Nel periodo gennaio-settembre 2026 gli investimenti pubblicitari sulla radio hanno registrato una diminuzione complessiva del 3,6%, con il mese di settembre che segna un ulteriore -6,1%. I dati, raccolti dall’Osservatorio gestito da Fcp-Assoradio in collaborazione con Reply, fotografano un mercato che richiede scelte di investimento più mirate ma in cui la radio conserva elementi distintivi di efficacia.
Dati di mercato: chi investe e chi cresce
L’analisi merceologica del periodo indica che i settori della distribuzione e delle telecomunicazioni rimangono i maggiori investitori sul mezzo radiofonico. Al contrario, alcuni comparti mostrano segni di ripresa: in particolare farmaceutica, edilizia, gestione casa e toiletries hanno aumentato le loro pianificazioni rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questi spostamenti confermano come la radio resti una piattaforma flessibile, capace di servire sia campagne di massa sia operazioni di segmentazione settoriale.
Implicazioni degli andamenti
Il calo generale non è uniforme: la contrazione mensile di settembre riflette dinamiche stagionali e decisioni strategiche delle aziende, mentre la crescita in specifici settori dimostra la capacità della radio di generare risultati concreti anche in contesti di mercato selettivi. La presenza di settori che aumentano gli investimenti suggerisce che la radio continua a offrire valore misurabile quando le campagne sono progettate per sfruttarne le caratteristiche core.
RadioPLUS+ a Milano: percezioni, sperimentazioni e dati
Il dibattito sull’efficacia della radio è stato al centro dell’evento RadioPLUS+, tenutosi il 22 ottobre al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano in collaborazione con il Politecnico. I relatori hanno messo a confronto convinzioni diffuse e risultati di ricerca, evidenziando come spesso la percezione del mezzo tra i decisori pubblicitari sia disallineata rispetto ai comportamenti reali degli ascoltatori.
La capacità evocativa e l’adattamento tecnologico
Uno degli esperimenti presentati ha mostrato quanto la radio sia in grado di evocare immagini senza supporto visivo: un esempio narrativo ha dimostrato la potenza della voce e della costruzione sonora nel generare rappresentazioni mentali. Questo aspetto rimarca il ruolo della radio come mezzo che crea immaginario e attenzione, particolarmente utile per campagne di branding. Inoltre, l’intervento dei rappresentanti del settore ha sottolineato come la radio si sia trasformata da semplice trasmissione audio a un ecosistema multidevice, fatto di smart speaker, app, radiovisione e integrazioni con piattaforme digitali.
Percezione vs. realtà: il gap degli investitori
È emersa una discrepanza tra quanto credono gli investitori e i dati concreti sul consumo: esempi internazionali mostrano che spesso i pianificatori sottostimano la portata e la rilevanza della radio, in particolare tra i target più giovani. Questa sottovalutazione influisce sulle scelte di allocazione del budget e può portare a escludere la radio da piani che invece potrebbero trarne vantaggio. Le ricerche condivise all’evento hanno ribadito come la radio assicuri coperture capillari, frequenze di contatto elevate e un buon rapporto costo-contatto.
La presidente di Fcp-Assoradio ha ricordato campagne sperimentali che hanno prodotto risultati concreti in termini di traffico digitale e acquisizione di utenti, anche partendo da marchi inizialmente poco noti. Questi casi pratici sono citati a supporto dell’idea che la radio, se integrata in piani multipiattaforma, può trasformare investimenti in comportamenti misurabili del pubblico.
Mentre i numeri complessivi del 2026 mostrano una contrazione degli investimenti nel mezzo radiofonico, le evidenze presentate a Milano sottolineano che la radio conserva caratteristiche di efficienza e adattabilità che la rendono ancora una scelta strategica per molti inserzionisti. Il dibattito emerso durante l’evento evidenzia la necessità di basare le decisioni sui dati reali di audience e non su convinzioni ormai superate.



