintech indipendente.

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