Il settore idrico italiano è di fronte a una sfida cruciale. Con la conclusione del Pnrr, il rischio è che gli investimenti subiscano un calo significativo. Tuttavia, l’ingresso del capitale privato potrebbe rappresentare una svolta, avvicinando l’Italia agli standard europei e garantendo la continuità degli interventi necessari.
La Community Valore Acqua di Teha ha presentato stime preoccupanti ma anche soluzioni promettenti. Senza nuove leve finanziarie, gli investimenti pro capite potrebbero scendere a 95 euro nel 2027, un valore ben al di sotto della media europea di 116 euro prevista per il periodo 2026-2029. Tuttavia, l’apporto del capitale privato potrebbe aumentare gli investimenti fino a 112 euro per abitante, riducendo il divario con l’Europa.
Il divario strutturale e il ruolo del capitale privato
A livello globale, solo il 25% del fabbisogno annuo di investimento nel settore idrico trova copertura, con il 91% delle risorse mobilitate che deriva da fonti pubbliche. Anche l’Italia resta sotto gli standard europei: nel periodo 2026-2029, gli investimenti dei gestori industriali sono stimati in media in 90 euro per abitante l’anno, contro 116 euro in Europa. La fine dei fondi straordinari rende quindi decisivo ampliare la base finanziaria del settore, senza rinunciare alla regia pubblica e alla capacità di programmazione.
Benedetta Brioschi, Partner e Project Leader Community Valore Acqua di Teha ha dichiarato: “Con la conclusione del Pnrr, il sistema idrico italiano entra in una fase decisiva. L’ingresso del capitale privato può garantire continuità agli interventi. Non si tratta di sostituire il pubblico, ma di moltiplicarne la capacità attraverso partenariati, finanza sostenibile e strumenti innovativi.”
L’evoluzione degli investimenti e le sfide future
Gli investimenti pro capite dei gestori industriali sono cresciuti da 88 euro nel 2026 a 98 euro nel 2026, raggiungendo 115 euro nel 2026. Senza nuove fonti di finanziamento, il settore si aspetta che gli investimenti scenderanno a 106 euro nel 2026 e a 95 euro nel 2027. Il contributo del capitale privato, stimato in 17 euro per abitante, consentirebbe invece di portarli a 112 euro.
Il Pnrr, concluso il 30 giugno 2026 ha finanziato il 13,6% degli investimenti dei gestori previsti nel periodo regolatorio 2026-2029. Una spinta rilevante, ma temporanea, che ora deve essere sostituita da un mix stabile di risorse.
Le sfide normative e infrastrutturali
Il rafforzamento degli investimenti è necessario anche per rispettare i nuovi obiettivi normativi e rendere le infrastrutture più resilienti. Secondo Teha l’adeguamento degli impianti italiani ai target della nuova Direttiva UE sul trattamento delle acque reflue urbane richiederà oltre 12 miliardi di euro e interesserà almeno 226 impianti di depurazione. A questo si aggiunge il fabbisogno del PNIISSI dei 12 miliardi necessari per gli interventi infrastrutturali e la sicurezza dell’approvvigionamento, l’84% resta ancora da finanziare.
Colmare questi gap significa accelerare reti, depurazione, riuso, invasi, irrigazione e digitalizzazione prima che siccità, alluvioni ed eventi estremi rendano gli interventi più costosi e urgenti.
Il caso dell’adduttore Castello: chiarezza e prospettive
In merito alla notizia relativa al definanziamento dell’adduttore Castello dai progetti Pnrr, è doveroso fare chiarezza. I lavori relativi a questa infrastruttura idrica primaria per la sicurezza dell’approvvigionamento idrico sono già in corso e saranno regolarmente realizzati e portati a compimento. L’opera, strategica per il comparto agricolo e per l’approvvigionamento idrico del territorio, si trova oltre il 50% di realizzazione.
A cambiare sarà la natura del finanziamento, non più con fondi del Pnrr, ma con una copertura finanziaria di altra natura, come il PR FESR 21-27 e interventi retrospettivi. Il definanziamento dell’adduttore Castello dai progetti del Pnrr non inciderà sul regolare iter dell’opera, che sarà completata come previsto.



