Negli ultimi dati disponibili al 30 giugno 2026 emerge una piccola ma visibile variazione nella composizione delle riserve valutarie internazionali: la quota del dollaro statunitense mostra un aumento in 2026Q1. Questo movimento, seppur limitato nei numeri assoluti, solleva interrogativi sul suo carattere: si tratta di un autentico spostamento strategico verso il dollaro o semplicemente del risultato di variazioni di cambio che valorizzano le posizioni in dollari? Per chiarire la natura della variazione è necessario distinguere tra movimenti netti di portafoglio e effetti di valutazione dovuti all’apprezzamento della valuta.
Andamento della quota del dollaro e controllo per gli effetti di valutazione
I dati indicano che la quota del dollaro è salita da 56,4% a 57,1% nel periodo preso in esame. Tuttavia, effettuando un controllo per gli effetti di valutazione usando i tassi di cambio di fine 2025Q4 l’incremento risulta attenuato, riportandosi a 56,8%. Questa differenza suggerisce che parte dell’aumento sia riconducibile all’apprezzamento della moneta piuttosto che a una massiccia riallocazione delle riserve verso strumenti denominati in dollari. Per questo motivo è utile considerare sia le serie nominali delle quote sia le serie deflazionate per i movimenti valutari, così da separare la componente di prezzo dalla componente di quantità.
Interpretazione della variazione
Il salto apparente di 0,7 punti percentuali nella quota del dollaro (da 56,4% a 57,1%) può quindi avere due origini: un flight to safety che spinge i detentori verso attività in dollari oppure un aumento del valore relativo del dollaro stesso. Il controllo che riporta la quota a 56,8% indica che la seconda spiegazione ha un peso rilevante, riducendo l’entità dell’effettivo spostamento di asset. Questa distinzione è cruciale per interpretare le scelte di politica finanziaria dei paesi detentori di riserve e per prevedere possibili evoluzioni future una volta che fattori eccezionali si normalizzeranno.
Intenzioni dei gestori pubblici e ruolo dell’oro
Un’indagine tra gestori di riserve pubbliche segnala che il 56% degli intervistati intende aumentare la diversificazione delle proprie riserve, mentre il 54% prevede di espandere la dimensione totale delle riserve. Queste intenzioni, se confermate nelle allocazioni effettive, potrebbero portare in prospettiva a una ripresa della tendenza alla riduzione relativa del peso del dollaro, qualora la diversificazione riguardi altre valute o asset non dollari. In parallelo, l’acquisto di oro è citato come componente della strategia di diversificazione e ciò si riflette nell’aumento della voce complessiva delle riserve che includono il metallo prezioso.
Livelli aggregati delle riserve e confronto storico
I livelli assoluti mostrano che le riserve valutarie stanno nuovamente raggiungendo i picchi precedenti, mentre il totale delle riserve comprensivo dell’oro ha ormai superato i massimi storici. Rappresentazioni in scala logaritmica evidenziano come le oscillazioni cicliche, anche quelle legate a fasi recessive identificate da enti economici, non abbiano impedito alla componente totale di superare i precedenti livelli di punta. Questa dinamica mette in luce la differenza tra la misurazione percentuale della composizione valutaria e la valutazione in termini nominali del patrimonio accumulato dalle banche centrali e dai gestori pubblici.
Allo stesso tempo, le risposte dei gestori pubblici segnalano propensioni alla diversificazione e una crescita delle riserve totali tramite acquisizioni d’oro. Monitorare sia le quote ponderate per gli effetti di valutazione sia le intenzioni dichiarate dai gestori sarà fondamentale per comprendere se la variazione abbia carattere transitorio o stia segnando un’inversione di tendenza strutturale.



