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25 Settembre 2026

Come il carico fiscale grava sul 30% dei redditi più alti

Scopri come l'Irpef si concentra su pochi contribuenti e chi sono i 9 milioni che non versano tasse

Come il carico fiscale grava sul 30% dei redditi più alti

Il rapporto pubblicato da Itinerari Previdenziali mette a fuoco una realtà fiscale sorprendente: su una popolazione di 58,9 milioni di italiani, solo 42,8 milioni risultano contribuenti. Di questi, appena 34,1 milioni versano almeno un euro di Irpef mentre 24,8 milioni (circa il 46%) non dichiarano redditi e vivono a carico della collettività, beneficiando comunque di servizi pubblici come scuola e sanità.

Chi paga davvero l’Irpef

Analizzando la ripartizione dei redditi, emerge che quasi la metà dei contribuenti (47% quasi 20,2 milioni) guadagna fino a 20.000 euro annui, ma fornisce solo il 5% del gettito totale. Al contrario, il segmento più piccolo – 1,75% della popolazione – che dichiara più di 100.000 euro contribuisce al 22,25% dell’Irpef.

Super-ricchi e loro incidenza

Il gruppo dei super-ricchi (redditi superiori a 300.000 euro pari allo 0,14% dei contribuenti) versa appena il 6,37% del totale, mentre chi guadagna tra 200.000 e 300.000 euro (0,21%) contribuisce con il 3,56%. Una fascia più ampia, costituita da chi percepisce da 35.000 a 50.000 euro (18,78% dei dichiaranti), è responsabile di un sorprendente 65% dell’Irpef.

Complessivamente, il 30,22% dei contribuenti – tutti con redditi superiori a 29.000 euro – sostiene il 78,67% del gettito, mentre il restante 70% della popolazione copre appena il 20% dell’imposta. In termini pratici, quasi 8 milioni di persone sono le colonne portanti del finanziamento dello Stato.

Conseguenze sulla politica fiscale e sulla spesa pubblica

Questa asimmetria influisce direttamente sulle scelte di governo. La prossima manovra prevede un nuovo taglio della seconda aliquota Irpef per chi guadagna tra 50.000 e 60.000 euro ma il viceministro Maurizio Leo sottolinea la necessità di garantire la copertura di bilancio. Inoltre, si discute l’introduzione di una flat tax per i giovani e l’estensione della cedolare secca agli affitti commerciali, proposte accolte con favore da Confedilizia.

Nel contempo, le misure di flessibilità pensionistica introdotte dal 2019 – Quota 100/102/103, Opzione Donna e l’assenza di adeguamento all’aspettativa di vita per le pensioni anticipate – hanno comportato un costo di circa 41,3 miliardi di euro. Il dibattito interno tra Lega e Forza Italia riguarda sia l’abbassamento dell’età pensionabile a 64 anni sia un possibile “Silver Act” che includerebbe assistenza domiciliare e adeguamento degli alloggi.

Un altro elemento di forte impatto è il settore del gioco d’azzardo. Nel 2025 il volume del gioco legale ha superato i 165,3 miliardi di euro generando per lo Stato più di 11,4 miliardi di entrate, mentre la spesa media per cittadino legata al gioco supera i 3.100 euro annui. Questo contrasto evidenzia come una parte significativa della popolazione contribuisca all’erario attraverso attività non tradizionali, mentre molti beneficiari dei servizi pubblici non versano alcuna tassa.

Autore

Edoardo Vitali

Edoardo Vitali ha coordinato la copertura della ristrutturazione del mercato ittico di Palermo, sostenendo la linea editoriale sulla trasparenza fiscale. Capo redattore economia, porta in redazione un tratto pragmatico e un dettaglio personale: conserva ancora taccuini degli incontri in Sala delle Lapidi.