Il rapporto pubblicato da Itinerari Previdenziali mette a fuoco una realtà fiscale sorprendente: su una popolazione di 58,9 milioni di italiani, solo 42,8 milioni risultano contribuenti. Di questi, appena 34,1 milioni versano almeno un euro di Irpef mentre 24,8 milioni (circa il 46%) non dichiarano redditi e vivono a carico della collettività, beneficiando comunque di servizi pubblici come scuola e sanità.
Chi paga davvero l’Irpef
Analizzando la ripartizione dei redditi, emerge che quasi la metà dei contribuenti (47% quasi 20,2 milioni) guadagna fino a 20.000 euro annui, ma fornisce solo il 5% del gettito totale. Al contrario, il segmento più piccolo – 1,75% della popolazione – che dichiara più di 100.000 euro contribuisce al 22,25% dell’Irpef.
Super-ricchi e loro incidenza
Il gruppo dei super-ricchi (redditi superiori a 300.000 euro pari allo 0,14% dei contribuenti) versa appena il 6,37% del totale, mentre chi guadagna tra 200.000 e 300.000 euro (0,21%) contribuisce con il 3,56%. Una fascia più ampia, costituita da chi percepisce da 35.000 a 50.000 euro (18,78% dei dichiaranti), è responsabile di un sorprendente 65% dell’Irpef.
Complessivamente, il 30,22% dei contribuenti – tutti con redditi superiori a 29.000 euro – sostiene il 78,67% del gettito, mentre il restante 70% della popolazione copre appena il 20% dell’imposta. In termini pratici, quasi 8 milioni di persone sono le colonne portanti del finanziamento dello Stato.
Conseguenze sulla politica fiscale e sulla spesa pubblica
Questa asimmetria influisce direttamente sulle scelte di governo. La prossima manovra prevede un nuovo taglio della seconda aliquota Irpef per chi guadagna tra 50.000 e 60.000 euro ma il viceministro Maurizio Leo sottolinea la necessità di garantire la copertura di bilancio. Inoltre, si discute l’introduzione di una flat tax per i giovani e l’estensione della cedolare secca agli affitti commerciali, proposte accolte con favore da Confedilizia.
Nel contempo, le misure di flessibilità pensionistica introdotte dal 2019 – Quota 100/102/103, Opzione Donna e l’assenza di adeguamento all’aspettativa di vita per le pensioni anticipate – hanno comportato un costo di circa 41,3 miliardi di euro. Il dibattito interno tra Lega e Forza Italia riguarda sia l’abbassamento dell’età pensionabile a 64 anni sia un possibile “Silver Act” che includerebbe assistenza domiciliare e adeguamento degli alloggi.
Un altro elemento di forte impatto è il settore del gioco d’azzardo. Nel 2025 il volume del gioco legale ha superato i 165,3 miliardi di euro generando per lo Stato più di 11,4 miliardi di entrate, mentre la spesa media per cittadino legata al gioco supera i 3.100 euro annui. Questo contrasto evidenzia come una parte significativa della popolazione contribuisca all’erario attraverso attività non tradizionali, mentre molti beneficiari dei servizi pubblici non versano alcuna tassa.



