Negli ultimi anni, i finanziamenti per l’acquisto di auto nuove sono diventati sempre più popolari, grazie a offerte che promettono rate iniziali molto basse. Tuttavia, dietro questa apparente convenienza si nasconde una realtà preoccupante: molti consumatori si trovano intrappolati in debiti che non riescono a estinguere, nonostante anni di pagamenti.
Questo fenomeno, noto come finanziamenti boomerang ricorda da vicino i mutui subprime che hanno scatenato la crisi finanziaria negli Stati Uniti. In Italia, la situazione sta diventando sempre più critica, con numerosi casi di consumatori che si rivolgono a esperti legali per cercare una soluzione.
I casi di finanziamenti boomerang in Italia
L’avvocata torinese Alice Cometto sta seguendo circa 200 pratiche relative a finanziamenti per auto che si sono trasformati in un incubo per i consumatori. Molti di questi casi riguardano contratti con tassi di interesse e rate che crescono a dismisura, senza mai estinguere il capitale di partenza.
Un esempio eclatante è quello di Massimo Ceccherini, attore e regista toscano, che ha accumulato un debito monstre da 1,3 milioni di euro a causa della sua dipendenza dal gioco d’azzardo. Il Tribunale di Firenze ha accolto la sua richiesta di concordato minore, cancellando il debito grazie alla solidarietà di un celebre regista cinematografico che ha versato 300mila euro per liquidare i creditori.
La spirale del debito
La spirale autodistruttiva di Ceccherini è iniziata con i primi grandi guadagni cinematografici. In un documentario televisivo, l’attore ha confessato lo choc del successo arrivato con il film Il Ciclone. “Debole, fragile e sensibile, con tutti quei soldi finisco per crollare in tutto. I soldi del film li ho spesi con le donnine del Jackie O”, ha rivelato Ceccherini. La sua dipendenza dal gioco d’azzardo lo ha portato a dilapidare i compensi di una vita, con giocate che hanno superato i 160mila euro solo sulle piattaforme Snai tra il 2018 e il 2026.
Le accuse e le difese nel caso Santanchè
Un altro caso che ha fatto scalpore è quello dell’ex ministra del Turismo Daniela Santanchè. La procura di Milano ha chiuso un’indagine nei suoi confronti, del figlio Lorenzo e dell’ex compagno Giovanni Canio Mazzaro, per varie ipotesi di bancarotta, falso in bilancio e truffa aggravata ai danni dello Stato.
Al centro dell’indagine ci sono i fallimenti di Ki Group, Ki Group Holding, Bioera e Umbria srl. Inoltre, è emerso un capitolo inedito di 3 milioni e 300 mila euro ottenuti nel 2026, inducendo in errore Invitalia e sfruttando le misure di sostegno alle imprese durante il Covid.
Le accuse sono state respinte dalla diretta interessata che, attraverso i suoi legali, ha espresso “fiducia nella magistratura”, sottolineando di avere agito “con correttezza”. Nelle 23 pagine dell’atto di accusa, molte sono le contestazioni, tra cui la distribuzione di dividendi per oltre 4,1 milioni di euro nel 2015, a fronte di un risultato netto consolidato negativo per oltre 900mila euro.
Viene contestato anche l’occultamento della perdita dell’intero capitale sociale già nell’esercizio 2019, redigendo bilanci fino al 2026 “non conformi alle norme”. Infine, la presunta truffa a Invitalia: sfruttando le misure di sostegno alle imprese durante la pandemia, sarebbe stata indotta in errore a erogare un prestito di 2 milioni e 700 mila euro e un credito di imposta per 600 mila euro nonostante la mancanza dei “presupposti” previsti dalla legge.


