Dal 14 luglio, il blocco navale americano nello Stretto di Hormuz ha bloccato completamente le esportazioni di petrolio iraniano verso la Cina, l’ultimo grande compratore di greggio di Teheran. Questo blocco ha avuto un impatto significativo sulle esportazioni iraniane, con conseguenze economiche profonde per il paese.
L’impatto del blocco navale sulle esportazioni di petrolio
Secondo i dati dei tracciatori navali Kpler, Vortexa e TankerTrackers, dal 14 luglio nessun nuovo carico di petrolio iraniano è riuscito a superare Hormuz e a raggiungere la Cina. Questo rappresenta un record negativo, anche rispetto agli anni della “massima pressione” di Trump tra il 2019 e il 2020, quando il petrolio iraniano usciva comunque attraverso rotte opache e nomi di navi cambiati.
L’Iran continua a vendere petrolio, ma ciò che vende è il petrolio collocato prima della chiusura, depositato su petroliere ferme in Asia. Tuttavia, queste petroliere si stanno svuotando e, se la situazione non cambia, non possono essere rifornite. All’interno dello Stretto, restano 29 navi con 36,1 milioni di barili a bordo. A ovest della linea di blocco, le scorte galleggianti sono salite a 41,7 milioni di barili al 26 agosto.
Le conseguenze economiche per l’Iran
Le esportazioni di petrolio iraniano sono crollate da circa due milioni di barili al giorno a marzo a 740mila barili a luglio, e a 220mila-255mila barili quotidiani ad agosto. Questo calo delle esportazioni significa meno valuta estera, meno importazioni e un bilancio pubblico sempre più difficile da finanziare. L’analista di Kpler Homayoun Falakshahi avverte che Teheran potrebbe essere spinta a coprire i buchi stampando moneta, con un effetto prevedibile sull’inflazione, già stimata intorno al 70% quest’anno.
Le reazioni internazionali e le alternative
La strategia americana sta ottenendo un risultato politico oltre che economico. Washington ha riaperto e bonificato parte delle rotte, mentre i flussi di petrolio gestiti dagli Usa nel Golfo sono risaliti a circa due terzi dei livelli precedenti alla guerra. L’Arabia Saudita ha deviato circa cinque milioni di barili al giorno lungo l’oleodotto Est-Ovest, fino al Mar Rosso, e altri produttori regionali hanno aggirato Hormuz con condotte e rotte alternative.
Nel Golfo dell’Oman e più a est continua a muoversi una flotta ombra di navi riconducibili ai circuiti di Teheran, fra consegne asiatiche e attese al largo della Malesia. Tuttavia, la via d’uscita principale, per ora, sembra essere sotto osservazione americana.
L’Iran ha risposto con lanci di missili balistici verso obiettivi statunitensi e ha minacciato navi Usa in Kuwait e Bahrein dopo attacchi a sue petroliere. Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno esortato gli equipaggi delle petroliere al largo dei porti del Bahrein e del Kuwait ad abbandonare le proprie imbarcazioni a causa della minaccia di attacchi di rappresaglia.
Le sanzioni e gli accordi commerciali
Dodici Paesi, tra cui Francia, Canada e Regno Unito, hanno annunciato sanzioni commerciali contro gli insediamenti israeliani nella Cisgiordania occupata. L’Iran, nel frattempo, ha finalizzato un accordo commerciale con la Russia per “aumentare la resilienza alle sanzioni”. Il ministro delle finanze iraniano Seyed Ali Madanizadeh ha annunciato che il focus dell’accordo è potenziare il Corridoio di trasporto internazionale Nord-Sud, una via multimodale che collega Russia, India e Iran.



