Roma, 5 luglio 2026 — In vista del vertice Nato ad Ankara, l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della Alleanza, ha delineato le ragioni per cui l’Occidente deve ripensare investimenti, capacità e ruoli. Secondo Cavo Dragone, non si tratta semplicemente di aumentare la spesa, ma di investire in sicurezza con un approccio europeo più deciso e sostenuto nel tempo.
La riflessione si svolge in un contesto segnato da tensioni protratte, dalla guerra in Ucraina a pressioni nel Mediterraneo e nell’Artico. L’ammiraglio insiste sulla necessità di combinare capacità militari, industria, innovazione tecnologica e resilienza civile per far fronte a minacce convenzionali e non convenzionali.
Obiettivi finanziari e impegni europei in vista di Ankara
Al centro del dibattito c’è l’obiettivo di raggiungere il 5% del Pil destinato alla difesa entro il 2035, un traguardo che Cavo Dragone definisce indispensabile per sostenere la nuova architettura dell’Alleanza. La proposta non è un mero aumento di bilancio, ma la costruzione di una base industriale e tecnologica capace di rispondere rapidamente alle esigenze operative.
Forum sull’industria e investimenti congiunti
Il vertice prevede un Forum dedicato alla produzione e all’innovazione: tema ritenuto cruciale per superare la frammentazione attuale della base produttiva europea. Per l’ammiraglio, autonomia strategica non significa isolamento, ma interoperabilità e capacità di agire insieme tramite programmi condivisi, prestiti e progetti industriali che includano anche paesi partner chiave.
Minacce concrete: dalla Russia all’Iran, dal Sud globale alle guerre ibride
Cavo Dragone indica la Russia come la minaccia più diretta e di lungo periodo: riarmo rapido, uso combinato di strumenti convenzionali e ibridi e tendenze a ristabilire sfere d’influenza. Per questo motivo, la vigilanza e la capacità di deterrenza europea sono presentate come urgenti e non rinviabili.
L’ammiraglio non sottovaluta nemmeno l’Iran citandone il ruolo destabilizzante attraverso supporto a proxy, trasferimento di droni e sviluppo missilistico. In quest’ottica gli Alleati mantengono la priorità di evitare una proliferazione nucleare iraniana e di conservare prontezza politica e militare per ogni escalation.
Il fronte sud: instabilità e partenariati
Il Mediterraneo, il Medio Oriente e l’Africa sono per Cavo Dragone aree il cui deterioramento ricade direttamente sulla sicurezza euro-atlantica: flussi migratori, terrorismo, attacchi alle infrastrutture e minacce cyber. Per questo si rende necessario rafforzare i partenariati regionali e investire in programmi di prevenzione oltre che di gestione delle crisi.
Guerra ibrida, droni e le lezioni dall’Ucraina
La definizione di guerra ibrida proposta dall’ammiraglio mette insieme attacchi informatici, disinformazione, coercizione economica e sabotaggi sotto la soglia del conflitto aperto. In tale contesto, l’esperienza ucraina diventa un vero e proprio laboratorio: dall’uso massiccio dei droni all’espansione di imprese tecnologiche in grado di fornire soluzioni operative.
Negli ultimi anni l’Ucraina ha sviluppato un ecosistema della difesa che va dalle aziende di droni ai sistemi di guerra elettronica. Queste competenze sono ora considerate risorse per la difesa europea: l’integrazione di progetti su droni e anti-drone, così come il coinvolgimento ucraino in iniziative di monitoraggio del fianco orientale, sono esempi concreti di collaborazione trasformativa.
Adattamento operativo e centri Nato per il contrasto ai droni
Per rispondere alla minaccia dei veicoli aerei senza pilota, la Nato ha avviato centri e programmi volti a integrare capacità counter-drone nelle forze alleate. Cavo Dragone sottolinea come tali iniziative contribuiscano a migliorare prontezza e resilienza operativa su scala alleata.
Infine, rispondendo a critiche interne sulla priorità delle spese militari rispetto a welfare, sanità e istruzione, l’ammiraglio richiama il concetto di dividendo della difesa investimenti nel settore generano innovazione, occupazione e capacità industriale che sostengono anche l’Economia civile. Una Difesa robusta, secondo lui, garantisce la protezione delle condizioni che permettono il funzionamento dello stato sociale.
Il messaggio politico è chiaro: per costruire una Nato 3.0 servono impegni concreti, investimenti sostenuti e una maggiore responsabilità europea. Ad Ankara gli Alleati sono chiamati a dimostrare che la transizione da dipendenze storiche a una capacità collettiva più equilibrata è possibile e urgente.



