Salta al contenuto
24 Maggio 2026

Le verità su FRB/US, DSGE ed altri modelli della Federal Reserve

Un'analisi chiara delle differenze tra FRB/US, DSGE, EDO e SIGMA e delle implicazioni per la politica monetaria

Ieri, nella sua dichiarazione di insediamento, il presidente Warsh ha promesso una Federal Reserve orientata alla riforma, che impari dai successi e dagli errori del passato e si allontani da presunti framework statici. Questa frase ha suscitato perplessità: cosa intendeva esattamente per statico? Nel linguaggio della macroeconomia moderna esistono molte forme di modelli dinamici, sia nel senso econometrico (con variabili ritardate) sia nel senso teorico (con aspettative coerenti nel tempo o con agenti che ottimizzano le scelte intertemporali). Vale la pena ricapitolare quali strumenti effettivamente utilizza il Board della Federal Reserve prima di trarre conclusioni affrettate.

Perché l’espressione ‘framework statici’ è fuorviante

La confusione nasce dal non distinguere tra diverse accezioni di dinamico. Alcuni modelli sono dinamici in senso econometrico, come i VAR, dove le variabili passate influenzano le proiezioni future; altri introducono aspettative coerenti, tipiche di modelli alla Taylor degli anni ’90; altri ancora incorporano agenti che massimizzano l’utilità intertemporale, come nei modelli RBC e in molte DSGE. Il personale del Federal Reserve Board dispone di una gamma di modelli che coprono tutte queste dimensioni, documentati in lavori tecnici accessibili. Perciò l’accusa di usare strutture ‘statiche’ appare, a prima vista, una semplificazione che non rende giustizia alla pluralità degli strumenti analitici impiegati.

Cosa si intende per ‘dinamico’ nei vari approcci

Nel gergo tecnico, un VAR è dinamico perché include ritardi che trasmettono shock nel tempo, mentre un DSGE è progettato attorno a agenti ottimizzanti e aspettative razionali. Esistono poi modelli New Keynesian come EDO e SIGMA che uniscono rigore microfondato e frizioni nominali. Dire che un modello è dinamico non dice tutto: bisogna capire quali assunzioni strutturali sono imposte e quali libertà sono lasciate ai dati storici. La critica generica a ‘framework statici’ quindi rischia di ignorare che, nella pratica, molte delle economie valutate dalla Fed sono modellate con dispositivi che catturano esplicitamente l’evoluzione temporale e le reazioni delle politiche monetarie.

Le peculiarità di FRB/US rispetto ai DSGE

Il modello FRB/US è spesso citato come esempio perché rappresenta un approccio eclettico che si discosta da molti DSGE. Innanzitutto, non è costruito attorno al paradigma della famiglia rappresentativa: questo permette una parametrizzazione più ampia e minori vincoli incrociati tra equazioni. FRB/US valuta il reddito futuro con fattori di sconto diversi tra famiglie e imprese e permette che la propensione marginale al consumo vari in funzione della natura del reddito ricevuto. Tale impostazione rende il modello più sensibile alle caratteristiche demografiche e distributive dei redditi rispetto a un tipico DSGE.

La spesa dei consumatori e l’orizzonte temporale

Nel modulare la spesa delle famiglie, FRB/US adotta una valutazione della ricchezza umana con un tasso di sconto elevato e fisso, che rende l’orizzonte di pianificazione più vicino a quello proposto da Friedman (cinque anni) rispetto al lungo orizzonte implicito in molti DSGE. Inoltre, la crescita dei consumi nel modello non è strettamente ancorata al sentiero atteso dei tassi di interesse a breve termine attraverso un’equazione di tipo Euler, ma dipende più direttamente dai tassi sui prestiti al consumo e, indirettamente, dai rendimenti obbligazionari che influenzano il valore dell’azionario. Questa differenza di meccanica comportamentale spiega perché FRB/US possa offrire risposte diverse rispetto a modelli microfondati rigorosi.

Non linearità, vincolo del tasso zero e implicazioni pratiche

Un altro elemento distintivo è la capacità di FRB/US di incorporare non linearità e cambiamenti nella struttura dell’economia nel tempo. Per esempio, l’elasticità media della domanda rispetto al tasso di interesse può variare con la composizione del PIL; la caduta dell’edilizia residenziale ha ridotto l’elasticità aggregata perché quel settore è particolarmente sensibile ai tassi. Inoltre, il vincolo del tasso zero (zero lower bound) è un’importante non linearità che ha condizionato la politica monetaria a partire dalla fine del 2008; FRB/US consente di modellare la regola di politica soggetta a questo vincolo in modo abbastanza diretto. Questi aspetti pratici spiegano perché i consulenti di politica monetaria non si affidino a un unico modello ideale ma usino un paniere di strumenti analitici.

Conclusioni: pluralismo metodologico e fraintendimenti

Alla luce di quanto sopra, l’impressione che il Board lavori con solo framework statici appare infondata: esistono FRB/US, EDO, SIGMA e numerosi VAR, tutti con caratteristiche dinamiche e, in molti casi, con agenti intertemporalmente ottimizzanti. Forse la critica di Warsh punta a una diversa esigenza di trasparenza o a una preferenza per modelli più teoricamente coerenti, ma è importante riconoscere i limiti empirici di alcuni approcci quando si cerca di adattare teoria e dati. Rimane, dunque, una domanda aperta su quali compromessi siano accettabili tra rigore teorico e adattabilità empirica, e la discussione meriterebbe un confronto tecnico più informato e meno etichettante.

Autore

Roberto Capelli

Roberto Capelli di Milano annotò i dati di una mensa aziendale durante un’indagine sul pasto lavorativo; quella visione epidemiologica modellò la sua linea editoriale, orientata a scelte alimentari misurate. In redazione difende chiarezza scientifica e conserva ricette leggere annotate a mano.