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8 Novembre 2026

Ravenna, truffa dei like: oltre 92 mila euro rubati con finti investimenti in criptovalute

Un semplice “mi piace” si è trasformato in una truffa da 92mila euro, smascherata dalla Polizia cibernetica di Ravenna.

Ravenna, truffa dei like: oltre 92 mila euro rubati con finti investimenti in criptovalute

Il caso emerso a Ravenna mostra come una proposta apparentemente innocua, offerta tramite una chat di WhatsApp, possa nascondere un meccanismo fraudolento ben organizzato. Un uomo, attirato dalla possibilità di guadagnare piccole somme per mettere “mi piace” a foto e video, è stato gradualmente coinvolto in una truffa che ha superato i novanta-due mila euro. Dopo aver ricevuto i primi pagamenti, i truffatori hanno cambiato rotta, chiedendo investimenti in criptovalute con la promessa di guadagni rapidi e elevati.

Le indagini sono state avviate subito dopo la denuncia del soggetto truffato. La Sezione Operativa per la Sicurezza Cibernetica di Ravenna, in stretta collaborazione con la Procura della Repubblica, ha tracciato i flussi finanziari e ricostruito il percorso del denaro, identificando una fitta rete di conti bancari utilizzati per raccogliere e riciclare le somme illecite.

Come è iniziata la truffa dei “Mi piace” su WhatsApp

Il contatto è avvenuto tramite un messaggio privato che prometteva compensi di pochi euro per ciascun like lasciato su contenuti multimediali. Dopo aver effettuato i primi piccoli pagamenti, l’anonimo interlocutore ha guadagnato la fiducia della vittima, presentandosi come un operatore di un programma di marketing digitale. A questo punto, è stata avanzata la richiesta di versare somme più consistenti per accedere a una presunta opportunità di investimento in criptovalute, con la garanzia di ritorni molto superiori a quelli precedenti.

Il percorso dei soldi: conti correnti e criptovalute

Le analisi dei flussi hanno rivelato otto conti correnti su cui il denaro è stato inizialmente depositato. Da lì, le somme sono state spostate mediante trasferimenti incrociati, operazione che rendeva difficile la tracciabilità. Una parte consistente del capitale è stata poi convertita in monete digitali, sfruttando exchange non regolamentati per offuscare ulteriormente le tracce. Questa strategia di money laundering è tipica delle truffe legate alle criptovalute, poiché consente di nascondere l’origine dei fondi dietro transazioni pseudonime.

Indagini della Polizia cibernetica di Ravenna

Grazie a strumenti di monitoraggio delle transazioni bancarie e a richieste di collaborazione con le piattaforme di scambio, gli inquirenti sono riusciti a identificare tutti gli otto intestatari dei conti coinvolti. I sospetti sono stati denunciati a piede libero, ma il procedimento resta nella fase delle indagini preliminari, con la presunzione di innocenza in vigore fino a eventuale sentenza definitiva. Le autorità hanno enfatizzato l’importanza di non condividere i propri dati bancari o di trasferire denaro a sconosciuti, soprattutto quando la proposta appare troppo vantaggiosa per essere reale.

Il caso di Ravenna si inserisce in un più ampio fenomeno di truffe online che sfruttano la promessa di guadagni facili tramite i social network. Le forze dell’ordine invitano la cittadinanza a mantenere alta la guardia, a verificare l’identità di chi propone investimenti e a rivolgersi a fonti ufficiali prima di effettuare qualsiasi operazione finanziaria. In un’era in cui le cryptocurrency sono sempre più popolari, la prudenza rimane l’unico vero scudo contro frodi di questo tipo.

Autore

Niccolò Conforti

Niccolò Conforti ha seguito il lancio di una startup napoletana in un incontro al Centro Direzionale, sostenendo una linea editoriale pro-innovazione nel settore fintech. Analista fintech, porta un dettaglio biografico: mantiene un registro delle prime pitch a cui ha assistito a Napoli.