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Un esodo senza fine

Secondo i dati recentemente diffusi dal Rapporto Svimez 2009, il Sud Italia sarebbe la periferia d’Europa. Accentuatosi il divario tra Nord e Sud, incrementatosi a causa della crisi economica, sempre di più sarebbero i giovani laureati che abbandonano le loro terre d’origine per trovare fortuna al Centro e al Nord.

Una vera e propria fuga di cervelli che tra il 1997 e il 2008 ha causato l’esodo di ben 700mila giovani.
L’87 per cento ha abbandonato soprattutto la Campania, la Sicilia e la Puglia, giovani costretti ad abbandonare le proprie terre per sfuggire a lavori interinali, in nero o sottopagati, lanciandosi alla ricerca di un lavoro che non offenda la propria dignità.
Così i migliori “dottori” meridionali, laureati con il massimo dei voti, sono costretti a lasciare le loro terre.

Sono giovani (gli “spregiati terroni”!)e offrono alle altre regioni italiane competenze ad alto livello, ricoprendo mansioni importanti. Circa 173mila sono i pendolari che non chiedono nemmeno il cambiamento di residenza e tornano al Sud durante il weekend oppure una o due volte al mese per mantenere le proprie radici e tener vivi sentimenti ed affetti. Tanti sono i disoccupati, depressi e scoraggiati, tanti i precari.
Sono dunque proprio i migliori e i più coraggiosi che oggi se ne vanno, cioè quelli che non si accontentano di lavorare senza dignità e che rifiutano il sistema clientelare delle “raccomandazioni”.

Desiderosi di realizzarsi positivamente nel lavoro, ricchi di idee e di sogni, credono nel “merito” e nelle opportunità che contesti sociali più avanzati possono offrire a chi si è impegnato seriamente sulle “sudate carte” per acquisire una solida preparazione culturale. Il rapporto Svimez parla solo di emigrazione interna a quanto pare, non dice quanti sono i giovani che fuggono all’estero: troppi anche quelli. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha commentato il rapporto affermando che le Istituzioni e tutta la società italiana dovrebbero diventare più consapevoli del divario tra Nord e Sud per mettere in atto opportune strategie.

Intanto ai meridionali arrivano i calci di rigore della finanziaria, mentre degrado e criminalità crescono e non incoraggiano certo produttivi e seri investimenti.
Il Sud, tuttavia, non perde la fiducia: molti qui sono abituati a “rimboccarsi le maniche” e a spezzarsi la schiena anche con due o tre duri, umili lavori, pur di portar avanti la famiglia onestamente e di far studiare i figli. Altro che pizza, sole e mandolino.
Concludendo, quindi, per ora non ci resta che “sognare” di veder tornare i nostri figli a casa, immaginandoli felici e soddisfatti per nuove future opportunità lavorative create per loro. Se ciò avvenisse un giorno, forse questi giovani, pienamente realizzati nelle regioni che li videro nascere, potrebbero offrire il loro valido contributo alla rinascita del Sud.

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