Il Istat ha pubblicato il rapporto annuale sulla povertà, evidenziando che nel 2025 povertà assoluta colpisce 5,4 milioni di persone in Italia, pari al 9,3% della popolazione totale. Si tratta di un dato che supera la semplice indicazione di “meno ricchi” e rappresenta una condizione di reale privazione dei beni e dei servizi essenziali per una vita dignitosa.
Il risultato si traduce in più di 2,1 milioni di nuclei familiari che non riescono a coprire il costo minimo di alimentazione, abitazione e assistenza sanitaria. Questo significa che, in media, una famiglia su dieci si trova in una situazione di estrema vulnerabilità economica, con impatti diretti sulla salute, sull’istruzione e sulle opportunità di lungo termine.
Distribuzione dei casi tra famiglie e minori
Tra le famiglie in povertà assoluta, la presenza di figli accresce notevolmente il rischio di esclusione. Nel 2025, 1 milione 136 mila minori vivono in condizioni di povertà, corrispondenti al 12,5% della popolazione minorile. Quasi un bambino su otto cresce in un contesto in cui il pagamento di bollette, l’alimentazione equilibrata e le cure mediche di base sono spesso incostanti.
Conseguenze educative e sociali
La carenza di risorse influisce direttamente sulla capacità di partecipare a attività scolastiche, accedere a materiale didattico e mantenere un ambiente domestico stabile. La povertà educativa tende a perpetuare il ciclo di esclusione, riducendo le prospettive di mobilità sociale per le nuove generazioni.
Disparità tra famiglie italiane e con componenti straniere
Il rapporto evidenzia una forte differenza nell’incidenza della povertà assoluta a seconda della composizione etnica del nucleo familiare. Solo il 5,9% delle famiglie formate esclusivamente da cittadini italiani risulta in povertà assoluta, mentre la percentuale sale al 26,7% per le famiglie con almeno un componente straniero e tocca il 29,4% per quelle composte interamente da stranieri. Queste cifre mostrano come l’accesso alle risorse sia ancora influenzato da fattori di integrazione e da barriere occupazionali.
Geografia della povertà: Nord-ovest, Centro e Mezzogiorno
Dal punto di vista territoriale, il Mezzogiorno registra 813 mila famiglie povere (9,6% di incidenza), il Nord-ovest 568 mila (7,7%) e il Nord-est 386 mila (7,4%). Il Centro rimane la zona con la più bassa percentuale, 338 mila famiglie (6,3%). Nonostante il calo generale, la quota di famiglie povere resta più alta nel Nord rispetto al Centro, con un lieve aumento dell’intensità della povertà nel Sud (19,0% rispetto al 18,5% dell’anno precedente).



