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21 Agosto 2026

Come gli Etf stanno trasformando il ruolo del consulente finanziario in Italia

Simone Rosti, responsabile per l'Italia e il Sud Europa di Vanguard, racconta come gli Etf abbiano superato la nicchia degli investitori professionali per diventare strumenti centrali nella costruzione dei portafogli e nella pianificazione finanziaria dei consulenti.

Come gli Etf stanno trasformando il ruolo del consulente finanziario in Italia

Negli ultimi anni il mercato italiano del risparmio gestito ha assistito a un cambiamento sostanziale: gli Exchange traded fund non sono più prerogativa di investitori istituzionali o dei risparmiatori che praticano il fai-da-te. Prodotti scambiati in Borsa e caratterizzati da costi contenuti hanno cominciato a comparire stabilmente nei portafogli costruiti dalle reti di consulenza, alterando dinamiche che fino a poco tempo fa sembravano consolidate.

Simone Rosti, head of Italy and Southern Europe di Vanguard, spiega come questa trasformazione non riguardi soltanto la diffusione di un prodotto finanziario, ma metta in discussione il perimetro stesso della consulenza: dal collocamento del prodotto alla fornitura di un servizio di pianificazione e monitoraggio a valore aggiunto. Di seguito, i fatti e i numeri che descrivono questo passaggio.

L’adozione degli Etf da parte delle reti di consulenza e i numeri significativi

Fino a pochi anni fa circa il 75% dell’utilizzo degli Etf era concentrato presso investitori istituzionali e gestori professionali, mentre la quota riferibile ai consulenti finanziari era marginale. Oggi lo scenario è cambiato: le piattaforme digitali hanno ampliato l’accesso al risparmio gestito e le reti di consulenza hanno progressivamente integrato gli Etf nelle loro proposte di portafoglio. Un indicatore rilevante di questa trasformazione è la quota dei flussi di raccolta: circa il 20% dei flussi recenti proviene dalle reti di consulenza, e la percentuale di Etf nei portafogli delle reti è salita da livelli intorno all’1,5% fino all’ordine del 15% del mercato degli Etf. Questo spostamento segnala una mutazione strutturale nella composizione degli investimenti.

Perché i numeri contano

Questi dati riflettono due fenomeni paralleli: da una parte la diffusione di piattaforme e banche challenger che rendono più semplice l’accesso agli strumenti quotati; dall’altra una maggiore consapevolezza degli investitori rispetto al rapporto tra costi e rendimento. In particolare, la riduzione degli oneri di gestione offerta dagli Etf è percepita come un fattore che favorisce la costruzione di portafogli più efficienti nel lungo periodo.

Impatto sugli approcci di consulenza e sulle scelte strategiche

La penetrazione degli Etf nelle soluzioni di investimento porta con sé cambiamenti pratici nel lavoro del consulente. La consulenza si sposta progressivamente dalla mera proposta di un prodotto verso attività di maggior valore aggiunto: asset allocation monitoraggio dei portafogli, controllo del rischio e pianificazione finanziaria di lungo periodo. In questo contesto il consulente viene apprezzato per aspetti intangibili come la fiducia e il supporto decisionale, elementi che emergono anche in ricerche sul comportamento degli investitori in tema di financial advisory.

Il passaggio non implica la scomparsa della gestione attiva: piuttosto, assistiamo a una maggiore convivenza e contaminazione tra approcci attivi e passivi. Negli Stati Uniti la gestione passiva ha ormai superato la soglia della metà del mercato, mentre in Europa la sua quota è ancora più contenuta; ci si attende comunque un trasferimento progressivo di patrimoni verso strategie indicizzate anche nel Vecchio Continente. In ogni caso, il nucleo di un portafoglio efficace resta costruito con strumenti semplici, trasparenti e diversificati caratteristiche in cui gli Etf eccellono.

Trasparenza dei costi e composizione del portafoglio

La sensibilità sui costi è uno dei meccanismi che ha accelerato l’adozione degli Etf. Una differenza anche contenuta nelle commissioni, se mantenuta per anni, può determinare impatti rilevanti sul rendimento finale a causa della capitalizzazione composta. Per questo motivo, molti consulenti privilegiano strumenti a basso costo per la costruzione del core del portafoglio, riservando una quota per strategie attive o tematiche quando queste possano aggiungere valore misurabile.

Infine, la natura mutualistica di alcune società di gestione, che elimina certi conflitti di interesse e allinea gli interessi dei clienti a quelli della società stessa, rappresenta un elemento distintivo per investitori e consulenti che cercano soluzioni efficienti e coerenti con una strategia di lungo periodo.

Autore

Francesca Spadaro

Francesca Spadaro ha ricostruito una catena di investimenti veronese partendo dai bilanci depositati alla Camera di Commercio; è analista finanziaria che coordina dossier su PMI e mercati. Laureata in economia, collabora con camerali locali e cura newsletter economiche territoriali.