In un’operazione che ha attirato l’attenzione internazionale, la Guardia di Finanza di Torino, in collaborazione con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha sequestrato una testa di coccodrillo essiccata nascosta nel bagaglio di un passeggero italiano. L’episodio, avvenuto all’aeroporto Sandro Pertini di Caselle Torinese, ha messo in luce i rischi del traffico illegale di specie protette e l’importanza della Convenzione di Washington (C.I.T.E.S.).
Un reperto insolito e la violazione della Convenzione C.I.T.E.S.
Il passeggero, proveniente da Miami con scalo a Istanbul aveva nascosto la testa del rettile, appartenente alla specie Crocodylia spp all’interno di un pacco avvolto in carta da pacchi. La specie è tra quelle protette dalla Convenzione C.I.T.E.S. che regola il commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione. L’importazione di tali esemplari senza il necessario certificato o licenza è severamente vietata e punita dalla legge.
Le tecniche di occultamento e i controlli estivi
L’operazione è stata condotta nel contesto di controlli intensificati durante il periodo estivo, quando il flusso di passeggeri provenienti da località esotiche aumenta significativamente. I finanzieri e i funzionari doganali hanno individuato il reperto durante un’ispezione accurata dei bagagli. La testa del coccodrillo era stata essiccata e avvolta nella carta da pacchi nel tentativo di eludere i controlli nel Paese di partenza. Questo metodo di occultamento è comune tra i trafficanti di specie protette, che cercano di sfruttare le lacune nei controlli doganali.
Le conseguenze legali e la collaborazione interistituzionale
Il passeggero è stato denunciato a piede libero per aver violato la legge 7 febbraio 1992 n. 150 che disciplina la tutela degli animali appartenenti a specie protette. La condotta contestata è punita con un’ammenda che va da 20.000 euro a 200.000 euro o con l’arresto da sei mesi a un anno. Il sequestro del reperto è un esempio concreto dell’impegno costante delle autorità nel contrastare il traffico illegale di specie protette.
L’operazione è stata possibile grazie alla sinergia tra la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli rafforzata da un Protocollo d’Intesa che mira a migliorare la cooperazione operativa negli spazi aeroportuali. Questo accordo ha permesso di intensificare i controlli e di intercettare il traffico illegale di specie protette, contribuendo alla tutela della biodiversità.
In attesa di un giudizio definitivo, è importante ricordare che per l’indagato trova applicazione il principio della presunzione di innocenza. Tuttavia, il caso rappresenta un monito per chiunque tenti di violare le normative internazionali sulla tutela delle specie protette.



