Negli ultimi anni l’Italia ha costruito un presidio informativo sul mondo delle criptovalute attraverso il registro Vasp, gestito dall’Oam dopo il decreto del 2026.
Questo elenco non si è limitato a enumerare gli operatori, ma ha raccolto dati periodici su clienti, volumi e conversioni tra euro e valute virtuali, diventando uno strumento operativo per le autorità. Con l’entrata in scena del regolamento europeo MiCAR il quadro cambia: la governance del settore viene progressivamente armonizzata a livello UE e il modello nazionale del registro evolve verso nuovi standard.
Il passaggio normativo ha avuto ripercussioni concrete su operatori e investitori: molti provider hanno spostato la loro sede legale all’estero o hanno optato per l’autorizzazione europea come Casp. Al contempo le autorità italiane, dalla Guardia di Finanza a Consob, hanno intensificato le richieste informative grazie al patrimonio dati costruito dall’Oam, con picchi di richieste e un flusso di segnalazioni che ha consentito indagini più mirate.
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Il ruolo operativo del registro Vasp in Italia
Il registro Vasp è nato come obbligo per gli exchange, i wallet provider e gli altri prestatori di servizi legati alle criptovalute, diventando in breve una infrastruttura informativa. L’Oam ha raccolto report trimestrali che includevano numero clienti, residenza, controvalore detenuto e frequenza delle conversioni, consentendo analisi geografiche e demografiche. Questo approccio ha trasformato un semplice elenco in uno strumento capace di intercettare anomalie e di supportare la vigilanza.
Dati, segnalazioni e accessi delle autorità
Tra il 2026 e il 2026 l’Oam ha ricevuto in totale 257 segnalazioni, di cui 75 provenienti da autorità di vigilanza e 182 da cittadini. Le richieste di informazioni sono poi cresciute in modo significativo: 27 nel 2026, 44 nel 2026, 107 nel 2026 e altre 24 nei primi mesi del 2026, per un incremento complessivo vicino al 300%. Grazie a protocolli di collaborazione, la Guardia di Finanza ha potuto accedere ai dati in modo strutturale, migliorando le indagini finanziarie su operazioni sospette.
Da Vasp a Casp: cosa cambia con MiCAR
Il regolamento europeo MiCAR introduce un mercato unico per le cripto-attività e impone che i provider autorizzati operino con passaporto europeo come Casp. Questa transizione non è solo terminologica: il modello italiano di raccolta dati sull’operatività dei clienti non viene replicato integralmente nella stessa forma a livello europeo. L’effetto pratico è la progressiva chiusura della banca dati gestita dall’Oam, la cui raccolta delle transazioni è stata attiva fino al 30 settembre 2026.
Implicazioni per l’albo e per gli operatori
Il cambio di paradigma ha portato a una forte riduzione degli operatori registrati in Italia: dagli oltre 140 provider nel secondo trimestre del 2026 si è passati a soli 35 a dicembre 2026. In parallelo si contano 101 cancellazioni dal registro e 87 Casp europei che hanno notificato la prestazione di servizi in Italia. L’autorità nazionale competente per le nuove autorizzazioni diventa Consob, mentre l’esperienza dell’Oam resta un precedente operativo significativo.
Trend degli investitori e impatti sul mercato
I numeri evidenziano dinamiche di spostamento e variazioni nella partecipazione: tra il primo e il terzo trimestre del 2026 gli investitori che detengono cripto tramite operatori iscritti in Italia sono calati del -30%, nonostante il confronto più ampio tra il primo trimestre del 2026 e il terzo del 2026 mostri una crescita complessiva del +13%. Anche il numero complessivo di clienti trasmessi agli operatori è diminuito del -23%, segnale di trasferimento di attività verso piattaforme con sede estera.
Il controvalore totale in euro delle valute virtuali detenute nel terzo trimestre del 2026 è stato pari a 2,156 miliardi. L’identikit dell’investitore italiano mostra un profilo giovane: il 36% ha tra i 18 e i 29 anni, il 28% tra i 30 e i 39 anni e il 18% tra i 40 e i 49 anni. Geograficamente la concentrazione maggiore si registra al Nord (37%) e all’estero (37%), mentre Centro e Sud restano più contenuti con il 17% e il 9% rispettivamente.
Infine, il valore medio per cliente varia: i clienti esteri presentano il controvalore medio più elevato (circa 1.505,41 euro per persona fisica), la Lombardia detiene il maggior controvalore assoluto ma con un valore medio inferiore (circa 1.170,21 euro), mentre la Basilicata registra il valore medio più basso (483,57 euro). Questi numeri delineano un mercato in trasformazione, dove la regolamentazione europea ridisegna confini, rischi e modalità operative.
