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28 Settembre 2026

Fondi: l’Italia raccoglie solo lo 0,5% del totale europeo nel Q1

Gli italiani detengono 1,5 trilioni di euro in fondi, ma nel primo trimestre hanno generato solo lo 0,5% della raccolta europea.

Fondi: l'Italia raccoglie solo lo 0,5% del totale europeo nel Q1

Nel panorama dei fondi di investimento europei, l’Italia occupa una posizione curiosa. A fine marzo gli italiani possedevano circa 1,495 trilioni di euro in fondi, pari al 7% del patrimonio totale del continente, ma la capacità di attrarre nuove risorse risulta nettamente inferiore rispetto a quella dei paesi vicini.

Nel primo trimestre del 2026 le famiglie di tutta Europa hanno acquistato 98 miliardi di euro in fondi netti, una crescita rispetto ai 68 miliardi del trimestre precedente. La Germania ha guidato il mercato con 28 miliardi, seguita da un gruppo di quattro economie – Spagna, Svizzera, Belgio e Italia – che hanno superato gli 8 miliardi ciascuna.

Patrimonio italiano e posizione in Europa

Con 1,495 trilioni di euro di patrimonio, l’Italia si colloca al sesto posto tra i mercati europei, dietro a Germania (4,473 trilioni), Regno Unito (3,015 trilioni), Francia (2,549 trilioni), Svizzera (2,301 trilioni) e Lussemburgo (2,029 trilioni). Tuttavia è davanti a Paesi come Paesi Bassi, Irlanda, Svezia e Spagna. Questo indica una forte propensione al risparmio gestito, ma una minore propensione a canalizzare nuovi flussi verso i fondi domiciliati in Italia.

Nel secondo trimestre del 2026, la raccolta totale dell’Unione Europea ha raggiunto 266,6 miliardi di euro. Di questi, 167 miliardi sono stati collocati in fondi irlandesi e 60 miliardi in fondi lussemburghesi, rappresentando complessivamente l’85% del totale europeo. I restanti 15% sono distribuiti tra 27 paesi, tra cui l’Italia, che ha raccolto solo 1,29 miliardi.

Raccolta trimestrale: il paradosso dei 0,5%

Il risultato più sorprendente è il rapporto tra patrimonio posseduto dagli italiani e la loro capacità di attrarre nuovi capitali. I fondi domiciliati in Italia hanno raccolto 1,29 miliardi di euro tra aprile e giugno, cioè lo 0,5% della raccolta totale europea di quel trimestre. Per confronto, nazioni come Norvegia (7,7 miliardi), Turchia (6,9 miliardi) e Svezia (6,5 miliardi) hanno registrato numeri decisamente superiori, nonostante abbiano un patrimonio di fondi molto più contenuto.

Dal punto di vista della composizione, il patrimonio dei fondi italiani ammonta a 492 miliardi di euro, di cui un terzo (circa 164 miliardi) è gestito da società con domicilio nazionale, mentre i due terzi restanti sono prevalentemente collocati in Dublino e Lussemburgo. La media dimensionale dei fondi italiani è di 187 milioni di euro, distante dalla media europea di 389 milioni e molto inferiore a quella irlandese (654 milioni) e lussemburghese (507 milioni).

Composizione dei fondi domiciliati in Italia

Analizzando la tipologia di prodotti più richiesti, emergono dati inaspettati: dal 1° gennaio al 30 giugno, i fondi di diritto italiano (UCITS e FIA) hanno incassato 3,29 miliardi di euro in fondi obbligazionari 274 milioni in fondi monetari e 80,5 milioni in fondi azionari. I cosiddetti fondi bilanciati hanno subito un deflusso netto di 423 milioni, a differenza del resto d’Europa, dove la categoria ha registrato una crescita del 57,8 miliardi nel secondo trimestre.

Nel panorama dei stock italiani, i fondi azionari rappresentano solo il 9,8% del totale di 492 miliardi, contro il 36% della quota europea. I fondi bilanciati e obbligazionari dominano, con 145 e 117 miliardi rispettivamente. Particolarmente rilevante è il ruolo del mercato immobiliare i fondi immobiliari domiciliati in Italia valgono 98,6 miliardi di euro, pari al 20% del patrimonio complessivo italiano ma soltanto al 3,9% a livello europeo, facendo dell’Italia un nodo cruciale per gli investimenti immobiliari continentali.

È importante ricordare che le classifiche di EFAMA si basano sulla domiciliazione dei fondi e non sulla nazionalità del gestore. Molti grandi gruppi italiani hanno scelto Irlanda e Lussemburgo per ragioni fiscali e operative, perciò una parte significativa dei flussi “irlandesi” o “lussemburghesi” è effettivamente gestita da team con sede a Milano, Torino o Trieste.

Autore

Francesca Spadaro

Francesca Spadaro ha ricostruito una catena di investimenti veronese partendo dai bilanci depositati alla Camera di Commercio; è analista finanziaria che coordina dossier su PMI e mercati. Laureata in economia, collabora con camerali locali e cura newsletter economiche territoriali.