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Il business dell’arte: chi ha detto che non esiste?

Art commerce

L’art-economy, già in uso dagli anni ’50, oggi si è espansa anche oltre le quotazioni esclusive dell’arte moderna. In passato era un settore relativamente di nicchia, ma certamente di appannaggio di intenditori o ricconi.

Sui mercati mondiali attuali, il business delle opere d’arte si è esteso a qualsivoglia forma espressiva e, grazie ad alcune agevolazioni fiscali, la sua fruibilità permette maggiore circolazione.

Gli strumenti con qui operare nel mondo dell’arte sono quasi sempre fondi chiusi (a long term o lock up, rispettivamente di 10 e 3-5 anni di durata) ed edge, solitamente dislocati in Paesi in cui non vige la vigilanza della Financial Services Authority (FSA, crf.).

(foto © Nytimes)

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