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7 Ottobre 2026

Puglia sfida il decreto 147: ricorso alla Consulta per le quote Irpef

La Puglia porta in Consulta il nuovo finanziamento regionale, puntando a regole chiare e risorse certe per i bilanci futuri.

Puglia sfida il decreto 147: ricorso alla Consulta per le quote Irpef

La Giunta regionale della Puglia ha deciso di rivolgere un ricorso alla Corte Costituzionale per impugnare l’articolo 33 del decreto legislativo 147/2026 che introduce un nuovo metodo di finanziamento per le regioni italiane a partire dal 2027. La misura prevede la sostituzione di circa 5,8 miliardi di trasferimenti statali – attualmente destinati a Iva non sanitaria, libri di testo, welfare studentesco e al fondo per il trasporto pubblico locale – con una quota calcolata sul gettito Irpef. La decisione della Puglia nasce dalla constatazione che, se il gettito aumenta, l’eccedenza rimarrà allo Stato, lasciando le regioni con la sola quota storica mentre i costi dei servizi cresceranno al loro carico.

Il nuovo schema di finanziamento previsto dal dlgs 147/2026

Il provvedimento stabilisce che, a partire dal prossimo anno, i fondi tradizionalmente erogati da Stato a Regione per settori chiave saranno ricondotti a una quota derivante dall’Irpef. Questo cambiamento introduce una logica di ripartizione in base al gettito fiscale ma con una importante limitazione: le regioni non potranno superare la quota che hanno ricevuto in passato, anche se l’Irpef aumenta.

Le motivazioni della Puglia per contestare l’articolo 33

Antonio Decaro, presidente della Regione, ha sottolineato che la critica non è rivolta al federalismo fiscale in sé, ma alla mancanza di certezza e trasparenza nella nuova formula. La Puglia contesta ancora l’aliquota fissata per la quota Irpef e i criteri di riparto, che rimangono indefiniti e saranno decisi da futuri decreti del Presidente del Consiglio. Senza parametri chiari, la regione non può programmare i bilanci 2027-2029, rischiando di dover coprire costi maggiori con risorse insufficienti.

Incertezza sui criteri di riparto e impatti sui servizi

Il provvedimento lascia in sospeso come saranno distribuiti i fondi tra le diverse regioni, creando un clima di instabilità per quelle con minori capacità fiscali, che sono spesso quelle più bisognose di supporto. Decaro avverte che il modello attuale rischia di diventare un “federalismo di facciata”, dove le regole di ripartizione restano vaghe e i territori più deboli continuano a pagare più del loro dovuto.

Il ricorso alla Corte Costituzionale: obiettivi e dichiarazioni politiche

Con il ricorso, la Puglia non vuole bloccare la riforma, ma chiede che essa sia attuata nel rispetto della Costituzione e dopo un reale confronto con le Regioni. Decaro ha ribadito l’intento di agire “con spirito di collaborazione istituzionale”, evidenziando che l’obiettivo è garantire risorse certe un’autonomia reale e norme fissate nella legge senza ricorrere a ulteriori disposizioni future. La sfida della Puglia alla Consulta rappresenta, quindi, un tentativo di proteggere i cittadini pugliesi da un possibile squilibrio finanziario e di assicurare una gestione più equa dei fondi pubblici.

Autore

Edoardo Vitali

Edoardo Vitali ha coordinato la copertura della ristrutturazione del mercato ittico di Palermo, sostenendo la linea editoriale sulla trasparenza fiscale. Capo redattore economia, porta in redazione un tratto pragmatico e un dettaglio personale: conserva ancora taccuini degli incontri in Sala delle Lapidi.