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28 Luglio 2026

Longevità globale: l’aumento della speranza di vita e il divario nella salute

Scopri come l'aumento della speranza di vita non sempre si traduce in anni vissuti in buona salute e cosa si può fare per migliorare la qualità della vita

Longevità globale: l'aumento della speranza di vita e il divario nella salute

Negli ultimi decenni, la speranza di vita ha registrato un aumento significativo a livello globale, raggiungendo una media di 73,8 anni. Questo progresso è attribuibile principalmente alla riduzione delle malattie infettive, della mortalità materna e infantile, e ai miglioramenti nella prevenzione e cura delle patologie croniche. Tuttavia, un nuovo studio pubblicato su The Lancet Public Health rivela che questi anni aggiuntivi non sono necessariamente vissuti in buona salute.

L’analisi, che ha esaminato 204 Paesi e territori, ha evidenziato che l’aumento della speranza di vita supera i progressi nell’aspettativa di vita in buona salute in quasi tutte le regioni del mondo. Questo divario solleva importanti interrogativi sulla sostenibilità dei sistemi sanitari e sulla necessità di ripensare le priorità delle risorse sanitarie.

I dati globali sulla salute e longevità

Nel 2026, le persone hanno trascorso in media il 14,5% della propria vita in cattive condizioni di salute. Questo dato è particolarmente preoccupante perché indica che una maggiore longevità è spesso accompagnata da un aumento delle malattie non mortali e delle disabilità. Nei Paesi più ricchi, la percentuale di vita vissuta in cattive condizioni di salute è ancora più alta, raggiungendo il 15,7%. Al contrario, l’Africa subsahariana presenta il minor divario di morbilità, con solo il 9% della vita trascorsa in cattive condizioni.

Tra i Paesi con il maggiore aumento del divario di morbilità, i Paesi Bassi si distinguono per l’aumento assoluto più significativo, passando dal 13,2% nel 1990 al 15,7% nel 2026. Altre nazioni con divari di morbilità ampi includono gli Stati Uniti l’Australia e il Canada. In contrasto, Nauru le Isole Salomone e il Laos registrano i divari di morbilità più ridotti, con il minor numero di anni trascorsi in cattiva salute.

Le cause del divario di morbilità

Lo studio ha identificato che le condizioni non fatali sono responsabili del 57,4% del divario di morbilità globale. Tra i principali fattori contribuenti ci sono i disturbi muscoloscheletrici come il mal di schiena lombare, i disturbi mentali le malattie degli organi di senso, come la perdita dell’udito legata all’età, e le lesioni accidentali. Nei Paesi a basso reddito, le carenze nutrizionali, le infezioni respiratorie, la tubercolosi e le malattie tropicali neglette sono tra i principali fattori di rischio.

Altri fattori di rischio includono un elevato indice di massa corporea, la malnutrizione infantile e materna, il consumo di tabacco, l’elevata glicemia a digiuno e l’inquinamento atmosferico. Nei Paesi ad alto reddito, l’uso di droghe e l’elevato consumo di alcol sono tra i dieci principali fattori di rischio, mentre i rapporti sessuali non sicuri emergono come fattore dominante nell’Africa subsahariana.

Verso un futuro in buona salute

Secondo gli autori dello studio, è urgente concentrarsi sull’invecchiamento in salute definito dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) come il processo di sviluppo e mantenimento delle capacità funzionali che permettono il benessere in età avanzata. Christopher Murray, autore senior dello studio e direttore dell’Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME) presso la University of Washington School of Medicine, ha dichiarato che i futuri progressi nella salute della popolazione deriveranno non solo dall’aiutare le persone a vivere più a lungo, ma dal permettere loro di vivere più in salute.

Murray ha sottolineato l’importanza di misurare i progressi nell’invecchiamento in salute non solo dalla durata della vita, ma anche dagli anni vissuti in buona salute (healthspan). investimenti nella prevenzione, nella gestione a lungo termine delle malattie e nelle cure croniche potrebbero ridurre significativamente gli anni trascorsi in cattive condizioni di salute.

Catherine Bisignano, coautrice dello studio, ha affermato che per migliorare l’invecchiamento in salute sarà necessario concentrarsi maggiormente sulle condizioni e sui fattori di rischio che determinano anni vissuti con disabilità. Affrontarli prima, attraverso la prevenzione e migliori cure di lungo periodo, potrebbe avere effetti significativi a livello sociale, per i sistemi sanitari e per l’economia.

Lo studio chiede investimenti duraturi nella prevenzione, nella riabilitazione, nei servizi di salute mentale e nelle cure croniche, oltre a un migliore accesso alle tecnologie assistive e a modelli integrati di assistenza a lungo termine. Questi interventi potrebbero non solo migliorare la qualità della vita, ma anche garantire benefici finanziari maggiori rispetto all’aumento dell’aspettativa di vita ottenuto eliminando singole malattie.

Autore

Niccolò Conforti

Niccolò Conforti ha seguito il lancio di una startup napoletana in un incontro al Centro Direzionale, sostenendo una linea editoriale pro-innovazione nel settore fintech. Analista fintech, porta un dettaglio biografico: mantiene un registro delle prime pitch a cui ha assistito a Napoli.