Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha intensificato la sua battaglia contro la Federal Reserve, minacciando di bloccare il commercio con i Paesi con cui gli Stati Uniti registrano un deficit se la banca centrale non ridurrà i tassi d’interesse. Questa mossa senza precedenti arriva in un momento in cui i mercati stanno valutando la possibilità che la Fed, invece di abbassare i tassi, li aumenti ulteriormente a causa di un’economia più forte del previsto.
“Abbassate i tassi o smetterò di commerciare con i Paesi con cui abbiamo un deficit”, ha scritto Trump sul suo social Truth. Secondo il presidente, gli Stati Uniti dovrebbero avere “il tasso più basso di qualsiasi Paese al mondo”, perché l’attuale costo del denaro li collocherebbe in una posizione di “svantaggio estremamente ingiusto”.
La pressione su Kevin Warsh e la Federal Reserve
Trump ha direttamente chiamato in causa il board della Federal Reserve, invitandolo a essere “patriota, per una volta” e ad agire “con intelligenza” insieme al suo “nuovo grande leader”, Kevin Warsh, insediatosi alla guida della banca centrale lo scorso maggio al posto di Jerome Powell. Nonostante la nomina di Warsh, scelto da Trump, le pressioni della Casa Bianca sulla politica monetaria non si sono fermate.
La nuova offensiva presidenziale arriva nello stesso giorno in cui il dipartimento del Lavoro ha certificato una ripresa dell’occupazione molto superiore alle attese. Ad agosto, l’economia americana ha creato 162 mila posti di lavoro, contro una previsione degli analisti vicina a 56 mila. Il tasso di disoccupazione è rimasto fermo al 4,1%. Questi numeri mostrano una tenuta dell’economia e riducono l’urgenza di sostenerla attraverso tassi più bassi.
La sentenza della Corte Suprema e i limiti del potere presidenziale
Trump ha legato la sua minaccia commerciale anche alla recente sentenza con cui la Corte Suprema ha bocciato una parte centrale della sua politica tariffaria. Secondo il presidente, i giudici gli avrebbero riconosciuto il “diritto assoluto” di sospendere gli scambi con altri Paesi. Tuttavia, la ricostruzione richiede una precisazione.
Il 20 febbraio, la Corte Suprema ha stabilito che l’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) non autorizza il presidente a imporre unilateralmente dazi. La Costituzione assegna infatti al Congresso il potere di introdurre imposte e tariffe doganali. La legge sui poteri d’emergenza consente al presidente di regolare o vietare determinate importazioni, esportazioni e transazioni in presenza di una minaccia “inusuale e straordinaria” proveniente dall’estero, ma non ha riconosciuto alla Casa Bianca una facoltà generale di interrompere gli scambi con qualsiasi Paese.
Le implicazioni di un blocco commerciale
L’eventuale attuazione della minaccia aprirebbe un nuovo e complesso scontro legale. Richiederebbe inoltre di stabilire che cosa significhi concretamente “smettere di commerciare”: un embargo totale, il blocco di alcune importazioni o restrizioni finanziarie. Misure molto più drastiche di un dazio e potenzialmente dannose anche per le imprese e i consumatori americani, che dipendono dalle forniture provenienti dai maggiori partner commerciali.
La minaccia di Trump appare per ora soprattutto uno strumento di pressione sulla Fed. Tuttavia, salda due fronti sui quali il presidente sta cercando di ampliare il potere della presidenza: il controllo della politica commerciale e il condizionamento della banca centrale. Con un paradosso evidente: mentre chiede i tassi più bassi del mondo, la forza dell’economia americana e l’inflazione ancora elevata spingono i mercati a prepararsi alla possibilità di un nuovo rialzo.



