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25 Luglio 2026

Come ETF e fondi attivi stanno ridefinendo la gestione del portafoglio

Scopri come ETF e fondi attivi stanno cambiando il modo di costruire portafogli diversificati e resilienti

Come ETF e fondi attivi stanno ridefinendo la gestione del portafoglio

Per anni, la gestione attiva e quella passiva sono state considerate due filosofie opposte nel mondo degli investimenti. Da una parte, i gestori attivi con la loro capacità di selezionare titoli e interpretare i mercati; dall’altra, gli ETF strumenti che replicano un indice con costi contenuti e un approccio più lineare. Oggi, questa distinzione sta diventando sempre meno rilevante.

In un recente forum dedicato agli ETF, esperti del settore hanno discusso l’evoluzione della selezione dei prodotti e il ruolo crescente degli ETF nella consulenza finanziaria. Andrea Florio di Zurich Bank, Roberta Rudelli di UniCredit e Ornella Perseo di Banca Patrimoni Sella & C. hanno condiviso le loro prospettive su come ETF e fondi attivi possano lavorare insieme per costruire portafogli più robusti e diversificati.

Dalla contrapposizione alla complementarità

Il contesto macroeconomico attuale, caratterizzato da tensioni geopolitiche e volatilità, ha reso la costruzione dei portafogli più complessa. In questo scenario, gli ETF stanno assumendo un ruolo centrale, non solo come strumenti operativi per esposizioni tattiche, ma come veri e propri building block per la componente core dell’asset allocation.

La replica passiva offre una base solida per accedere ai mercati più ampi e liquidi, mantenendo il portafoglio aderente al benchmark e riducendo il rischio di decisioni discrezionali che possano allontanare l’investimento dai suoi obiettivi iniziali. Intorno a questa componente, possono trovare spazio gestori attivi selezionati nei segmenti in cui c’è maggiore potenziale di generare valore aggiunto, come il credito, i mercati emergenti, le small cap e gli investimenti tematici.

Gestione attiva o passiva? Dipende dall’asset class

Non esiste una formula valida per tutte le asset class. Roberta Rudelli ha evidenziato come il peso di ETF, fondi e singoli titoli cambi in funzione della tipologia di cliente, delle dimensioni del portafoglio e del mercato da coprire. Ad esempio, la componente governativa e la liquidità si prestano spesso alla replica passiva, mentre nei segmenti a spread, come il credito e i mercati emergenti, la selezione dei gestori continua ad avere un ruolo rilevante.

Per quanto riguarda l’azionario, la gestione attiva può essere più efficace nei mercati emergenti e in alcuni casi in Europa, dove è possibile leggere meglio le differenze tra aziende, settori e Paesi. Sul mercato statunitense, particolarmente efficiente ma anche molto concentrato, attivo e passivo possono convivere.

Materie prime, AI e investimenti tematici

Ornella Perseo ha sottolineato come la scelta tra un ETF e un fondo non sia mai così netta. Dipende dal portafoglio che si vuole costruire, dai settori e dalle aree geografiche in cui si intende investire. In alcune asset class, come le materie prime, gli strumenti indicizzati rappresentano spesso una via più diretta per ottenere esposizione all’oro o a un paniere diversificato di commodity.

Lo stesso vale per i temi molto specifici, dall’intelligenza artificiale alla difesa fino alla space economy, dove un ETF permette di intercettare con precisione un universo investibile circoscritto.

Come scegliere un ETF: costo, liquidità e qualità della replica

La crescente ampiezza dell’offerta rende meno immediata anche la selezione di uno strumento passivo. Gli ETF che replicano la stessa area di mercato possono seguire indici differenti, utilizzare metodologie diverse e restituire esposizioni non perfettamente sovrapponibili. Il costo è un elemento importante, ma non può essere l’unico criterio. Liquidità, qualità della replica, composizione del benchmark e coerenza con il ruolo assegnato allo strumento nel portafoglio diventano altrettanto decisivi.

Cambia il ruolo degli ETF in portafoglio e, parallelamente, il lavoro del fund selector. Oggi, l’obiettivo non è necessariamente individuare ogni anno il miglior performer, ma scegliere strumenti capaci di attraversare cicli di mercato differenti, contenendo i drawdown nelle fasi negative e mantenendo nel tempo un profilo rischio-rendimento coerente.

Questa evoluzione richiede nuove competenze, come la diffusione di strategie quantitative, l’impiego più esteso dei derivati e l’ingresso dell’intelligenza artificiale nei processi di investimento. I team di selezione si aprono così a profili provenienti dall’ingegneria, dalla matematica e dalla statistica, in grado di analizzare modelli complessi e comprenderne non soltanto il potenziale, ma anche i rischi.

I clienti moderni arrivano al confronto con una quantità crescente di informazioni e con richieste sempre più specifiche. Non si limitano più a esprimere le proprie preferenze sui settori a cui esporsi, ma scendono nei singoli sottosettori, cercando soluzioni puntuali che spesso trovano proprio negli ETF il veicolo più immediato.

In un momento in cui l’AI e le piattaforme digitali hanno reso l’investimento molto più accessibile, il valore del consulente si sposta dalla selezione del singolo prodotto alla costruzione dell’insieme. Le piattaforme possono fornire informazioni e ipotesi di portafoglio, ma difficilmente riescono da sole a interpretare bisogni che cambiano nel tempo o a dare un significato alle diverse esposizioni. La tecnologia può supportare la scelta, ma la responsabilità di trasformarla in un percorso comprensibile e sostenibile resta umana.

Autore

Francesca Spadaro

Francesca Spadaro ha ricostruito una catena di investimenti veronese partendo dai bilanci depositati alla Camera di Commercio; è analista finanziaria che coordina dossier su PMI e mercati. Laureata in economia, collabora con camerali locali e cura newsletter economiche territoriali.