L’Italia sta facendo passi da gigante nell’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr). Con l’erogazione della nona rata, il nostro Paese ha raggiunto il 72,3% dei traguardi e obiettivi previsti, un risultato che posiziona l’Italia ben al di sopra della media europea.
Secondo i dati più recenti, l’Italia ha completato 416 obiettivi su 575 previsti dal Pnrr, incassando 165,99 miliardi di euro su un totale di 194,4 miliardi previsti. Questo rappresenta l’85,4% delle risorse complessive, un dato che testimonia l’efficacia delle politiche attuate.
Confronto con l’Ue: l’Italia in testa alla classifica
Il confronto con gli altri Stati membri dell’Unione Europea è particolarmente significativo. Mentre l’Italia ha raggiunto il 72,3% degli obiettivi, la media degli altri 26 Paesi Ue si attesta al 57,9%. In termini di risorse incassate, l’Italia ha ottenuto il 85,4% delle risorse previste, contro una media Ue del 68,7%.
Questi risultati sono il frutto di un impegno costante e di una pianificazione accurata, che ha permesso all’Italia di sfruttare al meglio le opportunità offerte dal Pnrr. Le risorse incassate sono state utilizzate per finanziare una serie di progetti strategici, che vanno dalla modernizzazione delle infrastrutture alla promozione dell’innovazione tecnologica.
Il Mezzogiorno cresce più del Nord grazie al Pnrr
Nel 2026, il Mezzogiorno continua a registrare una crescita economica superiore rispetto al Centro-Nord grazie agli investimenti previsti dal Pnrr. Secondo le previsioni, il Pil del Sud aumenterà dello 0,8% superando il +0,7% del Centro-Nord.
Questo risultato è frutto di una fase di investimenti pubblici senza precedenti, trainati dalle risorse del Pnrr. Nel Sud, gli investimenti raggiungeranno il massimo storico di 9,3 miliardi di euro tre in più rispetto al 2026, di cui circa la metà destinati alle opere pubbliche. Nel Centro-Nord, l’incremento degli investimenti rispetto all’anno precedente sarà di circa due miliardi.
Investimenti pubblici: il motore della crescita
La dinamica degli investimenti rappresenta la componente più vivace della domanda, mentre consumi ed esportazioni restano deboli. La spesa delle famiglie, penalizzata dall’inflazione (2,7% in Italia e Centro-Nord, 2,6% al Sud), crescerà solo dello 0,8% nel Mezzogiorno e dello 0,9% nel Centro-Nord.
In particolare, la componente dei consumi in beni risente maggiormente dell’aumento dei prezzi, mentre la spesa in servizi si dimostra più resiliente. L’effetto trainante degli investimenti pubblici si riflette soprattutto nel settore delle costruzioni: nel Sud la crescita raggiungerà il +6,2% il doppio rispetto al 2026, mentre nel Centro-Nord si attesterà al +4,6%.
Prospettive future: il rallentamento previsto per il 2027
Tuttavia, dal 2027 la situazione potrebbe cambiare. Le previsioni indicano un rallentamento della crescita del Pil nel Mezzogiorno, che scenderà a +0,4% mentre il Centro-Nord salirà a +0,5%. Il motivo principale di questo cambiamento è il progressivo venir meno delle misure straordinarie previste dal Pnrr.
Le tensioni internazionali, in particolare nel Golfo Persico, continuano a generare incertezza, influenzando i prezzi energetici e la dinamica delle esportazioni. Nel 2026, la crescita delle vendite all’estero rallenterà a +1,6% nel Centro-Nord e a +0,7% nel Sud.
Il quadro di finanza pubblica per il triennio 2026-2028 è improntato alla prudenza, con l’obiettivo di riportare il deficit entro il 3% dal 2026. L’eccezione è rappresentata dagli investimenti, che si mantengono su livelli storicamente elevati. Questa inversione di tendenza è fondamentale per il rilancio delle condizioni d’offerta, soprattutto nel Mezzogiorno, dove anni di disinvestimento hanno inciso negativamente sulla dotazione infrastrutturale e sulla produttività.



