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13 Giugno 2026

Economie regionali italiane: i dati 2026 della Banca d’Italia

Dall'8 al 25 giugno 2026, la Banca d'Italia presenta i rapporti annuali sulle economie regionali, offrendo un'analisi dettagliata delle principali articolazioni territoriali italiane.

Economie regionali italiane: i dati 2026 della Banca d'Italia

Dall’8 al 25 giugno 2026, la Banca d’Italia presenta i rapporti annuali sulle economie regionali italiane, una collana che offre un’analisi aggiornata sull’andamento delle principali articolazioni territoriali del Paese. Questi rapporti, pubblicati nella collana Economie regionalisi concentrano sui sistemi produttivi locali, sul mercato del lavoro, sul credito e sulla finanza.

In occasione della pubblicazione dei singoli rapporti, le Filiali della Banca d’Italia organizzano eventi di presentazione sul territorio, con la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico e degli operatori economici.

Il calendario delle presentazioni

Il ciclo di presentazioni inizia l’8 giugno a Firenze con l’analisi dell’economia della Toscana. Seguono il 10 giugno le presentazioni sull’economia della Puglia a Bari, sull’economia del Friuli Venezia Giulia a Trieste e sull’economia del Lazio a Roma. L’11 giugno tocca alle Province autonome di Trento e Bolzano a Bolzano.

Il 15 giugno sono previste le presentazioni sulla Campania a Napoli e sull’Emilia-Romagna a Bologna. Il 16 giugno si parla di Liguria a Genova e di Piemonte a Torino. Il 17 giugno sono in agenda il Veneto a Venezia, la Lombardia a Milano e le Marche ad Ancona.

Il 18 giugno si discutono le economie della Calabria a Catanzaro, della Basilicata a Potenza e del Molise a Campobasso. Il 23 giugno si conclude con la Valle d’Aosta ad Aosta, mentre il 24 giugno si presentano i dati sull’Umbria a Perugia, sulla Sardegna a Cagliari e sull’Abruzzo a L’Aquila. Infine, il 25 giugno si chiude con la Sicilia a Palermo.

L’economia della Toscana: sfide e opportunità

Il rapporto sull’economia della Toscanapresentato l’8 giugno a Firenze, evidenzia una crescita modesta e la necessità di puntare su innovazionecompetenze e capitale di rischio. Nel 2026, il Pil toscano è cresciuto solo dello 0,4%, meno della media nazionale dello 0,5%. Questo dato conferma una tendenza consolidata nel periodo successivo alla pandemia.

Secondo Vito Barone, direttore della sede fiorentina di Banca d’Italia, la Toscana deve cambiare regime e puntare sull’innovazione. La regione è ancora fortemente legata ai settori tradizionali, il che limita la richiesta di personale qualificato e ha ricadute negative sulle retribuzioni. Barone sottolinea che puntare sull’innovazione potrebbe avere ricadute positive anche sulle retribuzioni dei lavoratori.

Un altro punto critico è la necessità di mobilitare risorse finanziarie. Barone suggerisce l’intervento dei capitali di rischioriducendo il frazionamento degli interventi e immaginando obiettivi precisi da conseguire.

Manifattura debole e export a due velocità

Il settore manifatturiero continua a frenare la crescita, con un fatturato industriale debole. Tuttavia, nella seconda parte dell’anno si sono registrati alcuni segnali di miglioramento, in particolare nel comparto moda. Le esportazioni hanno accelerato significativamente, con un incremento del 21,3% in valore, ma questo dato è fortemente condizionato dall’andamento di due comparti specifici: farmaceutica e metalli preziosi.

Costruzioni e credito in ripresa

Tra i comparti che hanno mostrato maggiore vitalità ci sono le costruzioni, con un aumento del valore della produzione del 3,7%, sostenuto dagli investimenti pubblici e dalle opere collegate al Pnrr. Anche il credito è tornato a crescere dopo quasi due anni di contrazione, con un incremento dell’1% dei prestiti al settore privato, trainati dalle famiglie.

Le incognite del 2026

Il 2026 si è aperto con incertezze legate all’aumento del tasso d’inflazione e al calo di fiducia delle famiglie e delle imprese. Le tensioni geopolitiche e le criticità del sistema produttivo regionale aggiungono ulteriori sfide. Tuttavia, secondo Barone, queste difficoltà non dovrebbero impattare sugli investimenti, che già nel 2026 erano contenuti.

L’Intelligenza artificiale come opportunità

Tra le leve individuate per sostenere produttività e competitività c’è anche l’intelligenza artificiale. Gian Luca Trequattrini, vicedirettore generale di Banca d’Italia, ha affermato che l’intelligenza artificiale rappresenta un’opportunità strategica per la crescita, in grado di aumentare significativamente la produttività del sistema economico, incluse le Pmi.

Per cogliere pienamente questi benefici, è necessario affiancare all’adozione tecnologica una profonda trasformazione organizzativa, lo sviluppo di competenze diffuse, investimenti in dati e capitale umano e un contesto istituzionale capace di favorire fiducia, diffusione e integrazione dell’innovazione.

Autore

Edoardo Marchesi

Edoardo Marchesi, voce delle notizie di Palermo, ricorda la notte in cui seguì il corteo in via Maqueda e decise di chiedere carte e nomi: da allora predilige verifiche sul campo. In redazione guida l’agenda delle emergenze e custodisce una collezione di vecchie mappe della città.