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16 Luglio 2026

Nuove regole fiscali sulle criptovalute: cosa cambia nel 2026

Il Fisco italiano sta rafforzando il controllo sulle criptovalute, tracciando anche i wallet privati. Scopri le nuove regole e i rischi per i possessori

Nuove regole fiscali sulle criptovalute: cosa cambia nel 2026

Le criptovalute, un tempo simbolo di autonomia finanziaria, stanno perdendo il loro anonimato. In Italia, il recepimento della direttiva europea DAC8 e degli standard OCSE CARF ha segnato una svolta nel monitoraggio fiscale degli asset digitali. L’Agenzia delle Entrate, con il provvedimento del 22 giugno, ha introdotto nuove regole che coinvolgono anche i wallet privati.

Questo cambiamento normativo ha un impatto significativo sugli operatori del settore e sui risparmiatori. La concentrazione del mercato in poche mani e l’obbligo di segnalazione dei trasferimenti verso wallet non custoditi sollevano diverse critiche. Ma quali sono i dettagli concreti di questa riforma e chi ne è maggiormente colpito?

I dati che gli intermediari devono trasmettere

Gli intermediari finanziari sono ora tenuti a trasmettere una vasta gamma di dati all’Agenzia delle Entrate. Non si tratta più solo delle plusvalenze realizzate, ma anche di informazioni identificative complete, residenza fiscale e codice fiscale. Per le persone giuridiche, sono richiesti anche i dati della cosiddetta controlling person.

L’aspetto più controverso riguarda l’obbligo di segnalare i trasferimenti verso indirizzi non riconducibili a intermediari conosciuti. Questo significa che spostare le proprie criptovalute da un exchange verso un hardware wallet personale, come un Ledger o un Trezor diventa un’operazione monitorata. Il sistema traccia l’identità del titolare attraverso il codice di fornitura denominato Car26.

Le criticità del nuovo impianto normativo

Il nuovo sistema di monitoraggio presenta diverse criticità strutturali. Il numero ristretto di operatori abilitati riduce la concorrenza e rende l’Italia meno attrattiva per le startup del Web3. I soggetti non residenti devono seguire una procedura di registrazione unica per ottenere il codice identificativo IIN rendendo il nostro Paese uno dei meno accoglienti in Europa per i nomadi digitali.

Un altro aspetto problematico è il trattamento dei wallet non custodial. Chi utilizza queste soluzioni viene considerato, a priori, un soggetto potenzialmente a rischio. Questo approccio presuntivo, unito a un carico documentale imponente, penalizza soprattutto i piccoli operatori del settore, lasciando campo libero ai grandi gruppi bancari.

Tre scenari concreti: chi rischia davvero

Per comprendere l’impatto reale della normativa, è utile analizzare alcuni scenari concreti. Il risparmiatore prudente che sposta parte dei propri Bitcoin su un wallet personale per maggiore sicurezza genera un flusso di segnalazioni verso l’Agenzia delle Entrate. Questo semplice trasferimento può portare a controlli e richieste di documentazione anche in assenza di irregolarità.

Chi opera con maggiore frequenza, magari tra diverse stablecoin o token nell’ambito della finanza decentralizzata (DeFi) deve affrontare un flusso di dati che gli intermediari devono trasmettere. Un errore tecnico nella compilazione di un file può generare anomalie che ricadono ingiustamente sul contribuente, costringendolo a difendersi con l’aiuto di consulenti e legali tributari.

Infine, c’è lo scenario macroeconomico. Mentre altre giurisdizioni europee costruiscono hub e incentivi per attrarre capitali e sviluppatori legati al Web3 l’Italia rischia di percorrere la strada opposta. Questo potrebbe portare a un mercato interno sempre più asfittico, in mano a pochi operatori, con i risparmiatori italiani come principali soggetti a pagarne il prezzo.

La nuova aliquota fiscale sulle plusvalenze delle criptovalute è salita al 33% posizionando l’Italia tra le giurisdizioni a maggior carico fiscale in Europa. L’abolizione della franchigia di 2.000 euro significa che ogni plusvalenza è imponibile fin dal primo euro di guadagno. Le stablecoin regolate beneficiano di una tassazione agevolata al 26% costituendo una legittima scappatoia fiscale.

Il monitoraggio obbligatorio attraverso il Quadro RW della dichiarazione dei redditi è un altro adempimento cruciale. Tutte le criptovalute detenute all’estero o su wallet privati devono essere dichiarate per il pagamento dell’IVACA (0,2% patrimoniale). Lo scambio automatico di dati previsto dalla direttiva DAC8 elimina ogni residuo anonimato, rendendo il monitoraggio delle attività finanziarie un adempimento indispensabile.

Autore

Edoardo Vitali

Edoardo Vitali ha coordinato la copertura della ristrutturazione del mercato ittico di Palermo, sostenendo la linea editoriale sulla trasparenza fiscale. Capo redattore economia, porta in redazione un tratto pragmatico e un dettaglio personale: conserva ancora taccuini degli incontri in Sala delle Lapidi.