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4 Giugno 2026

Usa propone dazi su 60 economie con Section 301: cosa cambia per il commercio

Gli Stati Uniti hanno annunciato una proposta che prevede tariffe basate su Section 301 su importazioni da 60 Paesi, con aliquote del 10% o del 12.5% a seconda delle misure contro il lavoro forzato; la decisione riapre il dibattito sulle conseguenze legali ed economiche internacionales.

Usa propone dazi su 60 economie con Section 301: cosa cambia per il commercio

Il governo statunitense ha messo sul tavolo una proposta che potrebbe riorientare la mappa dei dazi globali: si tratta di misure tariffarie basate sulla Section 301 del Trade Act of 1974, mirate a colpire le importazioni provenienti da 60 economie accusate di non vietare o non far rispettare efficacemente le regole sul lavoro forzato. L’annuncio del Office of the U.S. Trade Representative ha suscitato immediate reazioni diplomatiche e preoccupazioni sul futuro delle catene di approvvigionamento.

Contenuto della proposta e aliquote previste

La proposta stabilisce una struttura a due livelli: una tariffa minima del 10% per paesi che hanno adottato una proibizione totale o parziale sul commercio di beni prodotti con lavoro forzato, e una maggiorazione al 12.5% per altre economie ritenute non conformi. Tra i Paesi e le aree menzionate figurano il Canada, il Mexico, la European Union, Taiwan e il UK, oltre a grandi economie come Cina, India, Giappone e Sud Corea. L’azione è motivata dall’accusa che la mancata applicazione delle norme crea un “unlevel playing field” per i lavoratori americani, secondo le parole di Jamieson Greer, rappresentante commerciale degli Stati Uniti: “We will no longer tolerate this disparity.”

Tempistiche procedurali

Il procedimento include una fase di consultazione pubblica: i commenti scritti sulla proposta sono richiesti entro il 6 luglio, mentre le udienze pubbliche sono programmate per il 7 luglio. La mossa segue una sentenza della Corte Suprema che ha annullato in larga parte precedenti dazi noti come “Liberation Day” e l’imposizione di un dazio di base globale del 10% sotto la Section 122, destinato a scadere in luglio.

Reazioni internazionali e considerazioni politiche

La proposta ha provocato risposte istituzionali: la Cina ha condannato “all forms of unilateral restrictions” e ha invitato Washington e Pechino a “meet each other halfway” per mantenere stabilità nelle relazioni commerciali. A Bruxelles, un portavoce dell’UE ha definito la posizione americana come “ingiustificata” ma ha segnalato impegni per rispettare i propri obblighi tariffari entro fine giugno. Nel frattempo, commentatori ed esperti mettono in luce come la misura rischi di aggravare l’incertezza delle politiche economiche a livello globale.

Impatto sulle relazioni bilaterali e sul commercio

Secondo analisti dell’Economist Intelligence Unit, rappresentati da Nick Marro, l’amministrazione potrebbe intensificare le indagini e annunciare ulteriori azioni in vista di possibili round negoziali. Le reazioni di ritorsione potrebbero essere contenute, almeno inizialmente, ma la situazione resta volatile: l’applicazione effettiva dei dazi e le eventuali esenzioni, per esempio su elettronica e prodotti legati all’intelligenza artificiale, determineranno l’entità dell’impatto sulle catene del valore.

Aspetti legali e dubbi sulla sostenibilità della misura

Oltre all’effetto economico, la proposta solleva questioni legali. Alcuni osservatori citano l’interpretazione testuale della Section 301 come problematica quando viene impiegata in modo così esteso: un’analisi pubblicata dal PIIE evidenzia che il linguaggio della norma si riferisce a “act, policies, and practices of a foreign country” al singolare, suggerendo che fosse concepita per casi contro uno Stato alla volta. La robustezza della mossa sul piano giudiziario potrebbe quindi essere messa alla prova.

Storia legislativa e precedenti

Storicamente, il Congresso ha esercitato il potere tariffario in modi diversi: dopo il varo dello Smoot-Hawley Tariff Act nel 1930 il ricorso a dazi di ampia portata è stato generalmente evitato per decenni. L’uso massiccio della leva esecutiva per imporre tariffe diffuse è pertanto un elemento di frizione rispetto alla tradizione legislativa e al ruolo attribuito dal testo costituzionale al Congresso in materia di tariffe.

Prospettive economiche e commenti degli esperti

Esperti come Deborah Elms della Hinrich Foundation sottolineano che qualsiasi modifica significativa delle aliquote potrebbe indurre riposizionamenti nelle catene di approvvigionamento globali, alterando incentivi economici e costi di produzione. L’incertezza generata dalla prospettiva di dazi estesi è misurabile: indicatori di Economic Policy Uncertainty mostrano livelli persistentemente elevati, dati disponibili attraverso policyuncertainty.com e utilizzati nelle analisi economiche che includono riferimenti a serie storiche pubblicate dall’NBER.

In conclusione, la proposta di applicare tariffe su vasta scala per contrastare il lavoro forzato rilancia un dibattito che è al tempo stesso morale, legale e strategico: mentre l’amministrazione difende la necessità di equità per i lavoratori statunitensi, la portata dell’intervento e la sua sostenibilità giuridica e diplomatica restano aperte a confronto.

Autore

Andrea Innocenti

Andrea Innocenti ha coordinato dall'estero il rientro di una cronista napoletana durante una crisi diplomatica, gestendo contatti con consolati; è corrispondente esteri che definisce linee editoriali sulla geopolitica. Nato a Napoli, parla dialetto locale e mantiene rapporti con ONG partenopee.