Il settore aerospaziale continua ad attrarre l’attenzione degli investitori globali, e l’Italia non fa eccezione. SpaceX la società aerospaziale fondata da Elon Musk ha recentemente catturato l’interesse di importanti gruppi finanziari italiani, tra cui Unipol e Intesa Sanpaolo.
Questa mossa strategica riflette la fiducia delle istituzioni finanziarie italiane nelle potenzialità di crescita del settore aerospaziale e nella capacità di SpaceX di innovare e dominare il mercato.
Unipol e la volatilità degli investimenti in SpaceX
Unipol ha segnalato una plusvalenza non realizzata di circa 200 milioni di euro sulla sua partecipazione in SpaceX, un valore che è successivamente diminuito a causa delle oscillazioni del mercato. Durante la conference call sui risultati semestrali, i dirigenti del gruppo hanno sottolineato che il valore della plusvalenza è soggetto a cambiamenti quotidiani, descrivendo l’investimento come volatile e non strategico per il gruppo.
Nonostante la volatilità, il management di Unipol ha difeso la decisione di investire in SpaceX, affermando che valeva certamente la pena fare quell’investimento. Tuttavia, hanno precisato che il gruppo non intende necessariamente mantenere la posizione nel lungo periodo, a seconda delle condizioni di mercato.
Unipol ha mostrato fiducia nell’ecosistema imprenditoriale di Musk fin dall’acquisizione di X precedentemente conosciuto come Twitter, che è diventato una componente importante della rete di aziende di Musk.
Intesa Sanpaolo e l’esposizione a SpaceX
Intesa Sanpaolo è stata un’altra delle prime istituzioni finanziarie a investire in SpaceX, entrando nel capitale della società il 6 ottobre 2026. L’entità dell’investimento originario non è stata comunicata perché la partecipazione era inferiore alle soglie che rendono obbligatoria la dichiarazione della percentuale detenuta.
Il dettaglio emerge da un documento depositato alla Sec la vigilanza sui mercati statunitense, che fa riferimento a oltre 5,6 milioni di azioni di SpaceX, con un controvalore a fine giugno di 966 milioni di dollari. Questa scelta è stata condivisa anche dal fondo sovrano norvegese Norges che a fine giugno deteneva una quota dello 0,05% del colosso Usa per un valore di 1,2 miliardi di dollari.
Intesa Sanpaolo ha anche ridotto l’investimento in IShare Bitcoin Trust il grande fondo sulla principale criptovaluta al mondo gestito da BlackRock. Tuttavia, ha aumentato significativamente l’investimento sulla criptovaluta Ethereum triplicando in tre mesi a 349mila quote.
La banca italiana mantiene intatta la posizione nell’Etf del fondo Ark di Cathie Wood di cui detiene 3,47 milioni di quote, ed è di fatto il maggior investimento in cripto. A gennaio dello scorso anno, Intesa Sanpaolo era stata la prima banca italiana a comprare Bitcoin, una scelta motivata con la necessità di farsi trovare pronti nel caso i clienti più sofisticati avessero chiesto questa classe di investimenti.
Le criptovalute nel portafoglio delle banche italiane
Le criptovalute spuntano anche in altri bilanci degli istituti italiani, anche se con cifre non enormi. Nella relazione finanziaria di Unicredit emerge un’esposizione alle criptovalute per 14 milioni di euro, in aumento dagli 8 milioni registrati a fine marzo. Nessuna esposizione invece per Banco Bpm.
Un quadro più ampio degli investimenti di banche e assicurazioni nel campo delle cripto-attività si avrà dal prossimo anno. Secondo quanto previsto dalla comunicazione congiunta diffusa in primavera da Consob e Banca d’Italia nei bilanci 2027 sarà necessaria una dose in più di trasparenza. Le società dovranno infatti fornire al mercato informazioni utili per comprendere gli effetti delle cripto-attività sulla situazione patrimoniale, economica e finanziaria.
Per le due authority, occorre massima attenzione alla luce del carattere altamente speculativo e volatile delle cripto-attività, con prezzi soggetti a fluttuazioni improvvise ed estreme. Ecco quindi la necessità di informare gli investitori sulle politiche contabili adottate.



