La prospettiva di una struttura ricettiva sulla costa di Cala Finanzanel Comune di Loiri Porto San Paoloha acceso le preoccupazioni dell’associazione ambientalista Italia Nostra. Il sito si trova di fronte all’Area Marina Protetta di Tavolara e ricade in un contesto di elevato valore paesaggistico e naturalistico, tutelato da specifici vincoli normativi.
L’elemento che ha scatenato la contestazione è l’impiego delle Zone economiche speciali (ZES) come possibile strada normativa per ottenere autorizzazioni e semplificazioni procedurali. Secondo l’associazione, tali strumenti non possono essere utilizzati per sovvertire le norme poste a protezione del paesaggio e dei beni collettivi, pena la trasformazione di un intervento definito come “valorizzazione turistica” in un danno irreversibile per il territorio.
Riserve legali e istituzionali su autorizzazioni e vincoli
Italia Nostra ha rimarcato che il progetto della società Tavolara Bay s.r.l. interessa aree che ricadono nella fascia dei 300 metri dalla battigiauna porzione della costa soggetta a vincoli stringenti stabiliti dal Piano Paesaggistico Regionale e da norme statali che vietano edificazioni in determinate condizioni. L’associazione definisce incompatibile qualsiasi trasformazione che comporti ampliamenti volumetrici o cambi di destinazione d’uso in queste aree.
L’autorizzazione contestata — indicata come Autorizzazione Unica ZES n. 74 — è stata ritenuta dall’associazione un tentativo di aggirare pareri negativi espressi da più istituzioni durante le conferenze di servizi. In tale contesto, la ZES sarebbe stata impiegata come strumento per introdurre varianti urbanistiche che, nella visione degli attivisti, violano principi costituzionali e norme sul paesaggio.
Impatto sulla pianificazione regionale e ruoli istituzionali
Un punto centrale della critica riguarda il rapporto tra decisioni nazionali e competenze regionali. Secondo l’associazione, il via libera all’iniziativa mina l’autonomia statutaria della Regione Sardegna in materia di urbanistica e tutela del paesaggio, nonché il ruolo di controllo attribuito al Ministero della Cultura e alle sue strutture ispettive in virtù del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio.
La vicenda ha visto momenti di scontro istituzionale, con l’opposizione regionale respinta a livello governativo e la decisione del Consiglio dei Ministri che ha confermato, di fatto, l’autorizzazione rilasciata nell’ambito delle procedure legate alla ZES per il Mezzogiorno. Questo passaggio è stato interpretato dall’associazione come un’erosione dei meccanismi di tutela e pianificazione locale.
Argomentazioni ambientali e mobilitazione civica
Dal punto di vista ambientale, Italia Nostra sottolinea che l’intervento proposto implicherebbe la perdita di porzioni di macchia mediterranea e la progressiva privatizzazione di tratti costieri che oggi sono di fruizione collettiva. L’associazione definisce il progetto non come sviluppo sostenibile ma come un agente di degrado per un patrimonio paesaggistico e biologico fragile.
In risposta all’autorizzazione, l’associazione ha annunciato la sua disponibilità a sostenere iniziative legali e amministrative a fianco della Regione e delle comunità locali. Viene inoltre prospettato un coordinamento con comitati e altre associazioni ambientaliste per contestare eventuali varianti urbanistiche e tutelare il piano paesaggistico regionale dalle decisioni ritenute estranee al benessere collettivo.
Il presidente di Italia Nostra ha ribadito che le ZES non possono essere utilizzate come pretesto per eludere vincoli: «Non tutto ciò che viene presentato come investimento genera sviluppo», recita la posizione ufficiale, secondo cui in aree delicate ogni intervento deve essere valutato in funzione della tutela ambientale e della permanenza del valore paesaggistico per le comunità.
La controversia attorno a Cala Finanza mette in luce tensioni più ampie fra obiettivi di attrazione degli investimenti e i limiti imposti dalle tutele ambientali e costituzionali. Le parti coinvolte — istituzioni locali, Regione, enti di tutela e soggetti proponenti — dovranno confrontarsi ulteriormente per definire se e come procedere, mentre sul campo si profilano possibili ricorsi e azioni di opposizione civica volte a preservare l’accesso collettivo e la conservazione del litorale.



