Il gigante tecnologico ha deciso di cessare la collaborazione con l’azienda britannica Nscale per la costruzione di un nuovo data center nella zona di Loughton, nell’Essex, a nord-est di Londra. Il complesso, pensato per ospitare carichi di lavoro di intelligenza artificiale doveva inizialmente alimentare un supercomputer da più di 23.000 chip Nvidia con una potenza di picco di 50 megawatt.
Secondo le dichiarazioni di Nscale, la principale causa del blocco è l’impossibilità di ottenere un collegamento elettrico stabile entro il 2030. L’azienda sta
Il caso Microsoft-Nscale e le ripercussioni sui grandi progetti IA
La vicenda di Loughton si inserisce in un contesto più ampio di rallentamenti nei cantieri tecnologici. Negli Stati Uniti, un’indagine ha rilevato almeno 47 iniziative importanti di data center posticipate, ritirate o bloccate nel corso del 2026. Stime di società di consulenza indicano che solo il 35 % dei progetti annunciate risulterà effettivamente completato.
La valutazione dell’economista Stijn Van Nieuwerburgh, della Columbia University, stima che tra il 2025 e il 2032 gli investimenti americani in edifici, reti, energia e chip destinati all’IA supereranno i 10.300 miliardi di dollari, corrispondenti al 3,63 % del PIL annuo. Tale capitale, però, sta passando progressivamente da bilanci corporate a forme di finanziamento esterno: prestiti, fondi di credito privati e veicoli societari dedicati a singoli impianti.
Effetti sui mercati azionari e obbligazionari
Le pressioni finanziarie hanno già iniziato a riflettersi sui titoli. La società CoreWeave, specializzata nell’affitto di server per IA, ha subito una perdita di quasi il 25 % in borsa nella settimana precedente al 18 ottobre. Allo stesso tempo, alcune obbligazioni legate a progetti di data center sono scese al di sotto della pari, facendo temere che i flussi di cassa futuri non coprano i debiti contratti.
In Texas, l’operatore Cipher ha dovuto rinegoziare un accordo con il fornitore Fluidstack, accettando di coprire i primi 359 milioni di dollari di costi aggiuntivi, mentre il progetto richiede ulteriori 750 milioni di capitale. Analogamente, la startup Anthropic ha inserito clausole rigorose in un contratto da 45 miliardi di dollari con Nscale per un impianto nella West Virginia.
Energia, proteste e scenari macroeconomici
L’aspetto più critico resta la disponibilità di energia. L’International Energy Agency prevede che il consumo globale di elettricità da parte dei data center quasi raddoppierà, passando da 485 TWh nel 2025 a circa 950 TWh entro il 2030. Questo incremento intensifica le tensioni con le comunità locali, che temono impatti su rete elettrica, approvvigionamento idrico e bollette.
Nel 2026 più di mille municipalità statunitensi hanno presentato moratorie o limitazioni ai permessi per nuovi impianti, aggiungendo ulteriori ostacoli al ritmo di costruzione. Parallelamente, l’Fondo Monetario Internazionale avverte che l’elevato indebitamento legato all’AI potrebbe amplificare eventuali correzioni di mercato, rendendo cruciale il bilanciamento tra debiti e ricavi.
In Europa, l’Unione sta pianificando di triplicare la capacità dei data center nei prossimi cinque-sette anni e sta sviluppando un quadro comune per la trasparenza dei consumi di energia e acqua, cercando di mettere ordine in un panorama sempre più complesso.
Il futuro della corsa all’IA
Il rallentamento dei lavori e le difficoltà di finanziamento stanno rimodellando la “corsa all’intelligenza artificiale”. Se la disponibilità di chip energia e capacità di calcolo dovesse restare inadeguata, i costi di addestramento dei modelli avanzati cresceranno, incidendo su prezzi e competitività dei servizi per imprese e consumatori.
Solo una risposta coordinata tra governi, fornitori di energia e investitori potrà garantire la continuità della crescita prevista per il settore.



