Il deficit italiano è sceso dall’8,1% al 3,08% grazie a una serie di misure di contenimento, ma l’ultimo bilancio pubblicato dall’Istat indica un valore leggermente superiore, 3,1% del Pil. La premier Giorgia Meloni ha definito questa discrepanza un “errore di valutazione” che la colpisce direttamente, sostenendo che dietro ci siano forze che lavorano contro l’Italia per indebolire la sua maggioranza.
Il comunicato dell’Istat e la reazione della premier
Nel corso di una puntata di Porta a Porta Meloni ha espresso rammarico per il risultato, sottolineando come quel 0,04 punto percentuale in più mantenga il Paese entro la procedura di infrazione europea. “Sarebbe stato possibile uscire dall’infrazione in anticipo, ma l’Istat ha rivisto anche le previsioni di crescita per il 2024, lasciandoci in dubbio”, ha detto la premier, aggiungendo che non vuole che tali revisioni si ripetano nei prossimi tre anni.
Le dichiarazioni contro l’establishment
Meloni ha accusato l’establishment di “sperperare” le risorse risparmiate dal governo, affermando che “abbiamo risparmiato tutto quello che altri hanno sprecato, ma il risultato ci viene negato da chi lavora contro l’Italia”. La ministra dell’Economia ha inoltre rimarcato che le previsioni dell’Istat negli ultimi quattro anni sono state tutte errate, un dato che, a suo dire, giustifica un nuovo atteggiamento nei confronti dell’ente statistico.
Conseguenze sulla procedura di infrazione europea
Il deficit al 3,1% non consente ancora all’Italia di chiudere la procedura di infrazione avviata dall’Unione europea. Un ministro anonimo ha avvertito che il governo dovrà affrontare un negoziato difficile con Bruxelles, con il rischio di dover rinegoziare gli stanziamenti per la prossima bilancia di esercizio. Parallelamente, il Superbonus continua a gravare sulle finanze pubbliche: il viceministro Maurizio Leo ha ricordato che le uscite per il Superbonus ammontano a 40 miliardi di euro quest’anno, più 20 miliardi per i crediti d’imposta correlati.
Il peso del Superbonus sul conto pubblico
Le cifre indicate dal governo mostrano un ulteriore scostamento di circa 11 miliardi di euro rispetto alle stime iniziali, derivante da spese in conto capitale non programmate e da una revisione dei costi del Superbonus. Senza questo errore, il deficit del 2025 sarebbe stato intorno al 2,6%, ben sotto la soglia del 3%.
La legge elettorale come leva politica
In risposta al contesto di tensione, la premier ha fissato la discussione sullo Stabilicum per il 5 ottobre in Camera, definendo il voto una “prove di fiducia”. Ha inoltre avvertito che, nel caso la legge elettorale non fosse approvata, valuterà le dimissioni per permettere elezioni anticipate. Questo annuncio ha scatenato reazioni contrastanti all’interno del centrodestra, con Forza Italia e Lega che dibattono sulla necessità di modificare il bilancio per adeguarsi ai nuovi vincoli.
Possibili scenari per il futuro politico
Se la riforma elettorale venisse bocciata, Meloni ha accennato a una possibile uscita di governo, un passo che potrebbe innescare una “reazione a catena” nel centrodestra. Al tempo stesso, la sfida non resta limitata all’opposizione: il governo dovrà ancora negoziare con Bruxelles, contenere il debito pubblico e gestire l’ondata di spese legate al Superbonus, tutti elementi che continueranno a influenzare il deficit nei prossimi esercizi.



