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25 Luglio 2026

Criptovalute e tasse: gli accordi transattivi che hanno fruttato milioni al Regno Unito

Nel 2026/2026, 280 investitori hanno raggiunto accordi con il Fisco britannico, generando entrate per 8 milioni di sterline. Scopri come la regolamentazione delle criptoattività sta cambiando.

Criptovalute e tasse: gli accordi transattivi che hanno fruttato milioni al Regno Unito

Il panorama delle criptovalute nel Regno Unito sta vivendo una trasformazione significativa, soprattutto in ambito fiscale. Negli ultimi anni, l’Agenzia delle Entrate britannica ha intensificato i controlli e le campagne di sensibilizzazione, portando a risultati concreti in termini di recupero fiscale.

Tra il 2026 e il 2026, il Fisco ha incassato oltre 8 milioni di sterline grazie ad accordi transattivi con investitori che avevano omesso di dichiarare correttamente i redditi derivanti da non-fungible tokens (NFT) e altre criptoattività. Questo fenomeno riflette l’impatto delle iniziative di disclosure volontaria e delle nuove normative internazionali.

La campagna di disclosure e i suoi effetti

La campagna di disclosure volontaria, lanciata nel, ha avuto un impatto significativo. Secondo i dati, nel 2026/2026 sono stati 280 gli investitori che hanno raggiunto accordi con il Fisco, per un valore complessivo di 3,5 milioni di sterline. Nel 2026/2026, il numero di accordi è diminuito a 222, ma il valore economico è aumentato a circa 4,8 milioni di sterline.

Questi numeri evidenziano come la campagna abbia spinto molti investitori a regolarizzare la propria posizione fiscale. Parallelamente, l’Agenzia delle Entrate ha intensificato l’invio di lettere di sollecito a decine di migliaia di individui ritenuti potenziali evasori.

Le regole fiscali sulle criptovalute nel Regno Unito

Nel Regno Unito, le criptoattività sono soggette a specifiche normative fiscali. In caso di cessione, se la plusvalenza supera le 3.000 sterline, i guadagni sono soggetti alla capital gain tax. L’aliquota varia tra il 18% e il 24%, a seconda degli altri redditi del contribuente.

Se il Fisco considera la compravendita di criptovalute come trading possono essere dovute anche l’imposta sui redditi e i contributi previdenziali. Questo approccio riflette la complessità del trattamento fiscale delle criptoattività, che richiede una gestione attenta da parte degli investitori.

L’aumento dei controlli e le nuove normative

L’aumento dei controlli fiscali sulle criptovalute è in linea con gli standard internazionali di rendicontazione. Il Regno Unito ha adottato il Cryptoasset Reporting Framework (CARF) dell’OCSE, che impone ai fornitori di servizi di criptoattività di raccogliere e comunicare alle autorità fiscali le informazioni sui clienti e sulle transazioni.

Da, i provider devono acquisire i dati identificativi degli utenti, le informazioni sulla residenza fiscale e i riepiloghi delle transazioni. Questo rende più complicato nascondere i proventi delle cripto, aumentando la trasparenza e la compliance fiscale.

L’aumento dei controlli avviene in parallelo a una forte diffusione delle criptovalute nel Regno Unito. Secondo stime dell’Autorità britannica di vigilanza sui mercati finanziari, circa l’8% degli adulti del Regno Unito, ovvero 4,5 milioni di persone, possiede criptoattività. La domanda è più che raddoppiata rispetto al 2026, con l’investitore medio che possiede circa 2.250 sterline in cripto.

Autore

Edoardo Vitali

Edoardo Vitali ha coordinato la copertura della ristrutturazione del mercato ittico di Palermo, sostenendo la linea editoriale sulla trasparenza fiscale. Capo redattore economia, porta in redazione un tratto pragmatico e un dettaglio personale: conserva ancora taccuini degli incontri in Sala delle Lapidi.