Il Festival Internazionale dell’Economia di Torino, giunto alla sua quinta edizione, è stato il palcoscenico di un acceso dibattito sul ruolo delle proteste giovanili e sull’evoluzione dell’attuale modello di welfare. Le parole di Elsa Fornero, accompagnata da Fatima Zahra El Maliani e Caterina Soldi, hanno posto in luce la tensione tra la necessità di contrastare la violenza e l’esigenza di ascoltare le richieste dei giovani.
Le proteste giovanili sono legittime, secondo Fornero
Durante l’incontro intitolato “Salvare il futuro: quale stato sociale per le nuove generazioni?”, Elsa Fornero ha sostenuto che l’atteggiamento di limitarsi a combattere la violenza è troppo miope. Per lei, le dimostrazioni dei giovani rappresentano una risposta a disuguaglianze strutturali e a un mercato del lavoro che non garantisce più sicurezza. Ha sottolineato che la protesta è il modo con cui le nuove generazioni comunicano la necessità di un stato sociale più inclusivo e di politiche attive per l’occupazione.
Le richieste chiave dei manifestanti
Tra le istanze più frequenti emergono l’accesso al lavoro stabile, il contenimento dell’inflazione e la tutela dei diritti studenteschi. Fornero ha ricordato che il budget per la formazione universitaria è stato ridotto negli ultimi anni, accentuando il divario tra giovani e mercato. La speaker ha inoltre auspicato una maggiore partecipazione delle istituzioni nella mediazione dei conflitti, evitando che la violenza venga usata come unico linguaggio di risposta.
Contesto macroeconomico: dati UPB ottobre 2026
L’Ufficio Parlamentare di Bilancio (UPB) ha pubblicato la nota di congiuntura di ottobre 2026, evidenziando una crescita del Pil italiano allo 1% e un’inflazione al 4,2%. Il prodotto interno lordo ha beneficiato soprattutto del settore terziario, con un contributo positivo di +0,4 punti percentuali, mentre l’industria ha mostrato segni di debolezza. La domanda interna ha spinto il Pil di 0,2 punti nel secondo trimestre, compensata in parte da una riduzione della domanda estera netta.
Vulnerabilità energetica e pressione sui prezzi
L’analisi UPB ha evidenziato che il mix energetico italiano, ancora fortemente dipendente da fonti fossili, rende il Paese sensibile alle oscillazioni dei prezzi internazionali. L’inflazione, trainata da un aumento del 22,6% dei beni energetici, ha rilanciato il differenziale rispetto alla media eurozona. Inoltre, a partire da settembre, si sono avvertiti i primi effetti di rincari sui trasporti, ortaggi e legumi, segnando una lenta propagazione dei costi al resto del paniere.
Implicazioni per le politiche sociali e il futuro dello Stato
Il parallelo tra le richieste dei giovani e i dati macroeconomici sottolinea la necessità di un rinnovamento del welfare capace di coniugare crescita economica e protezione sociale. Con l’occupazione ai massimi storici ma le retribuzioni reali inferiori di oltre nove punti percentuali rispetto al 2020, le pressioni sui consumi aumentano. L’UPB segnala inoltre un aumento dei rendimenti dei titoli di Stato, fenomeno che potrebbe limitare la capacità di spesa pubblica per interventi sociali.
Il FIE 2026 ha messo in evidenza una contrapposizione tra la necessità di aumentare la sicurezza e la volontà di non censurare le proteste legittime. L’intersezione tra queste dinamiche e la realtà economica attuale suggerisce che il futuro dello stato sociale dipenderà da politiche integrate, dall’investimento in settori ad alta crescita come l’intelligenza artificiale e da un dialogo costruttivo con le nuove generazioni.



