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L’ascesa di Giancarlo Devasini e il ruolo di Tether nei mercati

La classifica dei patrimoni italiani ha recentemente messo sotto i riflettori nomi inattesi: secondo Forbes, Giancarlo Devasini è oggi indicato come l’uomo più ricco d’Italia con un patrimonio stimato intorno a 89 miliardi di dollari e una posizione di rilievo a livello mondiale.

Il peso della sua ricchezza è strettamente collegato a Tether e al mercato delle criptovalute, dove lo strumento centrale è l’USDT, una stablecoin progettata per mantenere un valore ancorato al dollaro.

Accanto a questa novità finanziaria si colloca la presenza di tradizioni industriali ancora solide: Giovanni Ferrero rimane tra i principali patrimoni italiani con circa 48,8 miliardi, grazie ai brand come Nutella, Ferrero Rocher e Kinder. Il confronto tra chi guida infrastrutture digitali e chi rappresenta gruppi industriali tradizionali racconta molto del cambiamento in atto nell’economia globale.

Da medicina all’hardware fino alle monete digitali

Il percorso personale di Giancarlo Devasini è lontano dal tipico profilo finanziario: nato a Torino nel 1964, si è laureato in Medicina a Milano nel 1990 e ha esercitato come chirurgo plastico per un breve periodo prima di dedicarsi all’imprenditoria tecnologica. Negli anni Novanta si è spostato verso l’Estremo Oriente per importare componenti informatici, sviluppando competenze tecniche e di gestione del rischio che sarebbero risultate decisive anni dopo nel mondo crypto. La storia illustra come abilità trasversali possano trasformare settori, e come esperienze apparentemente distanti possano generare nuove Prospettive economiche.

L’intuizione che ha cambiato la finanza

Nel 2012 il contatto con il Bitcoin e l’ingresso nel gruppo legato all’exchange Bitfinex hanno aperto la strada alla creazione, nel 2014, di ciò che inizialmente si chiamava Realcoin e poi è diventato Tether. L’idea centrale è stata l’introduzione di una moneta digitale ancorata al dollaro capace di offrire stabilità in mercati volatili: la stablecoin è pensata per circolare come strumento di scambio tra exchange e operatori, riducendo la necessità di conversione in valuta fiat e creando una nuova infrastruttura di liquidità.

Come funziona Tether e perché conta

In termini pratici il meccanismo è semplice ma potente: un utente deposita dollari presso Tether, che emette una quantità equivalente di USDT, token che possono circolare liberamente sugli exchange. Le riserve della società vengono investite in asset liquidi, in particolare Treasury statunitensi a breve termine, e gli interessi generati costituiscono una parte importante del modello di ricavo. Sul piano numerico, la valutazione e la capitalizzazione legate a USDT sono gigantesche: in poco tempo il valore stimato dell’azienda è cresciuto in misura esponenziale, ponendo Tether tra gli attori più rilevanti dell’ecosistema finanziario digitale.

Numeri, impatto e controversie

Le dimensioni dell’operazione sono impressionanti: dati pubblici indicano volumi di transazione nell’ordine dei trilioni e una base utenti in rapida crescita, mentre le riserve e il portafoglio di investimenti hanno fatto discutere. A fronte di questi risultati, Tether ha affrontato critiche sul piano della trasparenza delle riserve, dell’uso passato di commercial paper e della mancanza di audit tradizionali. Sono emersi sospetti su possibili esposizioni rischiose in certi periodi, ma l’azienda ha dichiarato di aver ridotto tali strumenti privilegiando titoli di Stato a breve termine, e ha superato momenti di stress del mercato, come le crisi del 2026, senza interrompere il servizio di rimborso di miliardi di token.

Rischi, opportunità e il confronto con l’economia reale

Il caso Devasini mette in evidenza sia il potenziale che i limiti delle stablecoin: da un lato rappresentano una forma di dollaro digitale utile soprattutto nei mercati emergenti e per rimesse a costi ridotti; dall’altro espongono a rischi sistemici se la fiducia nelle riserve venisse meno. Nel confronto con giganti tradizionali come il Gruppo Ferrero — che ha chiuso l’esercizio 2026/2026 al 31 agosto 2026 con un fatturato consolidato di 19,3 miliardi di euro e una crescita del 4,6% — si vede chiaramente come due modelli diversi di creazione di valore coesistano: il capitale costruito su marchi e prodotti versus quello che nasce da infrastrutture digitali e strumenti finanziari innovativi. Il futuro dirà in che misura le stablecoin ridefiniranno la circolazione del valore a livello globale.

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