Negli ultimi mesi è tornato sotto i riflettori un progetto legislativo che potrebbe modificare in modo sostanziale il modo in cui gli Stati Uniti trattano fiscalmente le attività digitali.
Il PARITY Act, ripresentato da Steven Horsford (D-Nev.) e Max Miller (R-Ohio), cerca di aggiornare le regole applicate dall’IRS alle transazioni in criptovalute. La proposta è stata elaborata in più bozze, con passaggi significativi comparsi nella versione iniziale di dicembre 2026 e in una revisione pubblicata il 26 marzo 2026.
Alla base del provvedimento c’è la volontà di semplificare la compliance per i contribuenti e di chiarire termini e soglie che oggi generano confusione. In particolare, il testo affronta temi molto sensibili per gli utenti quotidiani e per il settore finanziario: le esenzioni de minimis, il trattamento delle stablecoin, l’applicazione delle regole sulle wash sale e la definizione di attività come lo staking passivo. Questi aspetti potrebbero ridurre gli oneri amministrativi per piccole transazioni e stabilire principi nuovi per le entrate fiscali derivanti dagli asset digitali.
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Cosa prevede la proposta riguardo alle esenzioni e alle stablecoin
Uno dei punti più dibattuti riguarda un’ipotetica esenzione de minimis per pagamenti in criptovaluta, pensata per evitare che operazioni di piccolo importo—come acquistare un caffè—scatenino obblighi di segnalazione e calcoli di plusvalenza. La bozza di dicembre 2026 introduceva riferimenti specifici a pagamenti effettuati con stablecoin di pagamento regolamentate, menzionando inizialmente una soglia di 200 dollari. La riscrittura del 26 marzo 2026 ha invece riformulato l’approccio: piuttosto che fissare una soglia fissa, propone un criterio legato al costo fiscale presunto e alla relazione tra valore di rimborso e costo del contribuente.
Dal 200 dollari al concetto del costo fiscale presunto
Nella versione più recente il testo elimina la soglia di 200 dollari e introduce una regola in base alla quale non si riconosce plusvalenza o minusvalenza su certe vendite di stablecoin a meno che il costo fiscale non sia considerevolmente inferiore al valore di rimborso. Questa logica mira a tutelare transazioni in cui la moneta ancorata mantiene il suo valore, evitando oneri per differenze marginali. Il risultato pratico sarebbe una maggiore certezza per chi usa le stablecoin come mezzo di pagamento quotidiano.
Regole sulle wash sale e distinzione tra attività
Un altro elemento chiave del disegno di legge è l’applicazione alle criptovalute delle norme sulle wash sale, concepite per impedire la deduzione di perdite quando un investitore ricompra sostanzialmente lo stesso asset in un breve intervallo di tempo. L’inserimento di queste regole nel campo degli asset digitali è una novità che alcuni operatori del settore considerano logica e attesa: anche parlamentari come la senatrice Cynthia Lummis hanno proposto analoghe misure nelle loro bozze di Riforma fiscale.
Staking passivo versus attività attiva
La proposta distingue poi lo staking passivo da attività più attive come il trading frequente. Questa differenziazione è importante perché potrebbe determinare se i guadagni vengano classificati come reddito ordinario o come plusvalenza in conto capitale, con conseguenze fiscali non trascurabili. In pratica, il legislatore vuole riconoscere che chi semplicemente delega risorse per ottenere ricompense non svolge necessariamente un’attività equivalente a un market maker o a un trader professionale.
Impatto pratico per utenti e piattaforme
Dal punto di vista operativo, le piattaforme potrebbero essere chiamate a aggiornare i sistemi di reporting e a distinguere tipi diversi di transazioni e partecipazioni. L’eventuale applicazione delle wash sale richiederà un tracciamento più accurato delle operazioni sospette di riacquisto, mentre le regole sulle stablecoin implicherebbero definizioni legali rigide per le monete ancorate a valute fiat o ad altri asset.
Prospettive politiche e prossimi passi
Non è ancora chiaro quale sarà il destino del PARITY Act nel processo legislativo: sebbene si parli dell’inclusione delle criptovalute in una possibile legge di riconciliazione fiscale, la sua adozione dipenderà da decisioni politiche più ampie e da trattative bipartisan. Il contesto include altresì le richieste di bilancio del governo federale e il confronto con altre proposte in materia fiscale, oltre alla pressione del settore che chiede chiarezza normativa.
Gli stakeholder del mondo cripto stanno seguendo con attenzione ogni iter e revisione, perché le modifiche proposte avrebbero un impatto diretto sulla compliance degli utenti e sull’operatività degli exchange e degli operatori finanziari. Resta quindi fondamentale monitorare i testi ufficiali e gli sviluppi parlamentari per comprendere come e quando le nuove regole entreranno in vigore.
