Il Consiglio dei ministri ha approvato, nella notte del 17 settembre, un decreto legge che prevede l’esenzione dal bollo auto per le autovetture di media-piccola cilindrata e per le motociclette nel 2027. L’intervento, del valore complessivo di circa 2,3-2,4 miliardi di euro si colloca al centro di un acceso dibattito tra Roma e Bruxelles, dove la Commissione europea ha annunciato che la misura sarà esaminata nel Semestre europeo 2027.
Finanziamento: risorse Pnrr o spesa ordinaria?
Il testo del decreto indica che 1,698 miliardi dei fondi provengono da economie accertate sul Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). La restante parte, poco meno di 0,7 miliardi, è destinata a coprire il gettito perso attraverso stanziamenti distribuiti fra più ministeri, dalla Sanità alle Infrastrutture. La Commissione, intervistata il 18 settembre, ha sottolineato che il Pnrr è uno strumento basato sui risultati e che i pagamenti agli Stati membri “vengono effettuati sulla base dei risultati conseguiti”. Questo commento è stato interpretato come un richiamo alla natura vincolata dei fondi europei, sollevando dubbi sulla legittimità di impiegare risorse Pnrr non spese per una riduzione fiscale.
Come si calcolano i risparmi per gli automobilisti
Secondo le stime di, nel 2026 il bollo medio si attestava a 163,50 €, con una soglia massima di 240 € per veicoli più inquinanti. Un’auto Euro 6 da 50 kW paga circa 129 €, pari a 2,58 € per kilowatt, mentre i modelli più vecchi possono arrivare a 3 € per kilowatt. L’esenzione prevista per il 2027, quindi, dovrebbe generare un risparmio compreso tra 113 € e 163 € a veicolo, a seconda della classe ambientale e della potenza.
Le dichiarazioni del governo e le reazioni politiche
Il premier Giorgia Meloni ha definito il bollo una “tassa odiosa” e ha promesso che l’esenzione sarà solo il “primo passo” verso una cancellazione strutturale e permanente per tutte le categorie individuate: auto private fino a 80 kW e motociclette di qualsiasi cilindrata. Meloni ha inoltre accennato a possibili estensioni future, come l’innalzamento della soglia per le famiglie numerose o l’inclusione delle partite IVA che usano l’auto per lavoro, attualmente escluse.
Le opposizioni hanno reagito in maniera critica. Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana, ha definito la scelta “sbagliata”, sostenendo che le risorse potrebbero essere impiegate per il sostegno ai salari o per la stabilizzazione dei precari della ricerca. Altri partiti hanno sottolineato che, rispetto al rincaro dei carburanti e alla prossima fine delle accise sui diesel, il risparmio di 240 € appare marginale rispetto al peso complessivo della misura.
Impatto sui conti regionali e prossimo iter
Le Regioni, da sempre titolari della riscossione del bollo, attendono chiarimenti sul meccanismo di compensazione. Il decreto prevede un trasferimento di 2,3 miliardi da parte dello Stato, ma non specifica se l’intera somma coprirà le eventuali maggiorazioni locali già applicate in alcuni territori. Il confronto tecnico fra governo e Regioni è già iniziato e dovrebbe sfociare in un decreto attuativo entro il 31 marzo.
La valutazione definitiva spetterà all’UE che esaminerà la coerenza della misura con le raccomandazioni economiche per l’Italia contenute nella Country Report 2026. Qualora il governo decidesse di rendere permanente l’esenzione già nella prossima manovra, la Commissione potrà richiedere ulteriori giustificazioni sul finanziamento e sulla compatibilità con le regole del Pnrr.



