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18 Giugno 2026

Come la Bce misura la decarbonizzazione, perché l’adattamento manca di fondi e cosa prevede il piano di Brescia

Un'analisi su tre fronti: la Bce abbassa l'impronta carbonica dei suoi portafogli e introduce indicatori corretti per l'inflazione; la finanza internazionale per l'adattamento è decine di volte inferiore ai bisogni stimati; a Brescia nasce un piano locale con corridoi verdi e misure concrete già finanziate.

Come la Bce misura la decarbonizzazione, perché l'adattamento manca di fondi e cosa prevede il piano di Brescia

Negli ultimi rapporti istituzionali e locali emergono tre temi strettamente collegati: la misurazione della decabornizzazione nei portafogli pubblici, la scarsità strutturale delle risorse per l’adattamento climatico nei Paesi in via di sviluppo e le risposte concrete sul territorio messe in campo da un capoluogo lombardo. Questi elementi mostrano come le politiche finanziarie, le esigenze dell’economia reale e i piani urbani combacino o si scontrino nella transizione.

Bce: emissions in calo nei portafogli e nuovi indicatori corretti per l’inflazione

La banca centrale europea ha reso pubbliche le informative finanziarie sul clima relative al suo portafoglio, registrando un calo delle emissioni associate ai titoli detenuti. Parte della riduzione è spiegata dal ridimensionamento nominale dei portafogli, il cui valore complessivo è sceso del 13% nel periodo di riferimento: un effetto che riduce l’impronta assoluta senza necessariamente riflettere una riduzione reale delle emissioni aziendali. Per questo motivo la Bce ha introdotto per la prima volta metriche corrette per l’inflazione pensate per distinguere il miglioramento apparente derivante dall’aumento dei ricavi nominali dall’effettiva riduzione delle emissioni.

La strategia di tilting ossia l’orientamento dei reinvestimenti verso emittenti a migliori performance climatiche, perde efficacia quando i portafogli sono in run-off e i reinvestimenti scemano.

Scope 3 e green bond: novità nelle disclosure

Tra le novità pubblicate figurano per la prima volta le metriche relative alle emissioni Scope 3 per attività non sovrane, cioè le emissioni indirette lungo la catena del valore, che in molti settori rappresentano la quota prevalente dell’impronta carbonica: circa l’87% per il comparto societario monetario e il 97% per gli investimenti societari del fondo pensione. Sul fronte degli investimenti non monetari, il fondo pensione del personale mostra una diminuzione dell’impronta carbonica relativa, mentre i fondi propri hanno aumentato l’esposizione ai green bond che a fine 2026 rappresentavano il 33% del totale e hanno veicolato circa 7,6 miliardi di euro verso la transizione verde.

Gap finanziario per l’adattamento: la realtà dei numeri e della praticabilità

I flussi pubblici internazionali destinati all’adattamento climatico sono nettamente insufficienti rispetto ai bisogni stimati: le risorse tracciate per i Paesi in via di sviluppo nel 2026 ammontano a circa 26 miliardi di dollari, un valore 12-14 volte inferiore rispetto alla stima dei bisogni annuali entro il 2035 che oscilla tra 310 e 365 miliardi. Questo scarto non è solo quantitativo: è anche qualitativo, perché la composizione degli strumenti finanziari conta tanto quanto il volume.

Un finanziamento erogato come prestito ha impatto diverso rispetto a un contributo a fondo perduto; la presenza di intermediari internazionali non sostituisce l’accesso diretto per autorità locali; e la prevedibilità temporale delle risorse influisce sulla capacità di programmazione. In condizioni di scarsità, la finanza agisce da filtro: premia progetti facilmente bancabili e penalizza interventi che richiedono manutenzione diffusa, partecipazione comunitaria o rendicontazione complessa, come la tutela di sistemi idrici rurali, servizi sanitari locali o la salvaguardia di luoghi culturali.

Il Piano Aria e Clima di Brescia: corridoi verdi, rifugi anti-afa e investimenti avviati

Brescia ha approvato un Piano Aria e Clima elaborato con un percorso partecipativo che ha coinvolto circa 400 cittadini e associazioni. Il documento contiene 31 azioni concrete, 22 delle quali già finanziate, per un impegno iniziale di circa 8,5 milioni di euro, cifra suscettibile di crescere con i progetti infrastrutturali collegati. Gli assi principali sono l’incremento del verde urbano, la mobilità sostenibile, la diffusione di energie rinnovabili e la riduzione degli sprechi.

Tra gli interventi più concreti spiccano i corridoi verdi che collegheranno la stazione al centro cittadino lungo via Foppa, via Romanino, via Saffi, via Gramsci e Corso Martiri della Libertà, con alberature resistenti, superfici drenanti e percorsi ciclopedonali. Il Parco Tarello sarà ridefinito come corridoio ecologico e sono previste misure per creare rifugi anti-afa in ambito urbano. Il piano punta alla neutralità climatica entro il 2050 e si presenta come esempio di governance locale che integra dati scientifici, partecipazione pubblica e interventi finanziati.

Nel complesso, i tre ambiti esaminati mostrano una dinamica comune: la misurazione e l’allocazione delle risorse pubbliche sono centrali nel determinare l’efficacia della transizione climatica, dalla finanza internazionale necessaria per l’adattamento fino alle politiche urbane che traducono queste scelte in infrastrutture e servizi per i cittadini. La sfida è allineare strumenti contabili, disponibilità finanziarie e priorità dell’economia reale.

Autore

Francesca Galli

Francesca Galli, fiorentina con formazione bancaria, prese la decisione di cambiare carriera dopo un convegno a Palazzo Vecchio: oggi cura analisi di mercati e colonne su risparmio e investimenti. In redazione propone linee editoriali attente alla trasparenza e conserva l'agenda del primo impiego in banca.