Il panorama delle criptovalute nel Regno Unito sta vivendo una trasformazione significativa, soprattutto in ambito fiscale. Negli ultimi anni, l’Agenzia delle Entrate britannica ha intensificato i controlli e le campagne di sensibilizzazione, portando a risultati concreti in termini di recupero fiscale.
Tra il 2026 e il 2026, il Fisco ha incassato oltre 8 milioni di sterline grazie ad accordi transattivi con investitori che avevano omesso di dichiarare correttamente i redditi derivanti da non-fungible tokens (NFT) e altre criptoattività. Questo fenomeno riflette l’impatto delle iniziative di disclosure volontaria e delle nuove normative internazionali.
La campagna di disclosure e i suoi effetti
La campagna di disclosure volontaria, lanciata nel, ha avuto un impatto significativo. Secondo i dati, nel 2026/2026 sono stati 280 gli investitori che hanno raggiunto accordi con il Fisco, per un valore complessivo di 3,5 milioni di sterline. Nel 2026/2026, il numero di accordi è diminuito a 222, ma il valore economico è aumentato a circa 4,8 milioni di sterline.
Questi numeri evidenziano come la campagna abbia spinto molti investitori a regolarizzare la propria posizione fiscale. Parallelamente, l’Agenzia delle Entrate ha intensificato l’invio di lettere di sollecito a decine di migliaia di individui ritenuti potenziali evasori.
Le regole fiscali sulle criptovalute nel Regno Unito
Nel Regno Unito, le criptoattività sono soggette a specifiche normative fiscali. In caso di cessione, se la plusvalenza supera le 3.000 sterline, i guadagni sono soggetti alla capital gain tax. L’aliquota varia tra il 18% e il 24%, a seconda degli altri redditi del contribuente.
Se il Fisco considera la compravendita di criptovalute come trading possono essere dovute anche l’imposta sui redditi e i contributi previdenziali. Questo approccio riflette la complessità del trattamento fiscale delle criptoattività, che richiede una gestione attenta da parte degli investitori.
L’aumento dei controlli e le nuove normative
L’aumento dei controlli fiscali sulle criptovalute è in linea con gli standard internazionali di rendicontazione. Il Regno Unito ha adottato il Cryptoasset Reporting Framework (CARF) dell’OCSE, che impone ai fornitori di servizi di criptoattività di raccogliere e comunicare alle autorità fiscali le informazioni sui clienti e sulle transazioni.
Da, i provider devono acquisire i dati identificativi degli utenti, le informazioni sulla residenza fiscale e i riepiloghi delle transazioni. Questo rende più complicato nascondere i proventi delle cripto, aumentando la trasparenza e la compliance fiscale.
L’aumento dei controlli avviene in parallelo a una forte diffusione delle criptovalute nel Regno Unito. Secondo stime dell’Autorità britannica di vigilanza sui mercati finanziari, circa l’8% degli adulti del Regno Unito, ovvero 4,5 milioni di persone, possiede criptoattività. La domanda è più che raddoppiata rispetto al 2026, con l’investitore medio che possiede circa 2.250 sterline in cripto.



