L’azione della magistratura ha portato alla luce un meccanismo complesso basato su fatture per operazioni inesistenti emesse da due presunte società cartiere e utilizzate da numerose aziende compiacenti per evadere l’IVA.
L’inchiesta coordinata dal pm Giuseppe Dentamaro, che aveva ottenuto la proroga dell’indagine nell’estate scorsa, ha avuto un’accelerazione con il decreto di sequestro emesso dalla gip Antonella Cafagna. In totale sono stati interessati 21 persone e 18 società e bloccati complessivamente 634.000 euro, ritenuti profitto dell’evasione.
Tra le imprese colpite dal sequestro figurano nomi diversi per entità delle somme: Eleganza Italiana (3.900 euro), Elettro GB (20.000 euro), Persia Costruzioni (70.000 euro), Mistral Tec (211.000 euro) e la LL Trading (280.000 euro). Secondo la ricostruzione della Guardia di finanza, al centro dell’organizzazione c’è una figura chiave identificata in Leopoldo Lionetti, 70enne barese, collegata alla società Sud Serramenti come rappresentante legale dal 2019 al 2026.
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L’organizzazione e i protagonisti
La dinamica dell’illecito emerge dalle verifiche fiscali: la Sud Serramenti, formalmente costituita per produrre porte e serramenti, risulta priva di una sede operativa reale, di beni strumentali, di veicoli commerciali e di dipendenti. Nonostante ciò la società avrebbe contabilizzato vendite per somme rilevanti: circa 110.000 euro nel 2019, 503.000 euro nel 2026 e 638.000 euro nel 2026. Lionetti, che in passato ha lavorato come assicuratore, ha dichiarato di aver avuto la residenza nella sede legale per circa un anno e di non aver mai potuto avviare l’attività per mancanza di macchinari e locali.
Il ruolo delle altre imprese coinvolte
Oltre alla Sud Serramenti, anche la Candido Simeone è indicata come azienda priva di beni mobili e immobili strumentali, configurandosi anch’essa come una società cartiera. Le due «cartiere» avrebbero utilizzato meccanismi analoghi per emettere documentazione contabile fittizia che veniva poi sfruttata da almeno sedici società compiacenti per abbattere la base imponibile e ottenere indebiti vantaggi fiscali. Il risultato è stato l’accumulo di profitti che, secondo gli investigatori, sono stati indirizzati verso canali esteri e reinvestiti in asset digitali.
Il meccanismo finanziario
Le somme generate dalle fatture simulate sarebbero confluite su Conti correnti aperti fuori dall’Italia, con movimenti verso giurisdizioni come San Marino, Polonia e Bulgaria. In particolare, dalla Procura di Varna è arrivata alla fine del 2026 una richiesta di informazioni che ha permesso di risalire ai rapporti bancari intestati sia alla Sud Serramenti sia alla Candido Simeone. Su quei conti sarebbero transitati i pagamenti simulati dai clienti, rendendo possibile il trasferimento dei proventi all’estero.
Dalla carta al contante e alle criptovalute
Una parte consistente delle somme depositate all’estero sarebbe stata poi prelevata in contanti e convertita in criptovalute, con l’obiettivo di anonimizzare i flussi e creare capitali pronti per investimenti online. Gli inquirenti descrivono un processo in cui il denaro fittizio viene prima giustificato da fatture inesistenti, quindi spostato su conti esteri e infine trasformato in asset digitali, spesso caratterizzati da elevata volatilità ma anche dalla possibilità di trasferimenti rapidi e internazionali.
Flussi e tipologie di investimento
Secondo le attività investigative, i fondi convertiti in crypto sono stati destinati a portafogli elettronici e exchange esteri, dove è più semplice operare con grandi importi senza le stesse garanzie di tracciamento richieste da sistemi bancari tradizionali. L’obiettivo degli organizzatori era quello di alimentare conti esteri che potessero supportare investimenti «a tanti zeri» e dissimulare l’origine illecita dei capitali.
Conseguenze legali e prospettive
Il decreto di sequestro emesso dalla gip Cafagna mira a recuperare il profitto dell’evasione e a interrompere la catena che ha permesso la circolazione dei proventi illeciti. Le procedure riguardano persone fisiche e giuridiche e sono il risultato dell’attività di riscontro della Guardia di finanza e della cooperazione internazionale, come dimostrato dallo scambio d’informazioni con le autorità bulgare. L’indagine prosegue per chiarire ruoli, responsabilità e il possibile coinvolgimento di altri soggetti nella rete di fatture false e trasferimenti verso le criptovalute.
Nel complesso, il fascicolo mette in evidenza come sistemi di frode basati su società cartiere e strumenti digitali possano combinarsi per creare circuiti finanziari difficili da ricostruire, richiedendo investigazioni articolate e interventi coordinati a livello nazionale e internazionale.
