Il Mezzogiorno italiano sta vivendo un momento di rinascita economica, come emerge dal Check-up Mezzogiorno 2026 presentato a Bari. Questo rapporto, realizzato da Confindustria e SRM evidenzia una crescita sostenuta dagli investimenti e dall’occupazione, pur segnalando alcune criticità ancora da affrontare.
Tra il 2019 e il 2026, il PIL del Mezzogiorno è aumentato dell’8,3%, superando la media nazionale del 6,3%. Questa tendenza positiva dovrebbe continuare anche nel 2026, con una crescita stimata dello 0,6%, superiore al +0,5% previsto per l’Italia. L’Indice sintetico dell’economia meridionale elaborato da Confindustria e SRM, ha raggiunto quota 643 nel 2026, superando il Nord (622,7) e avvicinandosi al Centro (661,8).
Investimenti e occupazione: i motori della crescita
Gli investimenti sono stati uno dei principali fattori di questa crescita. Nel 2026, le Autorizzazioni Uniche rilasciate dalla ZES Unica hanno generato oltre 9 miliardi di euro di investimenti diretti e circa 25 mila nuovi posti di lavoro diretti. La ZES Unica si conferma uno degli strumenti più efficaci per attrarre capitali e sostenere lo sviluppo economico del Sud.
Il mercato del lavoro continua a dare segnali positivi. Gli occupati nel Mezzogiorno superano quota 6,52 milioni, con un incremento tendenziale dello 0,6%, tre volte superiore alla crescita media nazionale (+0,2%). Tuttavia, persistono importanti divari occupazionali: il tasso di occupazione nel Mezzogiorno si attesta al 50%, contro il 62,5% della media nazionale.
Le criticità da affrontare
Nonostante i segnali positivi, il rapporto evidenzia alcune criticità che continuano a frenare il pieno sviluppo dell’area. Nel primo trimestre del 2026, l’export meridionale ha registrato una flessione dell’1,1% rispetto allo stesso periodo del 2026, a fronte di una crescita nazionale dell’1,3%. Persistono inoltre importanti divari territoriali: il PIL pro capite rimane il più basso tra le macroaree italiane.
Limitata anche la presenza di imprese a controllo estero che altrove rappresentano un importante fattore di crescita in termini di valore aggiunto, export, occupazione e ricerca. Lo studio richiama infine l’attenzione sui ritardi nell’attuazione della politica di coesione europea, sottolineando come la disponibilità delle risorse debba essere accompagnata da una maggiore capacità di tradurle rapidamente in investimenti e cantieri.
La ZES Unica e il suo impatto
La ZES Unica continua a sostenere gli investimenti nel Mezzogiorno. A metà 2026, le Autorizzazioni Uniche rilasciate hanno generato oltre 9 miliardi di euro di investimenti diretti e circa 25 mila nuovi posti di lavoro diretti. A crescere non è soltanto il numero dei progetti autorizzati, ma soprattutto la loro dimensione economica media, segnale di una progressiva maturazione dello strumento.
Un dato particolarmente significativo riguarda i nuovi insediamenti produttivi, che rappresentano il 45% delle autorizzazioni, ma concentrano il 65% degli investimenti e il 55% delle ricadute occupazionali. La ZES favorisce la creazione di nuova capacità produttiva oltre al rafforzamento di quella esistente. A beneficiarne sono soprattutto comparti già radicati nel territorio, come agroalimentare, Made in Italy, automotive, elettronica-ICT e turismo.
La centralità della ZES come leva di competitività è anche al centro dell’accordo quadriennale tra Confindustria e Intesa Sanpaolo, che punta a sostenere gli investimenti, la crescita dimensionale delle imprese e l’attrazione di capitali. Nell’ambito di questo percorso è stata presentata a Bari l’iniziativa “ZES 2.0”, attraverso la quale Intesa Sanpaolo mette a disposizione 60 miliardi di euro per accompagnare lo sviluppo della Zona Economica Speciale e favorire nuovi investimenti produttivi su scala nazionale.



