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6 Luglio 2026

Vertice Nato 2026: spese militari, sostegno a Kiev e nuove sfide

Il vertice Nato ad Ankara del 7-8 luglio 2026 si concentra su spese militari, sostegno all'Ucraina e nuove sfide per l'Alleanza

Vertice Nato 2026: spese militari, sostegno a Kiev e nuove sfide

Il vertice Nato ad Ankara del 7-8 luglio 2026 si preannuncia come un appuntamento cruciale per il futuro dell’Alleanza. Al centro dei dibattiti ci saranno le spese militari il sostegno all’Ucraina e il rafforzamento del Fianco Sud. La presenza di Donald Trump aggiunge un ulteriore livello di complessità, con le sue recenti telefonate a Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky che hanno riacceso i riflettori sul conflitto ucraino.

Il summit non sarà solo un’occasione per discutere di aumenti di bilancio, ma anche un momento per verificare come gli alleati intendano raggiungere l’obiettivo del 5% del Pil in spese per la difesa entro il 2035. Questo impegno, sottoscritto anche dall’Italia, richiede un approccio integrato che vada oltre la semplice spesa militare, includendo cybersicurezzaprotezione delle infrastrutture critiche e sicurezza energetica.

Spese militari e nuovo equilibrio tra Stati Uniti ed Europa

Uno dei temi più visibili del vertice sarà quello degli investimenti nella difesa. La Nato punta ad accelerare la produzione industriale di armamenti, rafforzare le catene di approvvigionamento e investire in nuove tecnologie. Il segretario generale Mark Rutte cercherà di dimostrare che gli aumenti di spesa annunciati negli ultimi mesi si stanno traducendo in capacità operative concrete.

Un altro aspetto cruciale sarà il cosiddetto burden shifting ovvero il progressivo trasferimento di maggiori responsabilità agli alleati europei, mentre gli Stati Uniti concentrano sempre più attenzione sull’Indo-Pacifico. Trump ha più volte criticato gli alleati europei per il livello delle spese militari, chiedendo un riequilibrio degli oneri. Nonostante queste tensioni, la dichiarazione finale riaffermerà con forza il principio dell’Articolo 5, ribadendo che un attacco contro un alleato equivale a un attacco contro tutti.

Sostegno all’Ucraina e il ruolo della Turchia

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky sarà presente ad Ankara, dove è probabile che avrà un bilaterale con Trump. La bozza della dichiarazione finale della Nato conferma che gli alleati intendono mantenere il sostegno militare a Kiev, con circa 70 miliardi di euro di assistenza previsti per il 2026 e l’impegno a garantire livelli analoghi anche nel 2027. La Russia continua a essere definita la principale minaccia alla sicurezza euro-atlantica.

La Turchia, paese ospitante, punta a valorizzare il proprio ruolo nella sicurezza regionale e chiede una più stretta cooperazione industriale e militare con gli alleati occidentali. L’Italia, dal canto suo, spingerà per rafforzare il peso strategico del Fianco Sud, chiedendo maggiore attenzione alle crisi che interessano Nord Africa, Sahel, sicurezza energetica, terrorismo e flussi migratori.

Il ruolo dell’Italia e le sfide future

Giorgia Meloni arriverà ad Ankara con un’agenda fitta e un equilibrio politico delicato da gestire. L’Italia intende confermare l’impegno a portare gli investimenti per difesa e sicurezza al 5% del Pil entro il 2035, ma punta a evitare che il vertice venga letto solo come una corsa alle percentuali o agli armamenti. La linea di Palazzo Chigi è quella di allargare il concetto di sicurezza, includendo anche cybersicurezzaprotezione delle infrastrutture critiche e sicurezza energetica.

L’Italia ha sostenuto una scansione più prudente degli aiuti all’Ucraina, preferendo impegni definiti anno per anno invece di un orizzonte biennale rigido. Roma continuerà a destinare una parte rilevante degli aiuti al settore energetico ucraino, considerato essenziale per garantire la tenuta del Paese durante la guerra. Resta inoltre sullo sfondo la proposta italiana di offrire a Kiev garanzie di sicurezza simili a quelle dell’articolo 5 della Nato, senza prevedere un ingresso immediato nell’Alleanza.

Autore

Susanna Riva

Susanna Riva osserva Bologna dalla finestra dell’Archivio di Stato dove una volta ha passato una settimana a consultare faldoni sulle cooperative cittadine: quel documento segnò la scelta editoriale di approfondire responsabilità istituzionali. Tiene linea critica nella redazione, amante del caffè lungo e del taccuino sempre pieno.